Dietro le bombe sul Gange potrebbero esserci i separatisti della regione himalayana
Gli attacchi di ieri
a Varanasi, la città santa degli induisti adagiata sulle rive del Gange, hanno
un alto valore simbolico, ma non bisogna ricondurli alle tensioni locali fra indù
e
musulmani. Bensì alle rivendicazioni dei gruppi separatisti kashmiri. Questo il
parere dell’indologo Michel Guglielmo Torri sulle esplosioni che hanno
provocato almeno 14 morti e più di cento feriti nell’antica Benares, poi
chiamata Varanasi durante il governo del partito fondamentalista indù Bharatiya
Janata Party (BJP). La prima deflagrazione è avvenuta al tempio di Sankot
Mochan, mentre migliaia di fedeli accorrevano per la preghiera della sera. Pochi
minuti dopo, invece, una bomba è esplosa all’entrata della stazione ferroviaria
e altri due ordigni sono stati disinnescati al mercato e sulla banchina del
fiume sacro.

Finora nessuno ha
rivendicato gli attentati, ma Torri ha un’ipotesi: “Il candidato più probabile
è uno dei gruppi islamici kashmiri che non riconoscono l’annessione del
Kashmir all’India. Negli ultimi tempi sono state avviate delle trattative di
pace, ma all’interno della Hurryat Conference, il fronte legale e più moderato
dei gruppi ribelli, si sono verificate spaccature e tensioni. Il governo
indiano, insomma, ha cercato di coinvolgere la Hurryat nel dialogo, ma quest’ultima
continua a fare un uso strumentale della violenza. L’obiettivo di questi recenti
attacchi terroristici è di rendere più difficili o addirittura di bloccare i
negoziati che vogliono porre fine alla guerra nella piccola regione
himalayana”.
Tutti i principali
media internazionali, però, hanno ricordato che Varanasi si trova nell’Uttar
Pradesh, uno stato dove non sono mancate tensioni tra indù e musulmani. Gli
ultimi scontri, infatti, sono stati registrati nei giorni scorsi a Lucknow, una
città a nordovest di Varanasi. “Le violenze fra indù e musulmani – spiega il
professore - ci sono state in diverse zone dell’India, soprattutto durante il
governo del BJP. A Varanasi, tuttavia, abbiamo assistito a esplosioni
coordinate che non possono essere state organizzate da locali, ma da chi ha una
certa esperienza in materia”.

Ma qualcuno vuol far
credere il contrario: “Il BJP – insiste Torri - sta strumentalizzando gli
attentati di Varanasi per rinfocolare l’ostilità verso i musulmani. Da quando
è
andato al potere il Congresso (il partito di cui è presidente Sonia Gandhi,
ndr.), è in grandi difficoltà e cerca dei pretesti per rilanciare la sua
immagine”. Non sarebbe, del resto, la prima volta che i militanti kashmiri
colpiscono dei luoghi fuori della loro regione. Per lo studioso le esplosioni
di ieri sono in linea con quelle che sconvolsero la capitale Nuova Delhi in
ottobre e che causarono oltre 60 morti e 210 feriti. E uno dei suoi mandanti, membro del gruppo
terrorista kashmiro Lashkar – e – Toiba, è stato fermato e ucciso dalla polizia
proprio il 7 marzo, a Lucknow.