Scritto per noi da
Paolo Busoni
L'invio
più che probabile di sei caccia Amx in Afghanistan pone
numerosi interrogativi sia riguardo alla missione sia riguardo alla
scelta del velivolo.

La missione, nonostante sia stata presentata
come una specie di prosecuzione con altri mezzi dell'opera
“meritoria” svolta dalla missione Nato denominata Isaf in quel
paese, ha un carattere nettamente muscolare: i sei aerei inviati non
si limiterebbero certo a scattare foto alle piantagioni di oppio,
come è stato detto da autorevoli rappresentanti delle Forze
Armate.
In
effetti compare tra le righe la sigla Cas, che sta a significare
close air support (supporto aereo
ravvicinato, in militarese
nostrano), cioè in parole povere bombardamento tattico.
Le
missioni Cas si rendono necessarie in Afghanistan in vista
dell'allargamento del teatro di manovra di Isaf che piano piano sta
sostituendo gli statunitensi nella ben diversa e veramente
guerreggiata campagna Enduring Freedom
contro i ribelli Talebani.
E'
un impiego fuori area della Nato che sta passando sotto silenzio e
che sicuramente, vista la reale situazione nelle zone di attività
(il sud del paese a maggioranza Pashtun) porterà gravi
conseguenze.
La
Nato non è in guerra contro nessuno, era andata in Afghanistan
nel 2002 a stabilizzare il paese,
ad aiutarlo nel percorso verso la ricostruzione, la democrazia
eccetera, ma ora è chiamata ad affiancare e sostituire le
truppe statunitensi.
Gli
americani si defilano, dopo quattro anni non sono riusciti ad aver
ragione del nemico, non hanno ottenuto nessun risultato eclatante
-come la cattura di Osama bin Laden o del mullah Omar- e poi hanno
altre gatte da pelare in Iraq.

Il
velivolo scelto è - solo sulla carta - il più adatto
alle missioni Cas, ma sconta una serie di gravi tare sia di
progettazione, sia di esperienza operativa, che potrebbero veramente
mettere a repentaglio i piloti, catapultati in un teatro difficile
dove le contromisure del nemico si chiamano
Stinger
e SA9, la copia russa o cinese.
L'AMX
Ghibli nasce dalla necessità
di sostituire i vecchi Fiat G91 nel ruolo di attacco al suolo, si
sviluppa negli anni '80 quando ormai i principali produttori
occidentali hanno già messo sul mercato velivoli simili e
quindi all'Italia non resta che la co-produzione (ben agevolata dai
crediti delle banche pubbliche italiane) niente meno
che con il Brasile.
L'aereo
nasce vecchio ed arriva ai reparti quando ormai le teorie che lo
avevano reso necessario non esistono più: il Patto di Varsavia
si è dissolto e non sussiste certo il requisito tattico di
fermare l'assalto delle colonne corazzate dei “rossi” da Est.
Viene quindi adibito al ruolo di tappabuchi, in attesa
dell'arrivo di aerei più moderni e in sostituzione del
Tornado nelle missioni di giorno e non troppo impegnative.
In
compenso l'attività dimostra tutti i limiti della macchina,
specie nella motorizzazione, veramente obsoleta già al momento
della progettazione.
Tanto
che dopo numerosi incidenti (il più diffuso è lo
spegnimento in volo del motore), la linea - che non arriverà
mai a contare 135 esemplari previsti - subisce parecchi stop tecnici
e addirittura anche il sequestro da parte della magistratura penale.

In
questa condizione l'Amx
vivacchia:
non viene utilizzato nelle missioni operative all'estero e mantiene
un basso, bassissimo, profilo da carrozzone costoso qual è.
Almeno fino al dopo Kosovo, quando nella lista della spesa
dell'Aeronautica Militare cominciano a figurare bombe a guida laser,
che potrebbero essere impiegate anche dall'Amx.
Viene
data una nuova chance alla
macchina, si stabilisce di integrarla con un sistema di puntamento
laser autonomo e destinarla così all'attacco di precisione.
Soldi
buttati: la conversione è ancora in corso e non crediamo che
in Afghanistan, dove lo schieramento è previsto per i prossimi
due-tre mesi, arriveranno macchine già in grado di essere
autonome dalla presenza di “puntatori” posizionati su altri aerei
(di chi?) o addirittura a terra (dove?).
In
queste condizioni la situazione si complica parecchio: il pilota
chiamato a “sanitizzare” una certa area (che significa
bombardare) deve scendere di quota e volare pericolosamente basso,
giusto incontro ad una “selva” di contromisure di cui sappiamo
essere gli afgani - di ogni fazione - ben dotati.

Sono i missili
antiaerei da spalla russi SA7 e SA9 e soprattutto gli
Stinger
(originali o copiati in Iran), che dai tempi dell'invasione sovietica
e dalla
geniale campagna di aiuti
di Reagan ai
mujaheddin sono in
loro possesso.
Contro
certi oggetti, di giorno e a bassa quota non c'è scampo o
quasi, lo sanno bene tutti: piloti, comandanti e anche i politici.
Le alternative sono due: o non si compie la missione, oppure si sale
di quota -come ai tempi del Kosovo- e allora crescono gli “effetti
collaterali”, ma a questa possibilità ha già pensato
per tempo l'assoluta assenza di copertura giornalistica da parte dei
grandi media.