Il Pakistan chiama missili nucleari come grandi eroi afgani. Ma Kabul non gradisce
Scritto per noi da
Claudia Galal
Ghaznavi, Abdali, Ghauri. Sono
nomi di afgani celebri e celebrati, che nel loro Paese significano una fetta
importante di storia. A quanto pare, sono significativi anche per il vicino
Pakistan, che ha pensato bene di omaggiarli, battezzando con nomi tanto solenni
dei missili a media e breve gittata.
Eroi del passato. Si tratta di armi che possono essere dotate di testata
nucleare, puntate verso l'India, antico rivale, portano i nomi di eroi, di grandi
condottieri, di generali coraggiosi.
Il governo afgano non ha gradito
l’iniziativa, così il ministro dell’Informazione Sayed Makddum Rahin ha inviato
una lettera ufficiale al comando militare del vicino Pakistan per chiedere di
non chiamare più missili nucleari con i nomi dei grandi eroi della storia
afgana. L’appassionata lettera proveniente da Kabul diceva che quei “nomi
dovrebbero essere collegati con istituzioni accademiche, culturali e promotrici
della pace, non con strumenti di morte e distruzione”. E aggiungeva che “afgani
famosi in tutto il mondo, come Ghaznavi, Abdali e Ghauri, hanno diffuso
conoscenza e civilizzazione dall’Afganistan a tutto il subcontinente indiano”.
Il rifiuto pakistano. La risposta da Islamabad a questa
richiesta non si è fatta attendere, anche se la portavoce Tasneem Aslen nega
che sia mai giunta una lettera ufficiale. Ovviamente, un rifiuto. Nonostante le
lamentele afgane e la denuncia del presunto abuso, i nomi dei missili non
verranno cambiati. Come ha sottolineato il governo del Pakistan, i due Paesi
condividono molte figure eroiche, una lunga storia comune e una stessa forte
matrice culturale. Quella della civiltà islamica, dei grandi conquistatori
musulmani che hanno sconfitto la dominazione induista. Sono eroi in entrambe le
nazioni, il racconto delle loro gesta si innalza al di sopra dei confini e
supera le divisioni materiali fra fratelli musulmani, riempiendo di orgoglio i
loro cuori. La questione, come sostiene la Aslen, non è affatto controversa.
Anzi, gli afgani dovrebbero essere contenti di sapere che la fama dei loro eroi
solca i cieli a cavallo delle potenti armi pakistane… O forse avrebbero
preferito che quei nomi venissero attribuiti a banali monumenti e a statiche
opere pubbliche?
Intenzioni fraintese. È per spirito patriottico che l’esercito
pakistano ha scelto i nomi di queste figure per i propri missili. Le armi
atomiche, così come gli eroi, sono un importante motivo di orgoglio nazionale.
Abdali II fondò la potente
dinastia dei Durrani, che intraprese la modernizzazione dell’area secoli fa.
Scelta perfetta per un missile a breve gittata sviluppato su un prototipo
cinese.
Mohamed Ghauri fu il grande
generale che sconfisse il re indiano Prithvi Rai nel 1192 a Rajput, proprio
dove adesso corre il tormentato confine tra India e Pakistan. Anche in questo
caso, nome azzeccato per un’arma progettata per minacciare le maggiori città
indiane.
Infine, Mahmud Ghaznavid,
conquistatore del Punjab nel 1021, mai piegato in battaglia, presta il proprio
nome a un altro missile a breve gittata. Dunque, quale modo migliore per
ricordare il valore e le imprese degli eroi? Oggi come allora, il solo nominare
Ghaznavi, Abdali, Ghauri, incute timore nel nemico indiano. Si tratta di una
sottile operazione linguistica… meglio di un banale e scontato poema epico.
Altro che
filantropia. In realtà, Kabul cercava un pretesto. Non è un segreto che le relazioni tra
le due nazioni siano assai
tese per la supposta presenza dei talebani e dei militanti di al-Qaeda nelle
aree tribali pakistane abitate dai Pashtun da entrambi i lati del confine e per
il sostegno che i servizi segreti pakistani (Isi) continuano a dare ai gruppi
talebani in Afghanistan . Non è un caso che soltanto una settimana fa il
presidente afgano Hamid Karzai si sia recato in visita a Islamabad per concordare
ulteriori misure anti-terroristiche. Evidentemente, le cose in comune sono più
di quelle che pensano.