Mentre Olmert parla di ulteriori disimpegni, Israele annette la valle del Giordano
Il sostituto di Sharon, Ehud Olmert, in vista delle prossime
elezioni in Israele, ha rilasciato diverse dichiarazioni che prospettano
ulteriori ritiri unilaterali dai territori occupati in Cisgiordania. Sono le
nuove strategie con cui il ministero della Difesa intende determinare i nuovi
confini di Israele, senza passare per la Road Map e senza il bisogno di
interloquire con la nuova leadership dell’Autorità Palestinese.
Disimpegno? I progetti di disimpegno che Olmert ha
paventato, in caso di vittoria alle elezioni di fine mese, sono ben lungi
dall’essere una “ritirata” come quella dalla Striscia di Gaza, che per molti israeliani
ha provocato la vittoria di Hamas. Olmert ha sì annunciato il ritiro da alcuni
piccoli insediamenti della Cisgiordania, ma al solo scopo di concentrare e
rendere permanente la presenza israeliana nei blocchi di colonie di Ariel,
Ba’al Hatzor, Gush Etzion, Maale Adumim, oltre agli insediamenti dentro e
attorno la città di Hebron. A
nche rispetto all’abbandono delle diciassette
piccole colonie, il ministero della difesa ha raccomandato di mantenere il
controllo, almeno militare, sugli insediamenti strategici per il controllo delle
risorse
d’acqua. “Sarà un disimpegno civile, non militare” ha dichiarato Avi Dichter,
ex capo dello Shin Beth. I circa 15 mila abitanti dei centri da sgomberare
confluiranno con ogni probabilità nei blocchi di grandi insediamenti, che già
oggi ospitano 250 mila coloni in piena Cisgiordania. Il risultato di questo
processo, che dovrebbe avvenire nei prossimi quattro anni, non sarà quindi un
disimpegno, ma un forte consolidamento della presenza israeliana in
Cisgiordania, che nessuna Road Map potrà
più mettere in discussione.
La valle del Giordano. Recentemente, l’organizzazione
per i diritti umani israeliana B’Tselem ha pubblicato una ricerca che offre su
quei piani un punto di vista radicalmente diverso. Secondo B’Tselem, Israele
avrebbe già annesso di fatto tutta la fascia orientale della Cisgiordania, che
corre da nord a sud lungo il fiume Giordano fino al mar Morto. In questa fascia
dei Territori Occupati si trovano una trentina di colonie, che ospitano circa
ottomila residenti, a fronte dei 50 mila palestinesi che risiedono nei villaggi
e nei centri abitati dell’area. Quando venne progettato il muro di separazione
lungo la linea Verde ( in molti punti anche all’interno, ndr ) tra la
Cisgiordania e Israele, le autorità intendevano costruirne uno uguale anche a
est, tra la Cisgiordania e la Giordania, ma il progetto venne bloccato
dall’Alta Corte Israeliana e dalle proteste internazionali. “É evidente - si
sostiene nelle conclusioni della ricerca - che l’effetto di una barriera di
separazione si può ottenere anche in altri modi. Per mesi infatti, Israele ha
istituito in quelle aree un regime di permessi e severe restrizioni al
movimento”. Oggi per i check point della zona possono transitare solo i
palestinesi residenti e quelli con un permesso speciale dell’Amministrazione
Civile Israeliana. Solo Gerico rimarrà accessibile, ma una volta in città non
sarà possibile spostarsi. “I palestinesi che verranno scoperti nella valle del
Giordano – ha dichiarato il portavoce dell’esercito israeliano – saranno
arrestati”. Questo significa che in modo informale, senza cioè un voto della
Knesset e un dibattito pubblico, si è creata una distinzione di status tra le
parti della Cisgiordania: da una parte i territori di Giudea e Samaria,
dall’altra la valle del Giordano. Questa annessione di fatto viola i diritti
dei palestinesi, perché limita fortemente l’accesso al ponte Allenby, varco
di frontiera con la Giordania, separa intere famiglie dai parenti che vivono
poco lontano e limita agli agricoltori della zona l’accesso a numerosi terreni
coltivati. Israele ha anche interdetto l’accesso palestinese a tutta la parte
meridionale della valle, l’unico sbocco sul mar Morto, appropriandosi così di
una importante risorsa economica per l’industria e il turismo. L’impressione
che se ne trae, conclude B’Tselem, è “che queste politiche non siano motivate
da questioni di sicurezza, ma da valutazioni politiche".

Gerusalemme isolata. Israele
pianifica anche di costruire un tratto di barriera anche attorno a cinque
villaggi alle porte di Gerusalemme, tra cui Beith Hanina, e Qalandia, nodi di
passaggio verso Ramallah. Il nuovo tratto creerà enormi disagi ai
15 mila abitanti della zona, che si troveranno isolati dalla vicina Gerusalemme
e saranno costretti a lunghe e tortuose deviazioni. In questo tratto si prevede
che il muro di separazione correrà all’interno di tre by pass roads, importanti
vie di comunicazione che saranno riservate ai coloni. Per la mobilità dei
palestinesi è stata annunciata la futura costruzione di strade alternative, ma
si tratterebbe di un progetto costoso e di lunga realizzazione che, visti i
precedenti, difficilmente verrà realizzato. La motivazione principale per la
segregazione dei cinque villaggi è quella di separare Gerusalemme dalla
Cisgiordania, marginalizzandone sempre più l’identità araba. Ma, ancora una
volta, questa scelta strategica determinerà molti e gravi disagi per la
popolazione. Innanzitutto perché molti dei residenti dell’area, che sono in
possesso
di documenti di identità israeliani, non potranno più raggiungere i posti di
lavoro a Gerusalemme. Molte famiglie verranno divise e molti agricoltori
perderanno l’accesso ai campi. Le fabbriche e le botteghe artigianali della
zona si troveranno improvvisamente di fronte un mercato chiuso e i malati
potranno ricevere cure solo nel piccolo ospedale di Ramallah. Il paradosso
urbanistico culmina nel villaggio di Baith Hanina, che verrà diviso in due:
da una parte della barriera rimarrà la scuola maschile, dall’altra quella
femminile.