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Ci sarà poco da festeggiare oggi a Ciudad Juarez, la cittadina messicana vicino
al confine con gli Stati Uniti famosa per i continui omicidi che la riguardano.
I fatti. Ci hanno provato le autorità messicane a porre rimedio a questa tremenda situazione,
senza alcun successo. Qualcuno sostiene che vi siano anche connivenze fra chi
dovrebbe investigare e chi commette i delitti. Solo così si potrebbe spiegare
l’assoluta mancanza nel corso degli anni di prove che incastrino i responsabili.
Anzi, nel corso del tempo gli omicidi e le sparizioni sono andate aumentando.
Secondo quanto riferito dalle associazioni composte dai familiari e dagli amici
delle donne in causa, in questa calda cittadina dello stato di Chihuaua sparisce
una ragazza alla settimana. Nella stragrande maggioranza dei casi i corpi vengono
rinvenuti nelle periferie della città, in condizioni pietose e con evidenti segni
di violenza sessuale e torture. Per non contare lo spettacolo terribile delle
mutilazioni.
Perché a Ciudad Juarez?. Si potrebbe dire che di mezzo ci sia un serial killer. Ma in tredici anni avrebbe
lasciato qualche traccia, si sarebbe in qualche modo tradito. Un certo legame
fra le morti sospette alla città si potrebbe anche trovare. Ciudad Juarez, che
è una grande città (sono circa due milioni di abitanti), ha un grave problema
di immigrazione. Anzi, a dire il vero è una città di immigrati, alcuni in attesa
di oltrepassare il vicino confine con gli Usa, altri, soprattutto le giovani donne,
sono impiegate nelle maquillas, le fabbriche di assemblaggio di proprietà delle grandi multinazionali, che
sfruttano il lavoro a basso costo delle donne messicane (per assemblare componenti,
sono ideali). Un’immigrata senza documenti, che rincorre il sogno americano, non
ha valore. Irene Khan, della segreteria generale di Amnesty, ha fatto sapere che “la principale sfida che le autorità federali e quelle dello stato devono
raccogliere, è quella di elaborare una strategia dettagliata e di migliorare il
coordinamento tra loro per seguire le centinaia di casi riferiti sinora.” A Ciudad
Juarez oggi, 8 marzo, è un altro giorno triste.Alessandro Grandi