02/03/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Il Pakistan chiama missili nucleari come grandi eroi afgani. Ma Kabul non gradisce
Scritto per noi da
Claudia Galal
 
Ghaznavi, Abdali, Ghauri. Sono nomi di afgani celebri e celebrati, che nel loro Paese significano una fetta importante di storia. A quanto pare, sono significativi anche per il vicino Pakistan, che ha pensato bene di omaggiarli, battezzando con nomi tanto solenni dei missili a media e breve gittata.
 
Un missile GhauriEroi del passato. Si tratta di armi che possono essere dotate di testata nucleare, puntate verso l'India, antico rivale, portano i nomi di eroi, di grandi condottieri, di generali coraggiosi.
Il governo afgano non ha gradito l’iniziativa, così il ministro dell’Informazione Sayed Makddum Rahin ha inviato una lettera ufficiale al comando militare del vicino Pakistan per chiedere di non chiamare più missili nucleari con i nomi dei grandi eroi della storia afgana. L’appassionata lettera proveniente da Kabul diceva che quei “nomi dovrebbero essere collegati con istituzioni accademiche, culturali e promotrici della pace, non con strumenti di morte e distruzione”. E aggiungeva che “afgani famosi in tutto il mondo, come Ghaznavi, Abdali e Ghauri, hanno diffuso conoscenza e civilizzazione dall’Afganistan a tutto il subcontinente indiano”.
 
Mahmud GhaznaviIl rifiuto pakistano. La risposta da Islamabad a questa richiesta non si è fatta attendere, anche se la portavoce Tasneem Aslen nega che sia mai giunta una lettera ufficiale. Ovviamente, un rifiuto. Nonostante le lamentele afgane e la denuncia del presunto abuso, i nomi dei missili non verranno cambiati. Come ha sottolineato il governo del Pakistan, i due Paesi condividono molte figure eroiche, una lunga storia comune e una stessa forte matrice culturale. Quella della civiltà islamica, dei grandi conquistatori musulmani che hanno sconfitto la dominazione induista. Sono eroi in entrambe le nazioni, il racconto delle loro gesta si innalza al di sopra dei confini e supera le divisioni materiali fra fratelli musulmani, riempiendo di orgoglio i loro cuori. La questione, come sostiene la Aslen, non è affatto controversa. Anzi, gli afgani dovrebbero essere contenti di sapere che la fama dei loro eroi solca i cieli a cavallo delle potenti armi pakistane… O forse avrebbero preferito che quei nomi venissero attribuiti a banali monumenti e a statiche opere pubbliche?
 
Un missile Ghauri
Intenzioni fraintese. È per spirito patriottico che l’esercito pakistano ha scelto i nomi di queste figure per i propri missili. Le armi atomiche, così come gli eroi, sono un importante motivo di orgoglio nazionale.
Abdali II fondò la potente dinastia dei Durrani, che intraprese la modernizzazione dell’area secoli fa. Scelta perfetta per un missile a breve gittata sviluppato su un prototipo cinese.
Mohamed Ghauri fu il grande generale che sconfisse il re indiano Prithvi Rai nel 1192 a Rajput, proprio dove adesso corre il tormentato confine tra India e Pakistan. Anche in questo caso, nome azzeccato per un’arma progettata per minacciare le maggiori città indiane.
Infine, Mahmud Ghaznavid, conquistatore del Punjab nel 1021, mai piegato in battaglia, presta il proprio nome a un altro missile a breve gittata. Dunque, quale modo migliore per ricordare il valore e le imprese degli eroi? Oggi come allora, il solo nominare Ghaznavi, Abdali, Ghauri, incute timore nel nemico indiano. Si tratta di una sottile operazione linguistica… meglio di un banale e scontato poema epico.
 
Altro che filantropia. In realtà, Kabul cercava un pretesto. Non è un segreto che le relazioni tra le due nazioni siano assai tese per la supposta presenza dei talebani e dei militanti di al-Qaeda nelle aree tribali pakistane abitate dai Pashtun da entrambi i lati del confine e per il sostegno che i servizi segreti pakistani (Isi) continuano a dare ai gruppi talebani in Afghanistan . Non è un caso che soltanto una settimana fa il presidente afgano Hamid Karzai si sia recato in visita a Islamabad per concordare ulteriori misure anti-terroristiche. Evidentemente, le cose in comune sono più di quelle che pensano. 
Categoria: Politica, Armi
Luogo: Afghanistan