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E' schiacciante la vittoria politica della coalizione che sostiene il presidente Alvaro Uribe alle elezioni per il Senato della Colombia. Dai primi dati emersi, dopo che sono stati scrutinati più dell’80 per cento dei seggi, le autorità fanno sapere che il 70 per cento delle schede è a favore di Uribe. In palio c’erano 102 seggi per i senatori e 165 per i deputati.
Ieri in Colombia si è votato per le elezioni parlamentari. Mentre l’Esercito
di liberazione nazionale (Eln) ha dichiarato una tregua per assicurare il regolare
svolgimento della tornata elettorale, le Forze armate rivoluzionarie della Colombia
(Farc) stanno aumentando in modo esponenziale le loro azioni di guerriglia. Unico
obiettivo destabilizzare, mettere i bastoni fra le ruote a uno Stato che vogliono
distruggere.
Alle urne. I colombiani sono stati chiamati a scegliere 102 senatori e 165 deputati, usando
per la prima volta il voto di preferenza. Grande novità per la Colombia, che fino
alle scorse elezioni vedeva passare il turno soltanto i capolista scelti dal partito.
Gli analisti la considerano una vera e propria svolta, che trasformerà vecchi
costumi, antichi giochi di potere. Ogni cittadino ha il potere di scegliere il
proprio rappresentante, scavalcando le vecchie lobby. Non importa il numero che
gli è stato assegnato, né tanto meno la posizione, coloro che avranno più suffragi
saranno i rappresentanti del popolo in parlamento. Una riforma elettorale, questa,
che è nata sulla scia di Paesi come Brasile, Repubblica domenicana, Perù, Panamá
ed Ecuador, alcuni dei quali hanno ispirato anche l’introduzione della lista unica
per le due camere e dell’uso dell’inchiostro indelebile, considerato garanzia
anti-brogli.
Escalation. Nelle ultime due settimane sono 75 le persone rimaste uccise durante attacchi
messi a segno dalle Farc. E il bilancio è destinato a salire. Una fra le ultime
vittime in ordine di tempo si chiama Luz Myriam Farias. Aveva 26 anni. Indigena
guahíbos makaguán, era un’insegnante nel resguardo (proprietà indigena) Caño Claro, Arauca L’unica sua colpa: voler disperatamente
riavere indietro il corpo di suo marito, governatore indigeno, anche lui ucciso
dalla guerriglia il 23 febbraio scorso per aver violato il copri fuoco imposto
a boicottaggio della campagna elettorale. Luz si è presentata martedì in aula,
in preda al panico. Non smetteva di piangere. Ha avvertito che sarebbe mancata
per alcuni giorni ed è sparita. Arrivata nella zona del Tame, ha contattato l’Associazione
dei governatori tradizionali indigeni e insieme hanno trovato un carrofunebre,
decisi a riprendersi il cadavere. Grazie a indizi e a preziosi consigli lungo
la via, Luz riesce a individuare la zona dove cercare Juan. Lo trova: il suo copro
è sul ciglio della strada con tre fori di pallottola in testa. Aiutata da tre
amici che l’avevano accompagnata, carica il corpo e torna indietro. Ma all’improvviso
un posto di blocco della guerriglia la costringe a fermarsi. È la fine. Secondo
quanto affermano i tre testimoni, senza nemmeno che Luz apra bocca le sparano
in testa. Muore sul colpo. Perché? Per aver viaggiato nonostante il divieto dettato
dalla Farc. Aver violato la legge della rivoluzione. Aver agito seguendo il cuore.
Spiragli. Per questo la gente sta chiedendo a maggioranza gli accordi di pace. Il 62,6
percento dei colombiani, secondo un’inchiesta de El Tiempo, il più importante
quotidiano nazionale, vuole che il prossimo Governo negozi con la guerriglia.
Uno smacco alla politica di repressione militare di Uribe, che ha sempre negato
ogni avvicinamento con la più grande forza rivoluzionaria del Paese, le Farc,
e sta portando per le lunghe il già avvenuto approccio con le Eln, visto di buon
occhio dal 78 percento dei cittadini. Un dato significativo, se lo si compara
a quello ricavato nel marzo del 2002, alla vigilia delle presidenziali in cui
sbancò Alvaro Uribe e la sua politica di sicurezza democratica. All’epoca la netta
maggioranza della popolazione voleva una soluzione militare del conflitto. Cosa
può aver influito su questo cambiamento radicale? Innanzitutto la prova di forza
delle Farc che, a differenza di quanto afferma il presidente, stanno dimostrando
di essere tutt’altro che sconfitte; e in secondo luogo gli oltre tremila ostaggi
ancora in mano alla guerriglia, che potranno tornare liberi esclusivamente previo
accordo umanitario.
Il parere. “Mentre nel continente latinoamericano– spiega Daniel Gamboa*, ex guerrigliero
dell’Esercito di liberazione nazionale, che adesso lavora nell’Associazione nazionale
smobilitati - stanno sorgendo governi progressisti in qualche modo impegnati a
correggere l’ingiustizia e la disuguaglianza sociale, acutizzata dalle riforme
aperturistas e neoliberali degli ultimi decenni, in Colombia sembra, al contrario, consolidarsi
uno dei governi più lontani dall’interesse della gente. Gli ultimi accordi per
la firma del Trattato di libero Commercio tra gli Stati Uniti e la Colombia, gestiti
politicamente dal presidente Uribe, dimostrano come la politica di consegna delle
risorse nazionali al capitale estero sia spalleggiata dai settori di destra. Destra
che negli ultimi anni è cresciuta e ha consolidato il suo potere con l’appoggio,
i finanziamenti e la collaborazione dei paramilitari e del narcotraffico. Oggi,
in Colombia, i paramilitari, in un processo di apparente smobilitazione, proseguono
non solo con il controllo territoriale e le intimidazioni alla popolazione, bensì
legittimando la loro economia basata sul narcotraffico e sugli apparati militari.
Grazie a questi metodi dominano intere regioni, nelle quali impongono loro candidati
alle elezioni per il parlamento, candidati che quindi andranno a sostenere Uribe
e la sua politica”. Rintracciato a Bogotá dove adesso vive e lavora, assieme a
tanti altri che come lui hanno scelto una vita senza armi ma fatta di studi e
di parole per un mondo migliore, Daniel spiega: “Solo un anno fa, Mancuso e Berna,
noti capi paramilitari, narcotrafficanti e proprietari terrieri, confessarono
al mondo che i loro soldi condizionavano il 60 percento del Congresso colombiano
e che, con la nuova strategia di legittimazione e azione politica messa in piedi
da Uribe, sarebbero arrivati ad avere l’80 percento della rappresentanza in Parlamento.
E così è. E questi rappresentanti alleati del paramilitarismo non fanno parte
di un solo gruppo politico, bensì sono distribuiti in sei partiti di destra. Regioni
del paese come la Guajira, Santanderes, Antioquia, Bolívar, Córdoba e molte altre
sono famose ormai per le infiltrazioni e l’incidenza paramilitare in istituzioni
e governi locali. Questa strategia si sta espandendo anche in altre zone, in particolare
in quelle d’importanza geopolitica ed economica, in vista della consolidamento
dei grandi progetti di sviluppo previsti dal Trattato di libero Commercio. E’
in questo contesto – conclude - che le prossime elezioni ricoprono un’importanza
fondamentale per il futuro del paese". Stella Spinelli