La crisi politico-sociale che investe la Thailandia dal racconto di un missionario italiano.
scritto per noi da
Adriano Seu
Da molti giorni ormai alle proteste popolari contro il premier tailandese Thaksin
Shinawatra partecipano migliaia di cittadini che sostano davanti al palazzo del
governo anche durante la notte. Le parole di un missionario italiano da tanti
anni sul luogo danno un’idea del clima che si respira a Bangkok e aiutano a comprendere
la natura della contestazione pacifica che vuole spingere Shinawatra alle dimissioni.
Nelle campagne la situazione si presenta tranquilla, mentre la classe media cittadina
protesta con sempre più veemenza. E migliaia di lavoratori approfittano perfino
della pausa pranzo per andare a manifestare davanti al palazzo del governo.
Dalla parte dei più poveri. La moltitudine di gente che si riversa per le strade di Bangkok per chiedere
a gran voce le dimissioni del primo ministro si mescola alle migliaia di bambini
poveri che quotidianamente invadono le vie della capitale. In Thailandia ormai
da 28 anni, padre Adriano Pelosin, missionario del Pontificio Istituto Missioni
Estere (Pime), si occupa dei poveri senza tetto e dei bambini in particolare.
Da anni è responsabile di un progetto volto a togliere dalla strada e garantire
un futuro di speranza a centinaia di piccoli abbandonati. Sebbene la situazione
sia ancora grave, padre Pelosin ha ottenuto ottimi risultati: “Attualmente, assistiamo
e ospitiamo 200 bambini abbandonati, oltre ad altri 1.100 che vivono nelle baraccopoli
ai margini della città e a cui offriamo assistenza medica e sanitaria”, racconta
padre Pelosin “Siamo riusciti ad acquistare 5 appartamenti nella periferia della
città, rimasti abbandonati dopo la crisi economica del 1997. Speriamo di riuscire
a comprarne altrettanti per poter dare un tetto stabile a tanti bambini”. Padre
Pelosin ammette che Shinawatra ha saputo guadagnarsi il consenso dei meno abbienti
e delle masse contadine: “Nonostante le numerose critiche piovutegli addosso,
bisogna riconoscere che ha sempre mostrato attenzione per i bisogni dei poveri
tailandesi, ai quali ha garantito l’accesso gratuito alle cure di prima necessità
e un servizio medico di base. Ha recentemente donato 1,5 milioni di bath ai villaggi
che hanno dimostrato di aver impiegato bene i finanziamenti concessi l'anno precedente.
Ha donato 280 mila abitazioni ai poveri senza tetto e regalato 200 mila computer
alle scuole pubbliche. A protestare è solo la classe media, che ha sempre mostrato
poca simpatia per Shinawatra”.
Proteste pacifiche. Ribadendo la volontà di non dimettersi e partendo alla volta del nord-est del
Paese, per proseguire la campagna elettorale in vista del prossimo 2 aprile, Shinawatra
ha ignorato l’allarme lanciato dai leader dell’opposizione, che temono il rischio
di una rivolta popolare. Secondo padre Pelosin, questo pericolo non c’è ancora:
“Sebbene a dimostrare siano in tanti, la situazione in città è molto calma. Le
manifestazioni di questi giorni sono state pacifiche e la gente sembra convinta
e fiduciosa che la crisi si risolverà. Di certo, si tratta del momento più difficile
per la politica tailandese dal 1992, quando l’esercito represse nel sangue una
rivolta popolare. La maggior parte della gente che partecipa ai cortei appartiene
alla media borghesia di Bangkok, che costituisce lo zoccolo duro del fronte di
opposizione”.
La parola del re. La situazione di stallo che sta vivendo il mondo politico tailandese potrebbe
vedere, molto presto, una svolta importante grazie all’intervento del re Bhumidol
Adulyadej, che già qualche mese fa aveva esortato il premier a evitare lo scontro
con l’opposizione. Lo scorso 6 marzo, 99 persone tra esponenti politici e professori
accademici hanno presentato una petizione al sovrano, affinché spingesse Shinawatra
alle dimissioni e nominasse un premier ad interim. Di fronte alla risolutezza
con cui il premier ribadisce di voler restare al comando, la parola del re, che
possiede il potere di destituire il primo ministro, sembra poter essere il vero
elemento decisivo. "Il primo ministro è criticato per il modo autoritario con
cui ha zittito i mezzi di informazione ostili e per la riluttanza ad accettare
critiche al suo operato. Ma da quando il re ha dichiarato che in un regime democratico
tutti devono poter essere criticabili, e di conseguenza anche Shinawatra, l'opposizione
ha acquistato più vigore".