09/03/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



La crisi politico-sociale che investe la Thailandia dal racconto di un missionario italiano.
 
scritto per noi da
Adriano Seu

Da molti giorni ormai alle proteste popolari contro il premier tailandese Thaksin Shinawatra partecipano migliaia di cittadini che sostano davanti al palazzo del governo anche durante la notte. Le parole di un missionario italiano da tanti anni sul luogo danno un’idea del clima che si respira a Bangkok e aiutano a comprendere la natura della contestazione pacifica che vuole spingere Shinawatra alle dimissioni. Nelle campagne la situazione si presenta tranquilla, mentre la classe media cittadina protesta con sempre più veemenza. E migliaia di lavoratori approfittano perfino della pausa pranzo per andare a manifestare davanti al palazzo del governo.
 
 
baraccopoli
Dalla parte dei più poveri. La moltitudine di gente che si riversa per le strade di Bangkok per chiedere a gran voce le dimissioni del primo ministro si mescola alle migliaia di bambini poveri che quotidianamente invadono le vie della capitale. In Thailandia ormai da 28 anni, padre Adriano Pelosin, missionario del Pontificio Istituto Missioni Estere (Pime), si occupa dei poveri senza tetto e dei bambini in particolare. Da anni è responsabile di un progetto volto a togliere dalla strada e garantire un futuro di speranza a centinaia di piccoli abbandonati. Sebbene la situazione sia ancora grave, padre Pelosin ha ottenuto ottimi risultati: “Attualmente, assistiamo e ospitiamo 200 bambini abbandonati, oltre ad altri 1.100 che vivono nelle baraccopoli ai margini della città e a cui offriamo assistenza medica e sanitaria”, racconta padre Pelosin “Siamo riusciti ad acquistare 5 appartamenti nella periferia della città, rimasti abbandonati dopo la crisi economica del 1997. Speriamo di riuscire a comprarne altrettanti per poter dare un tetto stabile a tanti bambini”. Padre Pelosin ammette che Shinawatra ha saputo guadagnarsi il consenso dei meno abbienti e delle masse contadine: “Nonostante le numerose critiche piovutegli addosso, bisogna riconoscere che ha sempre mostrato attenzione per i bisogni dei poveri tailandesi, ai quali ha garantito l’accesso gratuito alle cure di prima necessità e un servizio medico di base. Ha recentemente donato 1,5 milioni di bath ai villaggi che hanno dimostrato di aver impiegato bene i finanziamenti concessi l'anno precedente. Ha donato 280 mila abitazioni ai poveri senza tetto e regalato 200 mila computer alle scuole pubbliche. A protestare è solo la classe media, che ha sempre mostrato poca simpatia per Shinawatra”.

manifestanti contro il premier Proteste pacifiche.
Ribadendo la volontà di non dimettersi e partendo alla volta del nord-est del Paese, per proseguire la campagna elettorale in vista del prossimo 2 aprile, Shinawatra ha ignorato l’allarme lanciato dai leader dell’opposizione, che temono il rischio di una rivolta popolare. Secondo padre Pelosin, questo pericolo non c’è ancora: “Sebbene a dimostrare siano in tanti, la situazione in città è molto calma. Le manifestazioni di questi giorni sono state pacifiche e la gente sembra convinta e fiduciosa che la crisi si risolverà. Di certo, si tratta del momento più difficile per la politica tailandese dal 1992, quando l’esercito represse nel sangue una rivolta popolare. La maggior parte della gente che partecipa ai cortei appartiene alla media borghesia di Bangkok, che costituisce lo zoccolo duro del fronte di opposizione”.

La parola del re.
La situazione di stallo che sta vivendo il mondo politico tailandese potrebbe vedere, molto presto, una svolta importante grazie all’intervento del re Bhumidol Adulyadej, che già qualche mese fa aveva esortato il premier a evitare lo scontro con l’opposizione. Lo scorso 6 marzo, 99 persone tra esponenti politici e professori accademici hanno presentato una petizione al sovrano, affinché spingesse Shinawatra alle dimissioni e nominasse un premier ad interim. Di fronte alla risolutezza con cui il premier ribadisce di voler restare al comando, la parola del re, che possiede il potere di destituire il primo ministro, sembra poter essere il vero elemento decisivo. "Il primo ministro è criticato per il modo autoritario con cui ha zittito i mezzi di informazione ostili e per la riluttanza ad accettare critiche al suo operato. Ma da quando il re ha dichiarato che in un regime democratico tutti devono poter essere criticabili, e di conseguenza anche Shinawatra, l'opposizione ha acquistato più vigore".
Categoria: Bambini, Diritti, Politica
Luogo: Thailandia
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