
Aumentano fame e disperazione a Gonaives, epicentro delle inondazioni che nei
giorni scorsi hanno colpito Haiti.
Ma è la sete, soprattutto, a minacciare i sopravvissuti. E lo è, paradossalmente,
proprio mentre l'acqua pervade e travolge tutto: case, strade, mercati, animali,
uomini.
L'uragano è passato, ma gran parte della città è ancora sommersa. Trecentomila
persone non hanno più casa, e i tetti servono da rifugio ai sopravvissuti.
“Le scene peggiori sono quelle dei bambini orfani o abbandonati che vagano per
la città in cerca di cibo”, spiega un operatore della Croce Rossa. “Gli aiuti
internazionali – continua- sono arrivati, ma le tonnellate di alimenti che stiamo
distribuendo non bastano. A Gonaives sono interminabili le file per ricevere un
po' di riso e fagioli: intor
no agli aiuti, si accalcano anche 20mila persone”.

Il tutto avviene mentre si moltiplicano furti e tentativi di saccheggio nei centri
di distribuzione del cibo, ad opera di bande criminali. Ieri si sono registrati
diversi gli incidenti, anche tra la gente comune, esasperata dalla mancanza di
acqua e alimenti.
Sale anche il numero dei morti: 1650, secondo le autorità locali. A questi si
aggiungono - ma le cifre potrebbero essere molto più alte - un migliaio di dispersi
e altrettanti feriti. Per loro la situazione è drammatica: non sono sufficienti
i medici e i farmaci per curarli e il rischio di infezioni, nell'acqua contaminata,
è altissimo. Così quello di epidemie. Per evitarle, i cadaveri sono stati accumulati
in una fossa comune attorno a Gonaives. Ma non basta, perchè sono ancora troppi
i morti abbandonati per le strade, nelle stesse acque che i vivi, presi dalla
disperazione, bevono.
“I cadaveri sono così tanti, che ne senti l'odore, ma non li vedi”, spiega un
sopravvissuto.
“La situazione è estremamente critica”, ha detto Francois Gruloos,direttore,ad
Haiti,del Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia. “Sono ancora poche le medicine
e pochissimi i medici: giovedì scorso, forzando le porte, centinaia di persone
hanno invaso l'unico ospedale funzionante di Gonaives. All'interno,un'amara sorpresa:
c'era un solo dottore”.

Haiti non è nuova alle catastrofi naturali: già lo scorso maggio, un'alluvione
aveva provocato 1191 morti e 1484
feriti. Ma ad aggravare gli effetti di quest'ultimo uragano, ha contribuito la
deforestazione selvaggia che il piccolo stato ha subito ad opera dei suoi stessi
abitanti, per i quali la legna è una buona fonte di guadagno: un circolo vizioso
per un Paese poverissimo, che vive di rimesse degli emigrati,aiuti umanitari e
cocaina (passa da Haiti il 15 per cento di quella che dalla Colombia va negli
Stati Uniti).
Secondo il Programa per lo Sviluppo delle Nazioni Unite, ad Haiti il 10 per cento
della popolazione non ha praticamente nulla. C'è un medico ogni novemila abitanti
e un tasso di mortalità infantile (68 per mille)che è il più alto dei Caraibi.
Metà dei bambini non va a scuola, mentre nella capitale Port-au-Prince vivono
circa 300mila 'restavek',piccoli schiavi venduti dalle loro famiglie per poter
sopravvivere.
Dallo scorso febbraio, dopo la cacciata di Aristide, il Paese è retto da un governo
provvisorio e 'guardato a vista' dalla forza internazionale di pace delle Nazioni
Unite, la Minustah. Dopo decenni di governi corrotti o violenti, lo Stato, crollato
a febbraio, non si è più ricostituito. Oggi, ad Haiti, è praticamente assente.
Ciò rende ancora più tragico l'effetto delle cicliche catastrofi naturali, che
rischiano di lasciare ferite impossibili da rimarginare.