04/03/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



L'Australia risarcisce un bambino iraniano per i danni mentali sviluppati in un Cpt
Non tornerà più il bambino di prima, ma la sua famiglia almeno avrà i soldi per curarlo. L’iraniano Shayan Badraie, che ora ha 11 anni, riceverà dal governo australiano quasi 250mila euro come risarcimento per i danni mentali causati dall’aver vissuto per due anni in un centro di permanenza per immigrati.
 
Il tesserino di identificazione di un bambino nel centro di WoomeraLa storia. Insieme ai suoi due genitori, Shayan è stato detenuto dal 2000 al 2002 (quindi dai cinque ai sette anni) nel centro di Woomera, in una zona sperduta dell’Australia meridionale. La famiglia, originaria dell’Iran, aveva fatto richiesta di asilo. La politica australiana verso l’immigrazione, considerata una delle più dure al mondo, prevede la detenzione automatica di clandestini, lavoratori illegali e stranieri con il visto scaduto, finché il loro caso non viene chiuso. Le condizioni di vita in questi centri per immigrati sono spesso state oggetto di critiche da parte delle organizzazioni per i diritti umani. Così, in quei due anni passati a Woomera il piccolo Shayan ha visto di tutto: tentativi di suicidio, violenze delle guardie, detenuti che impazzivano e si procuravano da soli delle ferite. Scosso, Shayan ha passato periodi in cui non mangiava, non beveva, non parlava. La diagnosi: disordine post-traumatico da stress (Ptsd) e depressione. Per questo si sono resi necessari diversi ricoveri in ospedale.
 
Il Cpt di Woomera sorge nello sperduto outback australianoIl risarcimento. Alla fine, alla famiglia Badraie è stata concessa la cittadinanza, ora vivono a Sydney. Shayan va a scuola, ma non è più come prima. Per questo i suoi genitori hanno fatto causa al governo del conservatore John Howard, popolare in patria (è stato eletto quattro volte) anche per la sua posizione sull’immigrazione. Dopo due mesi di udienze, Canberra ha deciso di non aspettare il giudizio della corte, proponendo ai Badraie un risarcimento di 400mila dollari australiani (245mila euro): accettato, e il governo dovrà pure pagare le spese processuali per un altro milione di dollari australiani. “Siamo molto sollevati dal fatto che il governo si è finalmente assunto la responsabilità per quello che è successo a nostro figlio nel centro di detenzione”, hanno detto i genitori. “Siamo venuti in Australia in cerca di protezione e di una vita pacifica. Ci ha spezzato il cuore vedere nostro figlio così malato, per quello a cui ha assistito nel centro. E nessuna cifra in denaro potrà restituirgli l’infanzia perduta”.
 
ll premier australiano, John HowardGli sviluppi. E’ soddisfatta anche Rebecca Gilsenan, l’avvocato della famiglia Badraie. “Spero solo che il governo si accorga di questo fatto, e la smetta di spendere i soldi dei contribuenti in risarcimenti a persone trattate in modo vergognoso nei centri di permanenza temporanea”, ha detto. Il caso del piccolo Shayan, e soprattutto la rivolta in un Cpt lo scorso luglio, ha comunque già contribuito a rendere più elastiche le regole sull’immigrazione: ora le famiglie con figli non vengono mandate in questi centri. Ma secondo una senatrice dei Verdi, Kerry Nettle, sono già centinaia i bambini che sono stati mentalmente segnati dalle detenzioni. Legalmente, il caso di Shayan Badraie non costituisce un precedente vincolante. Ma, incoraggiati da questo epilogo, è probabile che altri immigrati ora tenteranno di ottenere un risarcimento dal governo di Canberra.
 

Alessandro Ursic

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