La decisione dell'IAEA di trasferire al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite il dossier
nucleare iraniano era nelle attese.

Questa decisione, dal punto di vista
tecnico, è infatti ineccepibile, viste le premesse: per evitare il consiglio di sicurezza, l'Iran
avrebbe dovuto sospendere tutte le sue attività sull'arricchimento entro i primi di marzo,
cosa che non ha fatto. Che questo arricchimento sia a scopi pacifici oppure no, ormai non ha più
grossa importanza, alla stato attuale delle cose. Le dichiarazioni
del presidente iraniano, poi, che cita addirittura il rifiuto ad una
tregua proferito in guerra dal nipote
di Maometto, sono come sempre improntate a grande pacatezza:
"Basta intimidazioni, siamo pronti a resistere".
Il Consiglio di Sicurezza, con ogni probabilità, deciderà per delle
sanzioni: occorre vedere quanto
blande o dure queste saranno, e ciò dipende
da quanto successo avrà la diplomazia degli Stati Uniti.
L'amministrazione USA punta a sanzioni dure, in modo da provocare
una prevedibile reazione iraniana altrettanto dura e quindi
giustificare una escalation. Gli
Stati Uniti inzieranno perciò a lavorare per la guerra in sede Onu
fin da subito. Se invece passerà all'Onu
una linea più morbida, il meccanismo di
guerra potrebbe ancora incepparsi strada facendo. Staremo a
vedere: ma ogni considerazione
tecnica sull'effettiva minaccia
nucleare iraniana, ora che l'IAEA ha passato il dossier all'Onu, passa
in secondo
piano rispetto alle esigenze della diplomazia e della politica
internazionale. Indubbiamente
questo, considerata soprattutto la natura scarsamente ragionevole dei
contendenti, non è un buon segnale per la pace.