scritto per noi da
Laura De Santi
"La riconciliazione
nazionale sarà l'opera di tutti per l'Algeria, un'opera di lungo respiro per cicatrizzare
le ferite e ritrovare la
coesione nazionale, la cui perdita durante la tragedia ha avuto
risultati terribili per la patria e per l'insieme dei suoi cittadini e
cittadine, senza distinzione’".
Una nuova era?
Così il presidente algerino Abdelaziz
Bouteflika ha salutato l'entrata in vigore delle misure d'applicazione
della "Carta per la pace e la riconciliazione nazionale’", approvata
per referendum il
29 settembre scorso, con l'obiettivo di chiudere definitivamente la
pagina del
terrorismo islamico che negli anni Novanta ha devastato il Paese e
causato la morte di 200mila persone,
la sparizione di 18mila persone e più di 30 miliardi di dollari di
danni. A partire da ieri
(1 marzo 2006), avranno
sei mesi di tempo per arrendersi e consegnare le armi i
terroristi che ancora sono 'au maquis' (alla macchia) sulle
montagne, principalmente nell’Algeria dell'est. Secondo le fonti
ufficiali
sono ancora circa un migliaio i terroristi di matrice islamica
appartenenti al
Gspc (Gruppo salafita per la predicazione e il Combattimento), legato
ad Al Qaeda,
ancora attivi nel paese. Il Gspc fin dal primo momento ha rifiutato la
carta
dichiarando di voler continuare a combattere per l'instaurazione in
Algeria di
uno stato fondato sulla
sharia. Ma i 48 articoli del nuovo decreto si
rivolgono anche agli estremisti islamici armati detenuti, condannati o no, ai
condannati per errore o contumacia, a quelli ricercati in Algeria o all'estero
purchè abbiano consegnato le armi nel 1999 in base alla legge sulla Concordia
civile, prima tappa della politica di riconciliazione avviata da 'Boutef', come
viene chiamato il Presidente algerino
appena salito al potere. Non potranno beneficiare dei
provvedimenti di grazia, riduzione della pena, interruzione di procedimento
giudiziario previsti dalla Carta gli islamisti coinvolti in stupri, massacri
collettivi o attentati dinamitardi in luoghi pubblici.
Giustizia o oblio. Ma "chi dichiarerà di aver commesso tali
reati? L’omicidio di un singolo non è da considerare grave?’", si chiedono le
associazioni delle vittime del 'decennio rosso', riunitesi ancora una volta per
gridare il loro no a questo progetto che "vuole cancellare senza giustizia e
verita".
Djazairouna, Sos disparus, Somoud, Cfda,
Onavdt, Anfd:
sono solo alcune delle associazioni che da anni si battono per la
difesa dei diritti delle vittime della "tragedia nazionale", delle famiglie
delle vittime del terrorismo, delle donne e dei bambini, dei parenti degli
scomparsi prelevati dagli islamisti o dalle forze di sicurezza. Da oggi il loro
lavoro sarà ancora più difficile e rischioso. Uno dei punti cardine della Carta
di Bouteflika è infatti il divieto "a chiunque di poter avviare a titolo
personale o collettivo qualsiasi battaglia contro le forze per la sicurezza e
la difesa della repubblica". "Tutte
le denunce o lamentele", si legge nel decreto, che saranno avanzate contro
membri delle forze di sicurezza "dovranno essere ritenute inaccettabili dalle
autorità giudiziarie competenti".
Dai tre ai cinque anni di prigione e multe
dai 250mila ai 500mila dinari (2500 a 5000 euro) per chi oserà "con parole,
scritti o altri gesti utilizzare o strumentalizzare le ferite della tragedia
nazionale per attaccare le istituzioni della repubblica, minare le basi dello
stato, nuocere all’onorabilità dei suoi agenti che l'hanno degnamente servito
e intaccare l’immagine dell’Algeria sul piano internazionale".
Indennizzi e pensioni sono previsti per le
famiglie delle vittime del terrorismo di matrice islamica, per le famiglie
degli scomparsi e per quelle dei terroristi uccisi. Basterà per far
dimenticare? "L’indennizzo è un diritto riconosciuto dal codice
civile, il procedimento penale verso chi colpisce persone o beni previsto dalla
Costituzione", spiega Cherifa Khedar di Djazairouna.
Tutti gli estremisti islamici
armati interessati dalla Carta per la pace e la riconciliazione
potranno
consegnare il loro dossier, con una dichiarazione nella quale siano
specificati 'lo stato civile, l’area d’azione e gli atti commessi’’.