08/03/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Una donna stuprata ogni 26 secondi, le Ong lanciano l'allarme
Se non è un record, poco ci manca. In Sudafrica, per altri versi uno degli stati più civili del continente, ogni 26 secondi una donna viene violentata. Un dramma che coinvolge anche i bambini e che affonda le radici in una cultura di violenza e omertà difficile da sradicare.
 
Manifestazione in favore dei diritti delle donneUn triste primato. Le violenze sessuali in Sudafrica sono endemiche. E’ questa la conclusione che emerge dalle cifre pubblicate dal Powa (People Opposing Women Abuse), un’ong nata nel 1979: due donne stuprate ogni minuto (cioè più di un milione all’anno su una popolazione totale di 45 milioni, compresi i maschi); solo un caso su nove viene denunciato, e di questi solo il 7 percento si conclude con una condanna; una donna su sei viene uccisa dal proprio partner in casi di violenze domestiche, le più diffuse in assoluto; un uomo su quattro ha commesso almeno uno stupro nella sua vita. I giovani risultano essere i più colpiti, soprattutto le ragazze tra gli otto e gli undici anni; una ragazza su quattro e un ragazzo su cinque sotto i 16 anni sono stati vittime di violenze sessuali, che contribuiscono tra le altre cose al diffondersi del virus dell’Hiv, che colpisce più del 20 percento dei Sudafricani. Numeri agghiaccianti, ma che nascondono un problema soprattutto culturale.
 
Costumi sociali. Le violenze diffuse affondano infatti le radici nei rapporti generali tra uomo e donna. La società sudafricana è da sempre profondamente maschilista: basti pensare che la legislazione che punisce la violenza sessuale risale al 1957, e costringe le donne che denunciano abusi a provare la loro “innocenza”, dimostrando di non aver “provocato” il violentatore. Non è un caso quindi che la maggior parte degli abusi non venga denunciato, come conferma a PeaceReporter Carrie Shelver del Powa:  “Una società così maschilista impedisce alle donne di farsi sentire, soprattutto se sono vittime di violenze domestiche. Le loro denunce vengono viste come una sorta di infedeltà nei confronti del compagno. Una tendenza confermata anche dal caso Zuma”.
 
Jacob Zuma saluta la follaIl caso Zuma. Jacob Zuma, ex-vice presidente della repubblica e dell’Anc (African National Congress), il partito al potere, è stato accusato di stupro da una sua conoscente di lunga data. La donna è stata sottoposta a un vero e proprio linciaggio mediatico, tanto che la sua identità è stata tenuta segreta e la polizia ha organizzato per lei un’apposito programma di protezione. Nulla a che vedere con l’ex-vicepresidente, che gode del supporto di un comitato apposito (Friends of Jacob Zuma) organizzato dai suoi sostenitori. L’ultima parola spetterà alla giustizia sudafricana, ma il fatto che sia la donna a doversi quasi discolpare, facendo luce sul suo passato sessuale, dimostra quante difficoltà debbano affrontare le poche donne che si fanno avanti. A questo vanno aggiunte alcune credenze popolari che peggiorano ulteriormente la situazione, come quella secondo cui chi fa sesso con una vergine diventa immune dal virus dell’Hiv, mentre in realtà contribuisce a diffonderlo.
 
Sostenitori di Zuma fuori dall'Alta Corte di JohannesburgFuturo incerto. Quali le prospettive per il futuro? “Le varie commissioni parlamentari si palleggiano un nuovo progetto di legge sulla violenza sessuale ormai dal 1998”, continua la Shelver. Una lentezza istituzionale che stride col fatto che il Sudafrica abbia una delle più numerose rappresentanze politiche femminili al mondo, con un terzo dei deputati. “Alcune strutture di supporto infatti sono state messe in piedi” conclude Carrie, “ma c’è ancora un grosso gap tra teoria e realtà. Le autorità non si stanno realmente impegnando per cambiare la situazione, nonostante qualche passo avanti. Senza contare che anche le parlamentari alla sera tornano a casa, e possono essere vittime di abusi come tutte le altre Sudafricane”.

Matteo Fagotto

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