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Cartelloni in strada. “Analizzati gli
antecedenti – commentano i dirigenti della comunità indigena, armati di
cartelloni di protesta e controllati a vista da un cordone di poliziotti - preso in considerazione lo studio
sull’impatto ambientale, abbiamo deciso di opporci fermamente alla
costruzione di questo aeroporto. Rifiutiamo i documenti governativi che ne
testimoniano la fattibilità, dato che non prendono in considerazione le
opinioni, le osservazioni e le proposte fatte durante gli incontri che il
governo ha organizzato in previsione del progetto. Vogliamo chiarire che anche
noi desideriamo il progresso della zona e il suo sviluppo, ma i costi di questo
progresso e di questo sviluppo non devono ricadere su di noi. Non vogliamo
soffrire per i vantaggi che ne trarranno i grandi interessi economici in gioco.
E tanto meno vogliamo ipotecare il futuro dei nostri figli”.
Lettera morta.
Secondo i manifestanti,
il progetto è viziato da una scarsa chiarezza nelle misure per mitigare
l’impatto ambientale. “Noi abbiamo una delle latterie più grandi di
questa
regione, cuore della produzione di latte del Cile – racconta
Andrés Reichert,
un
allevatore cileno, non indigeno che vive nella zona da generazioni -
Con questo
nuovo aeroporto dovremmo rinunciare a certificazioni di qualità che ci
danno
garanzie di commerci e guadagni. E prevedo che dovremo chiudere”.
Impatto
ambientale non considerato dunque, come anche il rapporto che i mapuche
hanno con l’area prescelta. “Per noi si tratta di un’area importante
anche dal
punto di vista religioso – spiegano dalla comunità – Vi realizziamo
manifestazioni culturali e cerimonie. Eppure non abbiamo ricevuto
nessuna
considerazione. La relazione governativa accenna solamente al nostro
rapporto
con l’ecosistema forestale, ma lo fa in maniera errata e incompleta.
Non
rimarremo passivi di fronte a questa follia, che ha fatto della legge
indigena
lettera morta. Per l’ennesima volta”.Stella Spinelli