Scritto per noi da
Maurizio Campisi

Alla fine Ottón Solís si è rassegnato. Dopo un mese di reclami, riconteggi, appelli
e denunce (696 in totale), il candidato del Pac (Partido Acción Ciudadana) ha
riconosciuto la vittoria di Óscar Árias. La Costa Rica ha così, a partire dall’8
maggio, un nuovo presidente, eletto dopo il più discusso dopo elezioni nella storia
democratica di questo Paese.
La polemica era iniziata non appena si erano chiuse le urne lo scorso 5 febbraio.
Lo scrutinio elettronico aveva subito fatto rilevare uno scarto così minimo da
costringere il Tribunale elettorale a ricorrere alla verifica manuale di tutte
le schede. Il processo, durato un mese, ha però confermato il margine di vantaggio
che Árias manteneva sul suo rivale, Ottón Sólis. Alla fine, la differenza tra
i due è risultata dell’1,1%, poco più di diciottomila voti. Numeri alla mano,
al neo presidente è andato il 40,92% delle preferenze, a Solís il 39,80%.
L'ex premio Nobel. Árias è già stato presidente della Costa Rica tra il 1986 ed il 1990, in un
periodo marcato dal riconoscimento internazionale del Premio Nobel assegnatogli
nel 1987, ma anche da diversi problemi in quanto a politica interna. La memoria
dei settori popolari è risultata alquanto corta, visto che fu proprio Árias a
tagliare le sovvenzioni sui prodotti di consumo quotidiano lasciandoli alla mercè
dell’inflazione. Allora, il contraccolpo sulle famiglie fu duro, ma paradossalmente,
Árias deve oggi la sua elezione proprio grazie ai voti delle province più povere,
come il Guanacaste e la regione Atlantica. Nel suo discorso di ringraziamento
agli elettori ha proprio ringraziato i più poveri con i quali, ha dichiarato “questo
governo ha assunto un debito da cancellare”. Per il neo presidente si prospetta
però una stagione di forti reclami.
E il Cafta?.

Non è mai stato un segreto che Árias farà di tutto perchè il Congresso approvi
la ratifica del Cafta con gli Usa, un accordo controverso osteggiato dai sindacati,
che hanno già promesso forti azioni di pressione. D’altronde, il neo-presidente
ha tutto da guadagnare nell’apertura indiscriminata al commercio, visto che le
sue imprese e quelle dei suoi soci si vedrebbero beneficiate dal trattato con
gli Stati Uniti. Forte della sua immagine internazionale e del controllo sul Congresso,
Árias è quindi ottimista sul futuro del trattato e non lo preoccupa la probabile
crisi sociale che ne deriverà.
Tra le persone più ricche del paese, il premio Nobel è espressione dell’oligarchia
di una Costa Rica legata al sistema tradizionale di fare politica, che ricorre
al clientelismo come motore della relazione tra la cosa pubblica e l’impresa privata.
La stessa vittoria in queste elezioni si deve all’uso di provati meccanismi ed
in particolare alla macchina organizzativa del suo partito, Liberación Nacional,
che con promesse ed impegni è riuscito a portare ai seggi migliaia di persone
che altrimenti non sarebbero andate a votare.
E adesso?. Ora, però, in molti si aspettano che questo favore venga ricambiato.
Niente di nuovo, quindi nel panorama politico locale. Le promesse sono quelle
di sempre, ma non sfugge a nessuno che il piano di Árias è a lungo termine e viene
da lontano. Già due anni fa era riuscito ad ottenere dalla Sala costituzionale
un’interpretazione molto personale sulla rielezione presidenziale, fino ad allora
vietata dalla Costituzione. Passato sopra quest’ostacolo Árias si è poi visto
liquidare dalle indagini della magistratura i personaggi simbolo del Pusc, l’altro
partito di governo, Calderón e Rodríguez. Con i due ex presidenti in carcere,
il Pusc è praticamente scomparso dalla mappa politica ed Árias ha avuto via libera
per una elezione che sembrava senza problemi. Ottón Solís, per quanto ha potuto,
ha fatto quindi la parte del guastafeste. Poi, ha dovuto rassegnarsi alla legge
dei numeri.
Nei prossimi giorni il neo presidente definirà la sua squadra di governo. Per
il momento l’unico a sapere l’incarico che ricoprirà è il fratello di Árias, Rodrigo,
l’eminenza grigia dell’intero processo che ha portato alla rielezione. Per lui
è pronto il posto di Ministro della presidenza. Lungi dal preoccuparsi di accuse
di nepotismo, Árias reputa la presenza di Rodrigo come indispensabile per il futuro
del governo. Per i prossimi quattro anni gli affari della Costa Rica, è il caso
di dirlo, saranno anche e soprattutto affari di famiglia.