Rolando ha 28 anni. Era consulente di vendita alla Coca Cola. Dopo un incidente sul lavoro, è stato licenziato
scritto da
Giorgio Trucchi

Rolando Calero appare nel recinto di baseball
dell'impresa con la sua maglietta rossa che porta il logo della Coca Cola.
Arriva per partecipare all'assemblea organizzata dal sindacato dove, tra gli
altri punti, si informerà sulle azioni intraprese per la sua reintegrazione nel
posto di lavoro che gli è stata negata dall'impresa.
Il dolore di cui ancora soffre lo obbliga a
camminare lento. Continua a portare un busto di protezione che lascia
intravedere una lunga cicatrice nella parte bassa della sua colonna
vertebrale.
- Come è avvenuto l'incidente?
- Lavoravo come Consulente di Vendita. Il 26
agosto del 2004 ho avuto un grave incidente sul lavoro. Sono scivolato mentre
salivo su uno dei camion dell'impresa, ho cercato di afferrare il tubo di
sicurezza che hanno tutti i camion, ma non sono riuscito a raggiungerlo e sono
caduto. Ho cercato di aggrapparmi alle casse di bibite, l'unica cosa alla mia portata, ma mi sono venute addosso
e cadendo al suolo sono solo riuscito a coprirmi la faccia. Sono caduto
semiseduto e l'impatto è stato diretto con la parte lombare della mia colonna
vertebrale. Ho avuto fratture in tre vertebre e anche un'ernia del disco.
Mi hanno portato all'ospedale e ho
immediatamente riempito l'apposito foglio. un requisito fondamentale quando un
lavoratore si infortuna per poter essere garantito dalle leggi della Previdenza
Sociale e del Codice del Lavoro. Dopo gli esami mi hanno sottoposto ad
un'operazione per estrarre le schegge delle vertebre e mi hanno reciso i dischi
danneggiati. Poi, il chirurgo è giunto alla conclusione che c'era
bisogno di un'altra operazione, poiché il mio dolore persisteva; era incessante,
di giorno e di notte. Neanche la seconda operazione, però, ebbe successo ed il
7
dicembre del 2005 dovettero operarmi per la terza volta.
- Durante tutto questo tempo, la Previdenza
Sociale ha riconosciuto la tua posizione di ammalato a seguito di un incidente
sul
lavoro?
- Totalmente. L'Istituto Nicaraguense di
Previdenza Sociale (Inss) ha coperto le spese dell'ospedale e sono
rimasto in
Malattia, facendo tutti i passi necessari con la Commissione Medica e
ricevendo
anche la valutazione della Commissione dell'Inss. Questa Commissione
riconobbe un'invalidità parziale permanente, indicandomi che una volta
che, una volta ristabilito dalle mie operazioni, sarei potuto ritornare
al mio lavoro
in base all'articolo 113 Comma "F" del Codice del Lavoro.
- Che cosa dice esattamente questo
articolo?
- Dice che è "obbligatorio del datore di lavoro dare al lavoratore che non possa
svolgere le mansioni a lui assegnate prima dell'incidente, un altro posto di
lavoro in base alla sua invalidità parziale, permanente o temporale".
L'impresa era obbligata a reintegrarmi nel lavoro cercandomi un posto adeguato
alle mie capacità attuali. Contemporaneamente ho iniziato le pratiche per la
mia pensione.
- La Legge della Previdenza Sociale ed il
Codice del Lavoro riconoscono la coesistenza di una pensione per invalidità e
la reintegrazione nel posto di lavoro?
- Sì. E inoltre viene riconosciuto dal
regolamento interno dell'impresa e dal Contratto Collettivo firmato con il
sindacato, quando si tratta di un incidente sul lavoro e di una malattia
professionale.
- Quale è stata la reazione dell'impresa?
- Mi sono presentato lo scorso 2 febbraio, alla scadenza dei 18 mesi di malattia
previsti dalla legge, con una
diagnosi del mio dottore, nella quale si programmava una quarta operazione per
il
21 febbraio, approfittando della presenza di alcuni medici nordamericani
specializzati in questo tipo di chirurgia. Secondo il Regolamento interno
dell'impresa, il certificato medico determina la mia situazione di salute e la
data nella quale posso ritornare al lavoro. Ho presentato alla Responsabile del
Personale
della Coca Cola, la signora María Inés Zerón, il certificato rilasciato dalla
Commissione Medica dell'Inss, la diagnosi del mio dottore e i documenti della
pratica per la pensione. La Responsabile ha comunque voluto una lettera del mio
medico a lei indirizzata, con la conferma del mio stato di salute e gliel'ho
consegnata dopo alcuni giorni.
- Che cosa ha risposto alla fine la responsabile del Personale?
- Ha detto che avrebbe proceduto con il mio
licenziamento per la scadenza dei 18 mesi di malattia e per il fatto che avrei
ricevuto una pensione.Inoltre ha aggiunto che non c'era un posto
dove mi potesse collocare, dato che non potevo riprendere il mio vecchio lavoro.
L'unica cosa che mi
riconosceva come diritto era la liquidazione, corrispondente a un mese di
salario, più l'equivalente di due mesi come bonifico in regalo,
e questo nonostante avessi lavorato quasi tre anni nell'impresa. Non ho firmato
per accettare
la liquidazione, poiché mi sono reso conto che alla fine del documento c'era
una clausola con la quale rinunciavo a tutti i miei diritti attuali e futuri di
accusare giudizialmente l'impresa o di chiedere la mia reintegrazione.
- Quale è stata la tua reazione e quella del
sindacato?
- Quando si ventilò il mio licenziamento, il
segretario generale della rappresentanza sindacale venne con me dalla
responsabile del personale per intercedere, ma ci scontrammo con una
posizione irremovibile. A
questo punto interponemmo una denuncia al ministero del Lavoro e
l'Ispettorato
convocò la responsabile del personale per parlare del tema. Venne chiamata
tre volte
e non si presentò. Chiesi un verbale di non comparizione e
posteriormente il
Mitrab mi inviò all'Ufficio di Conciliazione. Questo ufficio chiamò
nuovamente la
signora Zerón, ma nemmeno questa volta si presentò, dimostrando la sua
mancanza
di rispetto verso la mia persona e verso le autorità. Attualmente
abbiamo presentato un'altra
denuncia al Centro Nicaraguense de Derechos Humanos (Cenidh) e alla
Comisión
Laboral dell'Assemblea Nazionale, il mio caso passerà ai Tribunali del
Ministero del Lavoro per la violazione dei miei diritti.