08/03/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Dietro le bombe sul Gange potrebbero esserci i separatisti della regione himalayana
Gli attacchi di ieri a Varanasi, la città santa degli induisti adagiata sulle rive del Gange, hanno un alto valore simbolico, ma non bisogna ricondurli alle tensioni locali fra indù e musulmani. Bensì alle rivendicazioni dei gruppi separatisti kashmiri. Questo il parere dell’indologo Michel Guglielmo Torri sulle esplosioni che hanno provocato almeno 14 morti e più di cento feriti nell’antica Benares, poi chiamata Varanasi durante il governo del partito fondamentalista indù Bharatiya Janata Party (BJP). La prima deflagrazione è avvenuta al tempio di Sankot Mochan, mentre migliaia di fedeli accorrevano per la preghiera della sera. Pochi minuti dopo, invece, una bomba è esplosa all’entrata della stazione ferroviaria e altri due ordigni sono stati disinnescati al mercato e sulla banchina del fiume sacro.
  Estremista indù protesta dopo gli attentati a Varanasi
Finora nessuno ha rivendicato gli attentati, ma Torri ha un’ipotesi: “Il candidato più probabile è uno dei gruppi islamici kashmiri che non riconoscono l’annessione del Kashmir all’India. Negli ultimi tempi sono state avviate delle trattative di pace, ma all’interno della Hurryat Conference, il fronte legale e più moderato dei gruppi ribelli, si sono verificate spaccature e tensioni. Il governo indiano, insomma, ha cercato di coinvolgere la Hurryat nel dialogo, ma quest’ultima continua a fare un uso strumentale della violenza. L’obiettivo di questi recenti attacchi terroristici è di rendere più difficili o addirittura di bloccare i negoziati che vogliono porre fine alla guerra nella piccola regione himalayana”.  
 
Tutti i principali media internazionali, però, hanno ricordato che Varanasi si trova nell’Uttar Pradesh, uno stato dove non sono mancate tensioni tra indù e musulmani. Gli ultimi scontri, infatti, sono stati registrati nei giorni scorsi a Lucknow, una città a nordovest di Varanasi. “Le violenze fra indù e musulmani – spiega il professore - ci sono state in diverse zone dell’India, soprattutto durante il governo del BJP. A Varanasi, tuttavia, abbiamo assistito a esplosioni coordinate che non possono essere state organizzate da locali, ma da chi ha una certa esperienza in materia”.
 
Poliziotto fuori dal tempio Sankat MochanMa qualcuno vuol far credere il contrario: “Il BJP – insiste Torri - sta strumentalizzando gli attentati di Varanasi per rinfocolare l’ostilità verso i musulmani. Da quando è andato al potere il Congresso (il partito di cui è presidente Sonia Gandhi, ndr.), è in grandi difficoltà e cerca dei pretesti per rilanciare la sua immagine”. Non sarebbe, del resto, la prima volta che i militanti kashmiri colpiscono dei luoghi fuori della loro regione. Per lo studioso le esplosioni di ieri sono in linea con quelle che sconvolsero la capitale Nuova Delhi in ottobre e che causarono oltre 60 morti e 210 feriti.  E uno dei suoi mandanti, membro del gruppo terrorista kashmiro Lashkar – e – Toiba, è stato fermato e ucciso dalla polizia proprio il 7 marzo, a Lucknow. 
 

Francesca Lancini

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