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Per demolire le case dei palestinesi l’esercito israeliano usa le ruspe Caterpillar,
e quindi la compagnia statunitense è moralmente corresponsabile delle violazioni
dei diritti umani da parte di Tel Aviv. L’accusa non è nuova, ma a farla ritornare
d’attualità è ora una presa di posizione di Human Rights Watch (Hrw). Martedì l’organizzazione ha chiesto pubblicamente alla Caterpillar di
sospendere la vendita dei bulldozer a Israele.
Una marea di senzatetto. L’agenzia dell’Onu per i palestinesi ha calcolato che in quattro anni di Intifada
siano rimaste senza casa circa 25mila persone, in gran parte nel campo rifugiati
di Rafah, al confine con l’Egitto. Solo nella striscia di Gaza, ha contato Hrw
in un rapporto uscito a novembre, sono state demolite 2.500 abitazioni con i bulldozer
Caterpillar D9, bestioni da 64 tonnellate di peso. Secondo Israele le case distrutte
appartengono a militanti palestinesi o nascondono gallerie per il contrabbando
di armi, ma la visione di Hrw è diversa: “Non abbiamo trovato nessuna giustificazione
legale per l’insensata distruzione di infrastrutture essenziali alla salute dei
civili”, ha detto la Whitson.
La tattica dello struzzo. Un atteggiamento che Hrw definisce “da testa nella sabbia”, perché ignora gli
standard stabiliti dalle Nazioni Unite per la responsabilità sociale delle grandi
aziende e va contro allo stesso codice di condotta della Caterpillar. E’ dell’anno
scorso infatti l’istituzione da parte dell’Onu di norme precise riguardo le implicazioni
etiche del commercio internazionale: le compagnie “non dovrebbero impegnarsi in
o trarre beneficio da” violazioni dei diritti e “dovrebbero inoltre cercare di
assicurarsi che i beni e i servizi che forniscono non vengano usati per compiere
abusi dei diritti umani”. In più, come fa notare Hrw, nelle sue regole interne
la Caterpillar precisa che la compagnia “accetta le responsabilità della cittadinanza
globale”, e che il suo perseguimento del successo finanziario “deve tenere conto
delle priorità sociali, economiche, politiche e ambientali”.Alessandro Ursic