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Un triste primato. Le violenze sessuali in Sudafrica sono
endemiche. E’ questa la conclusione che emerge dalle cifre pubblicate dal Powa (People Opposing Women Abuse), un’ong nata nel 1979: due donne
stuprate ogni minuto (cioè più di un milione all’anno su una popolazione totale
di 45 milioni, compresi i maschi); solo un caso su nove viene denunciato, e di
questi solo il 7 percento si conclude con una condanna; una donna su sei viene
uccisa dal proprio partner in casi di violenze domestiche, le più diffuse in
assoluto; un uomo su quattro ha commesso almeno uno stupro nella sua vita. I
giovani risultano essere i più colpiti, soprattutto le ragazze tra gli otto e
gli undici anni; una ragazza su quattro e un ragazzo su cinque sotto i 16 anni
sono stati vittime di violenze sessuali, che contribuiscono tra le altre cose
al diffondersi del virus dell’Hiv, che colpisce più del 20 percento dei Sudafricani.
Numeri agghiaccianti, ma che nascondono un problema soprattutto culturale.
Il caso Zuma. Jacob Zuma, ex-vice presidente della repubblica e
dell’Anc (African National Congress), il partito al potere, è stato accusato
di stupro da una sua conoscente di lunga data. La donna è stata sottoposta a un
vero e proprio linciaggio mediatico, tanto che la sua identità è stata tenuta
segreta e la polizia ha organizzato per lei un’apposito programma di
protezione. Nulla a che vedere con l’ex-vicepresidente, che gode del supporto
di
un comitato apposito (Friends of Jacob
Zuma) organizzato dai suoi sostenitori. L’ultima parola spetterà alla
giustizia sudafricana, ma il fatto che sia la donna a doversi quasi discolpare,
facendo luce sul suo passato sessuale, dimostra quante difficoltà debbano
affrontare le poche donne che si fanno avanti. A questo vanno aggiunte alcune
credenze popolari che peggiorano ulteriormente la situazione, come quella secondo
cui chi fa sesso con una vergine diventa immune dal virus dell’Hiv, mentre in
realtà contribuisce a diffonderlo.
Futuro
incerto. Quali le prospettive per il futuro? “Le varie
commissioni parlamentari si palleggiano un nuovo progetto di legge sulla
violenza sessuale ormai dal 1998”, continua la Shelver. Una lentezza
istituzionale che stride col fatto che il Sudafrica abbia una delle più numerose
rappresentanze politiche femminili al mondo, con un terzo dei deputati. “Alcune
strutture di supporto infatti sono state messe in piedi” conclude Carrie, “ma
c’è ancora un grosso gap tra teoria e realtà. Le autorità non si stanno
realmente impegnando per cambiare la situazione, nonostante qualche passo
avanti. Senza contare che anche le parlamentari alla sera tornano a casa, e possono
essere vittime di abusi come tutte le altre Sudafricane”.
Matteo Fagotto