Sul sito del Syrian Times, il quotidiano siriano in lingua inglese, solo a mezzogiorno
del giorno dopo compare la notizia dell’attentato nel quartiere delle ambasciate
di martedì.
Poche righe per dire che un gruppo di terroristi ha sparato in modo indiscriminato
nel quartiere Mezzeh di Damasco e che ora la situazione è sotto controllo. La
fonte: un responsabile della sicurezza.
L’agenzia araba siriana, Sana, si dilunga con qualche paragrafo in piu’. Riporta
che la situazione nel quartiere di Mezzeh è tornata normale. E non fa che ripetere,
citando sempre lo stesso responsabile della sicurezza come fonte, che un gruppo
terrorista armato ha sparato in modo indiscriminato nel quartiere delle ambasciate.
Il gruppo armato ha messo una bomba sotto una della auto che si trovavano parcheggiate
nel quartiere di Mezzeh. La bomba è scoppiata e ha danneggiato uno degli edifici
disabitati. La fonte dell’agenzia di informazione Sana precisa che due dei quattro
terroristi sono morti e gli altri sono rimasti gravemente feriti. Nello scontro
a fuoco sono morti un poliziotto e una donna che passava di lì.
La spiegazione di quello è successo sta, secondo la fonte, nell’anarchia e nell’insicurezza
politica della regione che provocano atti terroristici che minacciano la tranquillità
e la stabilità in tutti i paesi del Medioriente. Sapere che cosa è successo davvero
martedì sera a Damasco nel quartiere delle ambasciate è difficile anche per chi
si trova a pochi metri dal luogo degli scontri e dell’edificio bruciato.
Fonti diplomatiche presenti nella capitale siriana ci hanno raccontato mercoledì
che le versioni che passano di bocca in bocca sono diverse e contradditorie tra
loro e che non è possibile conoscere se non la versione ufficiale data dal governo
siriano attraverso i media. Non esiste in Siria un’informazione indipendente:
i pochi quotidiani, le stazioni radio e televisive subiscono il controllo del
partito del presidente Bashar al –Assad.
È certo che lo scontro armato è avvenuto vicino alle ambasciate iraniana, canadese
e inglese. Le fonti diplomatiche che abbiamo raggiunto ci hanno confermato che
la situazione nella zona dove si trova l’edificio danneggiato è tornata normale.
“L’atmosfera è tranquilla. Le persone camminano tranquillamente per strada, i
negozi sono aperti così come le ambasciate. Siamo solo scossi perché non ci aspettavamo
che a Damasco potesse succedere una cosa del genere. In ogni caso i cittadini
stranieri che rappresentiamo non sono corsi stamane in ambasciata per chiedere
di tornare a casa”.
Le stesse fonti diplomatiche hanno potuto vedere da vicino il palazzo colpito,
una ex sede delle Nazioni Unite. “L’edificio non ha più finestre, anche le cose
che conteneva sono bruciate, ma la struttura non è stata danneggiata. Non sappiamo
se qualcuno ci abitava clandestinamente”. Secondo alcune testimonianze raccolte
dalla France press, il gruppo armato era formato da sette persone con il viso
coperto che sarebbero arrivati con due auto e avrebbero lanciato due bombe contro
l’edificio ex sede dell’Onu. Le forze dell’ordine a guardia delle ambasciate avrebbero
iniziato a sparare contro il gruppo armato che a sua volta avrebbe risposto al
fuoco con fucili d’assalto e lancio di bombe.
In Siria non ci sono violenze provocate da gruppi islamici dal 1980, quando le
forze di sicurezza eliminarono l’organizzazione musulmana Brotherhood. In marzo
nella zona vicino alla Turchia ci sono stati violenti scontri tra polizia e curdi
dove persero la vita 30 curdi secondo la polizia, più di cento secondo altre fonti
locali.
La Siria è stata recentemente accusata di aver fatto passare armi chimiche sul
suo territorio destinate a un attacco terroristico in Giordania, sventato dalle
forze di sicurezza di Amman.
Sonia Sartori