Le campagne cinesi, grandi sconfitte del boom economico, presto
potrebbero beneficiare di agevolazioni fiscali e aiuti economici decisi
dal governo centrale. Il 5 marzo si è aperto a Pechino il quarto
Congresso nazionale del popolo dove verrà discusso il piano che prevede
un aumento degli investimenti nell’educazione, nella sanità e nella
costruzione di strade e infrastrutture nelle aree rurali, con lo scopo
di diminuire gli squilibri che vi sono tra città e campagne nella
distribuzione della ricchezza.
Contraddizioni. "Le montagne sono alte e l’imperatore è
lontano". Così recita un proverbio cinese, scettico sull'efficienza
statale. Ma forse questa volta i 750 milioni di contadini, due terzi
della popolazione cinese, scopriranno che lo Stato può anche essere
efficiente, se vuole. Il nuovo progetto di sviluppo per le campagne
dovrebbe portare all'aumento del potere d’acquisto dei contadini,
passando per il miglioramento delle condizioni di vita e l'aumento dei
salari. Un passo iniziale è stato fatto il primo gennaio di quest'anno
con la soppressione dell'imposta agricola, ma i contadini continuano a
far parte della fascia più povera della popolazione, con un reddito
annuo tre volte inferiore a quello degli abitanti delle città.
Parecchie sono le cause di questa situazione, tra cui la politica del
figlio unico, lanciata nel 1979, che impedisce ai contadini di poter
contare sui figli per vivere una vecchiaia dignitosa. Paradossalmente,
mentre l'economia cresce, la forbice tra aree rurali e cittadine si
allarga. L'urbanizzazione e l'industrializzazione divorano i terreni
agricoli, che vengono acquistati per un tozzo di pane dai contadini, ai
quali non è riconosciuto del tutto il diritto alla proprietà.
Nuovi consumatori. Il consumo interno delle merci prodotte nel
Paese rappresenta il 39 percento del Pil nel 2005, contro il 46
percento del 1995. E i contadini (che sono la maggioranza della
popolazione) contribuiscono ai consumi interni solo per il 32,9
percento. Il colosso asiatico è quindi fortemente dipendente dalle
esportazioni e le politiche protezionistiche messe in atto da alcuni
Paesi occidentali possono mettere in difficoltà l'industria cinese, che
non saprebbe come smaltire le eccedenze. Ecco, quindi, che i
contadini assumono un nuovo fondamentale ruolo. L’aumento della
ricchezza nelle campagne e il miglioramento del tenore di vita servirà
a far decrescere la dipendenza del Paese dalle vendite all'estero.
Cavallo di battaglia delle politiche del presidente Hu Jintao e del
premier Wen Jiabao è la rivitalizzazione delle aree rurali per porre
rimedio a una crescita squilibrata.
Motivazioni economiche. Andy Xie, economista di Morgan Stanley,
ha affermato che "è nell'interesse della Cina cambiare il modello di
sviluppo prima che le tensioni causino una crisi economica". L'attuale
modello fondato sull'esportazione e gli investimenti esteri potrebbe
essere portato al proprio limite per le frizioni interne causate dalle
ineguaglianze e per il successo commerciale cinese all'estero. Quindi
l'eliminazione delle disuguaglianze sarà un punto fondamentale per le
politiche dei prossimi cinque anni.