10/03/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



La nube tossica creata dal crollo delle Torri Gemelle continua a fare vittime
Gli attentati dell’11 settembre 2001 a New York se li ricordano tutti: gli aerei contro il World Trade Center, le Torri gemelle che crollano su se stesse, l’immensa nuvola di fumo, le macerie di Ground Zero, il dolore per le quasi 3.000 vittime. Quel che pochi sanno, però, è che oggi di 11 settembre si può ancora morire: le decine, se non centinaia di migliaia di persone, che quella mattina furono costrette a respirare quella nuvola tossica che aleggiava su quella zona di New York, oggi soffrono di problemi respiratori. E alcune sono già morte per i sintomi di quella che ormai è chiamata “la tosse del World Trade Center”.
 
I numeri. Pompieri, soccorritori, poliziotti, volontari, manovali, ma anche semplici residenti delle zone circostanti. La lista delle persone che sono venute in contatti con i fumi è lunga, ma lo è ancora di più quella delle sostanze che componevano quella polvere tossica. Le due Torri non erano semplici edifici, erano una città nella città. Nel loro crollo sono andati polverizzati 56mila metri quadrati di finestre, 465mila mq di superfici verniciate, 650mila mq di pavimenti. Al loro interno c’erano 50mila computer, ognuno dei quali conteneva quasi due chili di piombo. Sotto l’edificio numero 7 del Wtc, adiacente alle Torri e anch’esso crollato, c’era una centralina elettrica con dentro quasi 500mila litri di petrolio: il fuoco nell’incendio che seguì al crollo covò sotto le macerie fino a dicembre. Non si contano le tonnellate di plastica bruciata, l’amianto, il mercurio, i pesticidi che aleggiarono su Ground Zero e, grazie al vento che soffiava da nord-ovest, si spostarono su Brooklyn.
 
I problemi di salute. Nei mesi successivi, molti newyorchesi sostengono di aver iniziato ad avere problemi respiratori. Nell’ultimo anno due soccorritori di Ground Zero e un poliziotto, che lavorò sul posto 16 ore al giorno dopo il disastro, sono morti per gravi malattie polmonari. David Worby, un avvocato newyorchese che rappresenta 6.000 lavoratori, sostiene di aver identificato 21 decessi riconducibili alla nube tossica. Non esistono statistiche ufficiali che possano confermare la sua tesi. Ma un programma di controllo e di cura per i problemi respiratori è stato istituito al Mount Sinai Medical Center di New York, con esami gratuiti per chiunque tema di soffrire di “tosse dell’11 settembre”: finora sono stati esaminati 16mila casi. “Il problema è che è difficile distinguere tra problemi originati da quei fumi tossici o da altro”, spiega a PeaceReporter la dottoressa Mary Stelluti, “quindi è difficile prevedere cosa succederà in futuro, se i sintomi di queste persone peggioreranno o no”. Anche per questo, molti pazienti si sono visti negare i risarcimenti richiesti: dimostrare che si era nelle vicinanze di Ground Zero, che la propria malattia sia stata causata da quegli eventi, è difficile.
 
La risposta delle autorità. La scorsa settimana l’amministrazione Bush, ascoltando le richieste di alcuni politici dello stato di New York, ha nominato uno “zar” che coordinerà le attività relative alla tosse maledetta. Ma Washington ha stentato a riconoscere il problema. Aveva anche sottovalutato le potenzialità della nube tossica. Christie Whitman, l’allora responsabile dell’Environmental Protection Agency (l’ente governativo per l’ambiente), pochi giorni dopo l’11 settembre assicurò che l’aria di New York “era sicura”, si poteva respirare senza preoccupazioni. La sensazione di molti era che le direttive dall’alto imponevano di tornare presto alla normalità, di mostrare coraggio, determinazione. Il conto potrebbe però arrivare nei prossimi anni. “Abbiamo paura che finora si sia vista solo la punta dell’iceberg”, dice Donald Faeth, un sindacalista che rappresenta molti lavoratori malati. Come la tosse che li perseguita, anche per loro è stato trovato un nome: the walking dead, i morti che camminano. 

Alessandro Ursic

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