stampa
invia
Alla ricerca dell'identità perduta. La decisione è stata presa in applicazione di un decreto presidenziale che prescrive
"l'utilizzo obbligatorio della lingua araba in tutte le discipline e a tutti i
livelli". I trasgressori rischiano fino a 12 mesi di prigione. Con tale demagogica
misura si condanna a morte un un'esperienza iniziata nel 1982 dalle elite laiche
e francofone, il cui obiettivo è stato - nelle parole di Rachid Makram, docente
universitario algerino - "di fornire agli studenti un sapere scientifico e razionale,
proteggendoli contro l'influenza degli islamisti e della jihad". Sono circa 25
mila gli studenti che frequentano un centinaio di istituti privati, la maggior
parte dei quali a carattere gratuito. Nella scuola pubblica, dal settembre 2005,
l'insegnamento della sharia (diritto coranico) è obbligatoria in tutti gli istituti secondari algerini.
Via il francese dalla vita pubblica. Il disegno di Bouteflika si inserisce nell'ambito di un'annunciata riforma scolastica
molto poco 'educativa' e assai più politica, tesa non solo a restaurare una lingua
araba che non ha mai espresso una reale identità nazionale per l'Algeria, quanto
a proporre con maggiore intensità una linea ideologica che dall'indipendenza ha
sempre attraversato gli strati più conservatori e radicali della società algerina,
una linea improntata alla definitiva emancipazione dall'influenza francese. Con
le buone o con le cattive. La volontà di arabizzazione (ovvero dall'adozione dell'arabo
come unica lingua nazionale) comincia prima dell'indipendenza, dalle richieste
di piccoli gruppi di algerini con educazione esclusivamente araba. La loro influenza,
limitata negli anni '60 da Ben Bella e dall'ala progressista dell'Fln (Fronte
di liberazione nazionale), aumentò progressivamente negli anni '70, con l'introduzione
obbligatoria dell'arabo nella pubblica amministrazione, e nel '98, quando il regime
decretò che l'arabo fosse l'unica lingua parlata in ogni istituzione, impresa
o associazione.
Demagogia e propaganda. Il programma di Bouteflika è venato di suggestioni che rimandano alla lotta
per la liberazione nazionale del '54 e ad una più generale difesa dell'Islam.
In questo senso l'arabizzazione è vista nel solco di un conflitto non solo culturale,
ma soprattutto politico, con la Francia. La propaganda del presidente può essere interpretata
alla luce delle sommosse e degli scontri nelle banlieu francesi del novembre scorso,
alimentate anche dai perniciosi effetti di una legge che ha proposto nei libri
di scuola francesi una versione edulcorata del passato coloniale. In tale occasione
Bouteflika bollò la Francia di 'cecità mentale', dichiarando che 'dal 1830 al
1862 i francesi volevano distruggere l'identità algerina, cosicché non esistessero
né berberi, né arabi, né musulmani, e noi non avessimo né cultura, né lingua,
né storia". Ma l'arabizzazione porta con se' una contraddizione, capace di vanificare
il richiamo propagandistico di Bouteflika ad un'identità araba: in Algeria il
30% della popolazione parla dialetti berberi, pre-esistenti alla dominazione araba,
e numerosi altri dialetti sono utilizzati da larghe fasce della popolazione. In
questo senso, l'arabizzazione porterà alla fine del pluralismo linguistico e culturale,
imponendo un'unità artificiale che mai potrà rispecchiare la totalità della società
algerina. E la totalità - diceva Camus - non è l'unità.Luca Galassi