08/03/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Gli indigeni Mapuche contro il progetto governativo del nuovo aeroporto internazionale di Temuco
uomo mapuche
Dove oggi ci sono pascoli e praterie, dovrebbe sorgere un aeroporto internazionale. La città più grande del sud del Cile, Temuco, ha bisogno di uno scalo aereo per il mondo. Ma quei pascoli e quelle praterie sono la fonte di vita degli indigeni Mapuche, (quanti?) che nelle ondulate praterie intorno a questa antica città di frontiera mantengono viva la loro cultura legata alla terra ed alla natura.
Proprio in questi giorni è cominciata  una serie di manifestazioni per dire no alla costruzione dell’aeroporto internazionale de La Araucanía. Sotto accusa prima di tutto il governo che non avrebbe rispettato la legge che garantisce la promozione e la protezione dei diritti delle comunità indigene.
 
Il megaprogetto. Si tratta di un progetto che il nuovo governo Bachelet, eletto in gennaio ma al lavoro a partire dall’11 marzo, eredita da Bolaños. Quattrocentosessanta ettari che da culla di pascoli e coltivazioni, dove ci lavorano in media 23 persone per ettaro, si trasformeranno in piste di atterraggio e bunker di cemento. E senza creare posti di lavoro, dato che il personale sarà tutto trasferito lì da Maquehue. Per un investimento di quaranta milioni di dollari.
 
Non solo. L’area prescelta, a 17 chilometri da Temuco e a 9 dalla città di Freire, è ricchissima d’acqua. Ospita un estuario che serve chilometri e chilometri quadrati di territorio, che è fonte di vita di migliaia di abitanti e che ben presto verrà irrimediabilmente inquinato, dal piombo e dai gas che il megaprogetto si porterà con sé. Eppure su questa riserva d’acqua si basa  tutta l’economia della zona. Per non parlare delle conseguenze che avrà sull’ecosistema forestale.
 
Panorama di TemucoCartelloni in strada. “Analizzati gli antecedenti – commentano i dirigenti della comunità indigena, armati di cartelloni di protesta e controllati a vista da un cordone di poliziotti -  preso in considerazione lo studio sull’impatto ambientale, abbiamo deciso di opporci fermamente alla costruzione di questo aeroporto. Rifiutiamo i documenti governativi che ne testimoniano la fattibilità, dato che non prendono in considerazione le opinioni, le osservazioni e le proposte fatte durante gli incontri che il governo ha organizzato in previsione del progetto. Vogliamo chiarire che anche noi desideriamo il progresso della zona e il suo sviluppo, ma i costi di questo progresso e di questo sviluppo non devono ricadere su di noi. Non vogliamo soffrire per i vantaggi che ne trarranno i grandi interessi economici in gioco. E tanto meno vogliamo ipotecare il futuro dei nostri figli”.
 
Frutta degli agricoltori della zonaLettera morta. Secondo i manifestanti, il progetto è viziato da una scarsa chiarezza nelle misure per mitigare l’impatto ambientale. “Noi abbiamo una delle latterie più grandi di questa regione, cuore della produzione di latte del Cile  – racconta Andrés Reichert, un allevatore cileno, non indigeno che vive nella zona da generazioni - Con questo nuovo aeroporto dovremmo rinunciare a certificazioni di qualità che ci danno garanzie di commerci e guadagni. E prevedo che dovremo chiudere”. Impatto ambientale non considerato dunque, come anche il rapporto che i mapuche hanno con l’area prescelta. “Per noi si tratta di un’area importante anche dal punto di vista religioso – spiegano dalla comunità – Vi realizziamo manifestazioni culturali e cerimonie. Eppure non abbiamo ricevuto nessuna considerazione. La relazione governativa accenna solamente al nostro rapporto con l’ecosistema forestale, ma lo fa in maniera errata e incompleta. Non rimarremo passivi di fronte a questa follia, che ha fatto della legge indigena lettera morta. Per l’ennesima volta”.
Entro il dicembre 2008 sembra che l’aeroporto dovrà essere inaugurato. E le manifestazioni pacifiche, ma determinate, già cominciano.   

Stella Spinelli

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