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La fine di un'era. “Quando sono cresciuto ho capito che quell’Iraq
idealizzato esisteva solo nei libri del regime, ma io ho un padre sciita e una
mamma sunnita…per me l’Iraq esisteva davvero”.
Non solo Bassora. “La situazione di Bassora è riproducibile in tutto l’Iraq e la
tragedia di Samarra è una conferma della situazione. Le truppe straniere, da
tempo, per diminuire il numero delle vittime, hanno lasciato il controllo delle
strade al nuovo esercito o alla nuova polizia irachena, barricandosi
all’interno delle loro basi. Ma l’esercito non è pronto ad affrontare la
situazione e la popolazione civile è rimasta in balia delle milizie e dei
guerriglieri”. E’ normale che dovesse andare così secondo Qusay. “Hanno
lasciato allo sbando i quadri dell’esercito e chi non è confluito nella
guerriglia è rimasto disoccupato a casa, cercando di tirare a campare come
guardia del corpo”. I militari stranieri assediati nelle loro fortezze, che si
muovono solo in colonne blindate, e la gente lasciata in balia di quella che,
dopo i fatti di Samarra, assomiglia sempre più a una guerra civile. “Un’ostilità
di
fondo tra sunniti e sciiti è sempre esistita ed è stata aggravata in Iraq dalla
politica del regime di Saddam, grazie alla quale una minoranza sunnita ha
vessato in ogni modo la maggioranza sciita”, racconta il giornalista. “Il
problema però, è chiaro, riguardava solo i quadri dirigenti e i papaveri del
regime. Nessun sciita iracheno ha mai avuto motivo di odiare il suo vicino
sunnita e i matrimoni misti lo dimostrano. Adesso è diverso, perché gli
attentati e le violenze hanno lasciato il segno. I fedeli vedono colpiti i
valori più sacri, come i luoghi di culto e i leader religiosi. L’odio si
diffonde in fretta”. La distruzione della cupola d’oro della moschea
Askarya a Samarra, pur non avendo
causato vittime, è un atto grave: questa moschea è il mausoleo dove riposano le
spoglie di Alì al-Hadi e di suo figlio Hassan al-Askari, rispettivamente decimo
e undicesimo imam degli sciiti. Al-Askari è anche il padre dell’imam Mojammed
al-Mahdi, il dodicesimo imam che, nella tradizione sciita, vive nascosto e
tornerà a guidare gli sciiti. Ma Samarra è solo l’ultimo episodio di una catena
di attentati che ha colpito la comunità sciita come quella sunnita. Senza
contare il numero impressionante di ulema, dottori della fede sunniti, uccisi
da sicari misteriosi. “Tutto questo è avvenuto sotto gli occhi dei militari
della Coalizione che, da quando sono arrivati, si sono sempre e solo
preoccupati di difendere se stessi e i loro obiettivi strategici. Perché il
ministero del Petrolio è superprotetto e le moschee no? Gli iracheni, anche
quelli che vedevano in modo positivo l’arrivo delle truppe della Coalizione,
non perdonano agli stranieri di non essere stati capaci di proteggere i civili,
affidando questo compito a una polizia e a un esercito incapaci a loro volta di
essere efficaci”.
Cui prodest? Una guerra civile
a chi farebbe comodo? “A tutti e a nessuno, e l’atteggiamento delle truppe
straniere ha permesso che circolassero voci incontrollate in questo senso”,
racconta Qusay. “Alcuni sostengono che sono i guerriglieri stranieri a voler
mettere l’uno contro l’altro gli iracheni per tenere destabilizzato il Paese e
continuare la loro jihad globale sulla pelle degli iracheni. Qui gira di tutto:
sauditi, marocchini, giordani, yemeniti e così via. Nessuno sa se esiste o meno
al-Zarqawi, ma sicuramente a loro fa comodo che la situazione resti tesa e che
l’odio verso gli invasori che non proteggono la popolazione aumenti a dismisura”,
spiega il giornalista iracheno. “Poi ci sono le milizie sciite. Il ministro
degli Interni, Bayan Jabr, è sciita con un passato nelle milizie Badr, quelle
dello Sciri. Ha creato un corpo di fedelissimi, chiamati squadroni della morte,
che si sono macchiati di crimini terribili contro i sunniti, creando
addirittura una prigione segreta nella sede del ministero. Come fa la gente
sunnita a fidarsi di uno così? Per non parlare degli uomini di al-Sadr,
l’esercito del Mahdi, che terrorizza la gente e impone con la violenza la sua
legge. Dalla parte dei sunniti, sono molti i terroristi stranieri, in
particolare sunniti salatiti, che avrebbero interesse a fomentare la guerra
civile, come avrebbero interesse a far degenerare la situazione i vecchi fedeli
di Saddam, abituati a tenere gli sciiti in un angolo. Infine, sempre più
iracheni pensano che siano gli stessi soldati stranieri a fomentare la guerra
civile, per avere un motivo per restare in Iraq all’infinito. Più volte i
politici statunitensi e dei paesi alleati hanno sostenuto che non andranno via
dall’Iraq fino a quando la situazione non si sarà stabilizzata, e tenerla in
bilico conviene”. Non esiste quindi una lettura
univoca dei fatti, ma l’unica certezza è che la situazione dei rapporti
interconfessionali tra sunniti e sciiti iracheni scivola sempre più nella
guerra civile. “Il problema è proprio questo”, conclude Qusay, “da qualunque
parte si guardi la vicenda, non stupisce che l’odio verso gli stranieri aumenti
a vista d’occhio. L’Iraq era oppresso da una dittatura, ma adesso è dilaniato
all’interno e in mano a bande armate rivali, che fanno a pezzi la popolazione.
Questo accade perché o la Coalizione non ha saputo impedirlo, o perché vuole
che accada. In entrambi i casi è responsabile”. Christian Elia