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I luoghi. La puzza della discarica, i topi, la fatica quotidiana per conseguire un tozzo
di pane, sotto il sole cocente o sotto la pioggia battente, sono solo un ricordo
sia pure ancora vivo, nella mente di decine di ragazzi, che fino a poco tempo
fa, per sbarcare il lunario, facevano i basueros, ossia raccattavano dalle discariche qualsiasi cosa si potesse riciclare e la
rivendevano per pochi pesos. I ricavi erano pochi ma riuscivano, anche se non
tutti i giorni, a dar loro da mangiare. Non risolvevano però i problemi di una
intera generazione, figlia della spaventosa crisi economica che ha colpito l’Argentina
all’inizio del XXI secolo. Una generazione costretta a sopravvivere più che a
vivere.
Il progetto. Il piano di lavoro, con aiuto italiano, riguarda una quarantina di giovani
in tutto: quelli maggiormente disagiati, che abitavano nelle villas assentamiento,
i villaggi nati alle porte delle grandi città argentine, all’interno
dei quali vivono in condizioni misere e senza assistenza
socio-sanitaria, e dove la maggioranza delle persone campa solo con i
pochi pesos del sussidio statale. Si tratta di forni per la
panificazione, dodici per la precisione, concessi dall’Istituto di
cooperazione economica Internazionale, in collaborazione con
diversi enti statali italiani. Questi forni hanno lo scopo di produrre
pane per tutte le persone disagiate costrette dai casi della vita a
mangiare alle mense collettive, e soprattutto di togliere dalla strada
e dai suoi pericoli i giovani e farli diventare ex basueros. Ma
non solo: grazie alla loro determinazione, alla forza di volontà,
questi ragazzi si sono costituiti in un’associazione che ha dato loro
la possibilità di vendere anche al dettaglio il frutto del lavoro. Così
non sono più stati costretti ad andare alla discarica a cercare
rifiuti, dove, oltre ad esserci la reale possibilità di essere
infettati dalle più disparate malattie, ci si può imbattere in spietati
delinquenti che lucrano sul lavoro dei basueros.
Non solo pane. Il progetto però prevede anche una sorta di formazione. Nel corso del tempo
(non è facile vincere la diffidenza di chi, per anni, è stato costretto a raccattare
immondizia), le associazioni non governative che si trovano nella zona si sono adoperate per formare i giovani e dare loro un mestiere, ma hanno anche
insegnato come si gestisce un’attività. Infatti, oltre ai forni, le Ong hanno
organizzato un programma di studi per i ragazzi. Alcuni avranno la possibilità
di imparare le tecniche informatiche e l’utilizzo dei personal computer, altri
si dedicheranno all’arte della fotografia grazie ai corsi dedicati all’apprendimento
delle tecniche necessarie.Alessandro Grandi