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“Le ragioni dell'omicidio di Faidhi Mohammad Amin al-Fadhi a Mosul sono da ricercare
a Baghdad, nei palazzi del potere, non in città. Questo delitto è collegato con
quello di Ghalib al-Zuheir a Miqdadiah e con quello di Taleb Latif Alì a Baquba.
E' evidente ormai che il governo di Allawi e le truppe occupanti hanno individuato
la strategia di uscita dal pantano in cui sono cacciati: eliminare tutti gli ulema sunniti più scomodi, quelli che non vogliono trattare, quelli che chiedono alla
popolazione di resistere”.
Il sospetto. “Io conosco Mosul come le mie tasche”, commenta Mohammed che a Mosul è nato e vive da sempre, “è divisa in due dal fiume Tigri: a est comandano i curdi, a ovest gli arabi. Divisi quindi, ma ci conosciamo tutti. Qui nessuno avrebbe toccato al-Fadhi se non avesse avuto la garanzia dell'impunità. La comunità araba di Mosul era coccolata dal regime di Saddam, tanti di Mosul diventavano alti quadri nell'esercito iracheno. Questo accadeva per due motivi: da un lato serviva a tenere buoni i curdi di Mosul, dall'altro serviva a tenere buoni i wahabiti di Mosul, che sono un gruppo molto forte in città. I fondamentalisti sono stati arrestati e uccisi da Saddam, ma adesso sono molto forti e la gente è terrorizzata. Solo che, per quanto i sunniti siano loro nemici, i wahabiti non avrebbero mai colpito un personaggio come al-Fadhi”.
Secondo Osman, “una volta pacificato il nord curdo con una serie di accordi con i vertici politici del Puk e del Upk (i due maggiori schieramenti politici curdi ndr) e raggiunto un sostanziale accordo di non belligeranza con il sud sciita, garantito da al-Sistani, dove è stato ridimensionato il ruolo dell'ayatollah Moqtada al-Sadr, l'unico problema rimane il cosidetto triangolo sunnita. Il Consiglio degli Ulema è l'organo più influente della regione e, Stati Uniti e governo Allawi, hanno deciso di eliminare gli elementi più ingombranti”.
Il rapporto tra le forze della Coalizione e i sunniti, subito dopo l'invasione dell'Iraq e la caduta di Saddam, era partito bene. I sunniti rappresentano una minoranza in Iraq, ma una minoranza importante visto che Saddam era uno di loro. Questo ha garantito un dominio su sciiti e curdi che, venuto meno l'ombrello di Saddam, i sunniti temevano si ritorcesse contro di loro in forma di vendetta da parte dei due gruppi maggioritari nel Paese, curdi e sciiti appunto.
“Certo c'erano i fedelissimi di Saddam e gli integralisti”, spiega Osman, “ma
gli uni erano isolati nel Paese e gli altri venivano in massima parte dall'estero.
In Iraq non hanno mai amato gli integralisti e questo li rendeva abbastanza isolati.
Poi la Coalizione ha commesso tutta una serie di schiocchezze che, poco a poco,
hanno marginalizzato l'ala più diplomatica del Consiglio degli Ulema in favore
di quella più integralista. La rottura definitiva è avvenuta nell'arco degli ultimi
due mesi. Prima la chiamata al boicottaggio delle elezioni di gennaio e poi l'orrore
di Falluja”.
Osman fa riferimento alle dichiarazioni di Mohammed Basher al-Faydu, portavoce del Consiglio degli Ulema dei Sunniti che, il 4 ottobre 2004, dichiarava sul giornale del Kuwait al-Rai al-Amnr :”Se continueranno i bombardamenti e le violenze contro la popolazione irachena, il Consiglio proclamerà una grande alleanza di tutti i musulmani iracheni contro i collaborazionisti del governo Allawi e contro gli occupanti”. Un mese dopo comincia l'operazione Phantom Fury, l'attacco finale a Falluja, roccaforte sunnita. Il Consiglio parla di massacro e invita al boicottaggio delle elezioni previste in Iraq per il 30 gennaio 2005.
La strategia nascosta. “Da quel momento, Allawi e i suoi ispiratori statunitensi hanno deciso di eliminare il problema”, racconta Osman, “a modo loro. Come in Vietnam. Come in Sud America. Eliminare gli ulema non controllabili e terrorizzare quelli più morbidi facendogli sapere che fine si fa opponendosi ai nuovi padroni”.
Il 12 novembre 2004 viene arrestato a Baghdad presso la moschea Ibn Taymiya Mahdi al-Sumaidai.Il giorno dopo, subito dopo la preghiera del venerdì, presso la moschea Saalam di Baghdad, viene arrestato Mustafa al-Dulaimi. Entrambi sono due influenti ulema del Consiglio ed entrambi avevano caratterizzato le loro prediche con incitamenti alla resistenza e al boicottaggio delle elezioni. Come scritto prima, tra il 22 e il 23 novembre, venggono assassinati altri tre ulema.
“Solo una persona in malafede può non vedere cosa sta succedendo”, dice Osman,
“li vogliono eliminare. Tutti. E magari lo faranno fare a Zarqawi. Quello è buono
per ogni occasione”. La teoria di Osman è chiara: “Zarqawi non esiste. Serve un
simbolo di un terrorismo senza pietà. La guerriglia in Iraq è frammentata e divisa.
Ci sono gli stranieri, ci sono i saddamiti, ci sono i briganti tradizionali e
mille altri nemici. Ma una guida unica non esiste e Zarqawi è uno strumento politico.
Qualcuno mi può spiegare perchè, dopo un massacro terribile, dopo morte e distruzione,
nessuno chiede che fine ha fatto Zarqawi? Ma l'attacco a Falluja non era finalizzato
alla cattura del mitico terrorista? Ci dicono che è riuscito a scappare, ma guarda
caso centinaia di famiglie sono rimaste intrappolate in città. Se era impossibile
notarne la fuga in mezzo a tanti disperati, perchè attaccare la città allora?”
I dubbi di Osman sono molti, ma conferme ufficiali non ci sono. I militari Usa hanno preso Falluja e si ridispiegano verso Mosul, sempre alla caccia di questi imprendibili terroristi. Mosul rischia di passare lo stesso inferno di Falluja, mentre al-Zarqawi è libero di fare annunci sul web. “Voi Ulema avete tradito i mujhaiddin”, recitava un comunicato diffuso oggi su Internet e firmato da al-Zarqawi in persona, “ci avete lasciato soli nei momenti più bui, non vi siete uniti alla lotta e pagherete caro il vostro tradimento”.
“Ma come? Gli ulema si sollevano contro l'eccidio di Falluja e contro le elezioni e Zarqawi non trova nessuno di meglio con cui prendersela che gli unici che hanno richiamato l'attenzione sulla situazione della cittadina sunnita? Strano”, conclude Osman, “come il momento scelto per indicarli come bersaglio, una rivendicazione tardiva di omicidi già avvenuti o una minaccia di nuove eliminazioni?” Tra tanti dubbi, resta una certezza. Zarqawi ha tuonato contro gli ulema. Come aveva detto Osman.
Christian Elia