08/03/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



L'Iran a giudizio davanti all'Iaea per il programma nucleare
Rispetto alla presunta "minaccia  nucleare" dell'Iran, in questo momento mi sembra  evidente che la questione ha un lato politico che sovrasta quello tecnico. Dal lato politico, semplificando un poco, ci sono i due presidenti, iraniano e statunitense, che si adoperano per un esito comune, ovvero la guerra, sebbene ovviamente ognuno sperando in esiti differenti.
 
mohamed el baradeiQuesto mentre a un livello più basso, principalmente fra tecnici, si lavora sempre e ancora per una soluzione negoziata. E' notizia di queste ore, infatti, che il capo-delegazione iraniano presso l'Iaea, Javad  Vaidi, ha concesso un'apertura affermando che il suo paese è ancora disposto a "trovare un  compromesso", mentre d'altro canto il presidente iraniano ha ribadito in un'altra dura dichiarazione che se l'Occidente proseguirà sulla strada della linea dura non si sottrarrà alle conseguenze. Mentre l'amministrazione Usa si  adopera poi in ogni modo per evitare una soluzione negoziata e spinge per un deferimento dell'Iran al Consiglio di sicurezza, è davvero meritevole l'azione per la pace del presidente dell'Iaea El Baradei, che ancora oggi non nasconde le speranze in un buon esito. Dal lato tecnico, così come nel caso dell'Iraq, è  molto difficile esprimere un parere quando ci sono certe pressioni in atto: quindi l'azione di El Baradei è ancora di più da ritenersi coraggiosa. Tuttavia è un fatto che, stando proprio al recente rapporto all'Iaea di El  Baradei, non vi sono evidenze che l'Iran voglia perseguire un programma nucleare militare. Infatti, il rapporto precisa che di tutto il materiale nucleare dichiarato l'Iran ha dato conto. Tuttavia, sebbene l'agenzia non abbia visto alcuna diversione di materiale nucleare verso armi nucleari o altri ordigni nucleari, l'Agenzia non è, in questo momento, in grado di concludere che non ci siano in Iran attività nucleari non dichiarate. In sostanza, per cercare di interpretare quest'ultima frase, la volontà dell'Iran di continuare ad arricchire uranio - anche per scopi pacifici - è vista come una minaccia potenziale e quindi se l'Iran non cederà formalmente su questo  punto vedo difficile che se la cavi senza sanzioni. Vi è anche da tenere in conto l'accordo di  massima, che dovrà venire ratifficato e reso operativo fra breve, fra Iran e Russia, che prevede che  l'arricchimento del combustibile per il reattore di Bushehr venga fatto in Russia. Se questo accordo avesse effettiva attuazione, sarebbe un segno evidente di volontà dell'Iran di rinetrare nei canoni, abbastanza restrittivi in  verità, atti a qualificarlo come "stato affidabile" dal punto di vista nucleare.
 
il presidente iraniano ahmadinejadVorrei far notare come vi sono molte altre nazioni che tranquillamente arricchiscono uranio pur non essendo tacciate di possibilità di avere  l'atomica (anche grandi potenze, una su tutte il Giappone): ma è evidente che, al di là delle questioni tecniche, l'Iran non è ritenuto affidabile di per sé. E qui, come si vede, rientriamo sul fattore politico più che su quello tecnico.  Pare in ultima analisi che il nucleare iraniano sia da classificarsi sia come una realtà che come  un grosso bluff. Da un lato, infatti, il sottoscritto è stato in Iran nel 2004 ed ha potuto verificare la presenza di un programma nucleare di tutto rispetto, con un reattore prossimo al completamento ed un know-how di  ottimo livello fra i tecnici del luogo, con due "scuole" di ingegneria nucleare di notevole valore, una a Tehran e l'altra a Shiraz. Dall'altro, correndo davvero sulla lama di un rasoio, una parte del governo iraniano ha deciso  di sfruttare il programma nucleare del Paese a fini di politica internazionale, giocando  ambiguamente sui timori che la comunità internazionale da sempre nutre sulle questioni che riguardano il nucleare. Che effettivamente il nucleare iraniano possa rappresentare una minaccia a livello militare è, quasi sicuramente,  un bluff. Tuttavia, di questo bluff si sta nutrendo chi, da entrambe le parti, spera che la parola passi agli eserciti. Dimenticando quando Isaac Asimov fa dire ad Hari Seldon nella Trilogia della Fondazione: " La violenza è l'ultimo rifugio degli incapaci" 
Categoria: Politica, Ambiente
Luogo: Iran
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