11/03/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Il Marocco vuole distruggere la produzione di droga. Ma non offre alternative ai contadini
Il governo marocchino ha un obiettivo ambizioso: eliminare entro il 2008 la coltivazione di cannabis. La monarchia magrebina vuole mantenere fede agli accordi presi con l’ International Narcotics Control Board, l’agenzia delle Nazioni Unite che monitora e combatte il traffico di droga nel mondo.
 
un contadino in un campo di droga del rifLa paura del futuro. Il Marocco è, secondo un rapporto dell'agenzia delle Nazioni Unite contro la droga, uno dei principali produttori al mondo di cannabis e questa coltivazione si concentra in massima parte nelle province del Rif centrale, tra l’omonima catena montuosa e il mar Mediterraneo. Nel 2003, sempre secondo l’Onu, il Marocco ha prodotto oltre 3mila tonnellate di hashish che produce un giro d’affari calcolato attorno ai 12 miliardi di dollari. Sarebbe un errore però pensare che questa somma finisca nelle tasche dei contadini marocchini. Secondo gli esperti del traffico internazionale di stupefacenti, i coltivatori diretti hanno guadagnato da quest'attività illegale ‘solo’ 214 milioni di dollari che, per la maggior parte delle famiglie della regione, rappresentano l’unica forma di guadagno. Nella regione del Rif, i due terzi degli agricoltori coltivano cannabis. Sono proprio loro, uomini, donne e bambini, che la settimana scorsa hanno organizzato una marcia di protesta. Circa 3mila persone hanno sfilato nel villaggio di Boujdiane, nella regione del Rif, per far conoscere le loro ragioni. “Siamo i primi a voler combattere l’hashish, ma non vogliamo morire di fame”, denunciavano i contadini del Rif e le loro famiglie, “dov’è il lavoro che il governo ha promesso in cambio della distruzione dei campi di cannabis?”.
 
le montagne del rifDistruggere prima di costruire. Il governo, dal 2004, ha cominciato a distruggere le piantagioni di cannabis nella regione del Rif. Abdelillah Bakhoyti, un contadino che aveva un appezzamento di terra nel villaggio di al-Kulla, è uno di quelli che si è visto distruggere tutto dalla polizia. “Noi siamo i primi a voler smettere questa vita”, racconta ad al-Jazeera, “ ma in cambio di un progetto di sviluppo per la regione. Abbiamo ricevuto tante promesse, ma nessun fatto concreto. L’unica volta che ho visto lo stato è stato quando mi hanno distrutto la piantagione. Ma ora io cosa posso dare da mangiare ai miei figli?”. Considerata la quantità di denaro che questo traffico produce, si potrebbe pensare che i contadini del Rif si siano arricchiti, ma non è così. Loro, lavorando duramente nei campi, coltivano le piante ma non producono il prodotto finale che invade il mercato europeo. Quella parte della torta è saldamente nelle mani dei trafficanti internazionali e del crimine organizzato. I contadini del Rif continuano a raggiungere i loro campetti a dorso di mulo e a vivere in case fatte di terra, senza acqua corrente e senza elettricità. Da anni le organizzazioni internazionali che combattono il traffico di droga tentano di arginare la produzione del Rif, ma non ci sono mai riusciti, anche perché il governo di Rabat non riesce a dare a questa gente un’alternativa.
 
una contadina trasporta il raccolto nel rifUn’economia in ginocchio. Il sottosviluppo di alcuni villaggi del Rif non è un caso isolato. I parametri economici del Marocco sono impressionanti: circa il 19 percento della popolazione marocchina vive sotto la soglia della povertà e, in alcune zone come il Rif, raggiunge il 27 percento. Il tasso di disoccupazione nazionale è del 23 percento e quasi il 50 percento della popolazione marocchina vive nelle aree rurali dedicandosi all'attività agricola, tanto che quest’ultima rappresenta circa il 17 percento del prodotto interno lordo del Marocco. Questi dati rendono l’idea di quale possa essere la preoccupazione dei contadini marocchini per il loro futuro e per quello delle loro famiglie. “Ma qualcosa adesso sta cambiando”, ha dichiarato ad al-Jazeera Mohammed Yemlahi, il coordinatore del programma contro la povertà del governo marocchino, “abbiamo stanziato circa 1 milione e mezzo di euro per programmi di sviluppo economico della regione del Rif. L’obiettivo è quello di convincere i contadini a piantare ulivi e alberi da frutto, organizzandosi in cooperative”.
Comunque vada, il traffico di stupefacenti non si combatte solo al livello più basso, bruciando i campi dei contadini indifesi. Nel 2003, con un’azione che non ha avuto seguito, la magistratura marocchina arrestò 12 alti funzionari governativi del Rif coinvolti a vario titolo nel traffico di droga. Ma dopo non è accaduto più nulla. Come non sono mai stati presi provvedimenti seri per bloccare il trasporto della droga che passa per la maggior parte dal porto di Tangeri.
“E’ troppo facile prendersela con noi”, dice Ahmed Harrak, uno dei contadini del Rif che ha partecipato alla marcia di Boudjane, “i campi bruciano e le televisioni dicono che il marocco lotta contro la droga. Ma poi non cambia nulla, e quelli che si arricchiscono continuano a fare affari. Mentre noi non abbiamo da mangiare”. 

Christian Elia

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