A distanza di anni, i casi più frequenti di disturbo post traumatico da stress riguardano reduci del Vietnam
Scritto per noi da
Adriano Seu
Tra i tanti reduci di guerra statunitensi che soffrono di disturbo
post traumatico da stress, negli ultimi anni è aumentato vertiginosamente quello
relativo
ai veterani del Vietnam, che lamentano disturbi anche a distanza di molti anni.
La voce relativa alle spese per l’assistenza e le cure agli ex combattenti comincia
a pesare come un macigno sul bilancio annuale. Mentre la vita di migliaia di giovani
soldati e delle rispettive famiglie viene irrimediabilmente segnata dalle traumatiche
esperienze di guerra, le autorità devono barcamenarsi tra la necessità di ridurre
sensibilmente le spese e l’obbligo morale verso chi ha sacrificato gran parte
della propria vita per il Paese.
Sintomi tardivi. Da
un rapporto del Dipartimento di Stato per l’Assistenza ai Veterani
(Dva) è risultato che il dramma degli ex combattenti di guerra colpiti
dal disturbo post traumatico da stress (Ptsd) è ben lungi dall’essere
risolto. Un nuovo studio mostra come almeno il 40 percento delle
richieste di sussidi di invalidità inoltrate negli ultimi anni abbia
riguardato reduci del Vietnam. Negli ultimi cinque anni il numero delle
persone che percepiscono aiuti e indennizzi – pari a 2.300 dollari
mensili a carattere vitalizio - per casi di disturbi post-traumatici è
aumentato sette volte di più di quello relativo a tutte le altre
patologie mentali. Nel 1999 i fondi stanziati per programmi a favore
dei veterani affetti da Ptsd erano 1,7 miliardi di dollari, quelli
dell’anno passato sono stati 4,3 miliardi di dollari. Si è trattato di
un aumento di più del 150 percento. La maggior parte degli analisti
concorda nel ritenere che l’impennata dei costi dipenda direttamente
dagli strascichi che la guerra del Vietnam si sta ancora portando
dietro. D’altra parte, secondo numerosi studiosi e psicologi, non vi è
nulla di strano nel fatto che i disturbi post-traumatici, derivati da
pregresse esperienze di guerra, si manifestino a distanza anche di
molti anni. Dunque, non si fatica ad immaginare quale potrà essere,
magari fra 20 o 30 anni, il destino di migliaia di reduci
dall’Afghanistan e dall’Iraq.
Generazioni di ammalati. Dai dati del Dva risulta che buona parte dei veterani provenienti dai conflitti
iracheno e afgano è affetto da disturbi mentali o dalla sindrome post traumatica
da stress.
Più di un terzo dei soldati mandati a combattere il regime di Saddam Hussein ha
avuto bisogno di sostegno psicologico, mentre un buon 20 percento è risultato
affetto da Ptsd. Ne hanno sofferto, o ne soffrono ancora, l’11,5 percento del
contingente nordamericano impegnato in Afghanistan e l’8,5 percento di quello
stanziato in Bosnia. Non è raro che molti restino schiacciati dal peso delle atrocità
vissute in guerra, tanto da spingere un numero considerevole di veterani al suicidio.
Tuttavia, a causa della recente contrazione del budget, il governo ha già segnalato
come una delle priorità dell’amministrazione Bush per i prossimi cinque anni dovrà
necessariamente essere il taglio di circa il 16 percento dei finanziamenti in
favore dei veterani.
Tra necessità di ricerca e mancanza di fondi. Non è stata ancora trovata una cura efficace al cento per cento e, soprattutto,
ogni soggetto sviluppa patologie diverse che, in combinazione col carattere e
col vissuto dell’individuo, generano tipologie di disturbi non classificabili
secondo schemi precisi. Vista la necessità di ridurre il budget, l’individuazione
dei finti casi di disturbi mentali si è convertita in una priorità dell’amministrazione
statunitense, che ha predisposto dei test di verifica sulle richieste di sussidio
inoltrate recentemente e su quelle future. Tuttavia, nonostante il governo abbia
intenzione di imprimere un giro di vite al meccanismo dei facili sussidi vitalizi,
lo scorso 18 gennaio è stato inaugurato in Arizona un nuovo centro per il sostegno
e il recupero dei veterani navajo, che finalmente, dopo anni di guerre combattute
per il popolo statunitense, hanno ottenuto il tardivo riconoscimento per il contributo
dato.