25/11/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Human Rights Watch chiede alla compagnia di non vendere più bulldozer a Israele
La demolizione di una casa palestinesePer demolire le case dei palestinesi l’esercito israeliano usa le ruspe Caterpillar, e quindi la compagnia statunitense è moralmente corresponsabile delle violazioni dei diritti umani da parte di Tel Aviv. L’accusa non è nuova, ma a farla ritornare d’attualità è ora una presa di posizione di Human Rights Watch (Hrw). Martedì l’organizzazione ha chiesto pubblicamente alla Caterpillar di sospendere la vendita dei bulldozer a Israele.
 
Dito puntato. L’industria americana “tradisce i suoi valori statutari quando vende i suoi prodotti a Israele sapendo che verranno usati illegalmente per distruggere le case dei palestinesi”, ha detto Sarah Leah Whitson, responsabile di Hrw per il Medioriente. “Fino a quando Israele continuerà con questa pratica, il fatto che Caterpillar continui a vendere renderà la compagnia complice di abusi dei diritti umani”.
 
Una manifestazione negli Usa contro la CaterpillarUna marea di senzatetto. L’agenzia dell’Onu per i palestinesi ha calcolato che in quattro anni di Intifada siano rimaste senza casa circa 25mila persone, in gran parte nel campo rifugiati di Rafah, al confine con l’Egitto. Solo nella striscia di Gaza, ha contato Hrw in un rapporto uscito a novembre, sono state demolite 2.500 abitazioni con i bulldozer Caterpillar D9, bestioni da 64 tonnellate di peso. Secondo Israele le case distrutte appartengono a militanti palestinesi o nascondono gallerie per il contrabbando di armi, ma la visione di Hrw è diversa: “Non abbiamo trovato nessuna giustificazione legale per l’insensata distruzione di infrastrutture essenziali alla salute dei civili”, ha detto la Whitson.
 
Botta e risposta. La richiesta alla Caterpillar di sospendere le vendite fa seguito a uno scambio di lettere tra Hrw e la società dell’Illinois. Quasi un mese fa l’organizzazione per la difesa dei diritti dell’uomo aveva scritto alla Caterpillar chiedendo di non vendere più i suoi prodotti al governo di Tel Aviv. Il 12 novembre l’amministratore delegato della compagnia, James Owens, ha risposto sostenendo di “non avere la capacità pratica o il diritto legale di determinare come i prodotti Caterpillar vengono usati dopo essere stati venduti”.
 
Un bulldozer CaterpillarLa tattica dello struzzo. Un atteggiamento che Hrw definisce “da testa nella sabbia”, perché ignora gli standard stabiliti dalle Nazioni Unite per la responsabilità sociale delle grandi aziende e va contro allo stesso codice di condotta della Caterpillar. E’ dell’anno scorso infatti l’istituzione da parte dell’Onu di norme precise riguardo le implicazioni etiche del commercio internazionale: le compagnie “non dovrebbero impegnarsi in o trarre beneficio da” violazioni dei diritti e “dovrebbero inoltre cercare di assicurarsi che i beni e i servizi che forniscono non vengano usati per compiere abusi dei diritti umani”. In più, come fa notare Hrw, nelle sue regole interne la Caterpillar precisa che la compagnia “accetta le responsabilità della cittadinanza globale”, e che il suo perseguimento del successo finanziario “deve tenere conto delle priorità sociali, economiche, politiche e ambientali”.
 
Un’assemblea particolare. E proprio a queste regole societarie si lega un’altra protesta, questa volta del gruppo Jewish Voice for Peace. L’associazione ha fatto sapere che presenterà una risoluzione all’assemblea annuale degli azionisti della Caterpillar, chiedendo ai vertici della compagnia di scoprire se la vendita delle ruspe a Israele violi il codice di condotta dell’azienda. La stessa mossa era stata fatta lo scorso aprile: fu la prima volta che una risoluzione sui diritti umani entrò nel dibattito tra azionisti di una compagnia statunitense, precisa con orgoglio Jewish Voice for Peace. E questa volta la mozione avrà anche l’importante appoggio della chiesa presbiteriana statunitense, che ha tre milioni di dollari investiti nella Caterpillar.

Alessandro Ursic

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