02/03/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Un altro modo di resistere in Chiapas
 
L’aria, a 3500 metri di altitudine, inizia a farsi rarefatta. In quelle condizioni vivere è molto faticoso. Non per tutti però. Nella comunità di X’oyep, nella zona degli Altos, in Chiapas, esiste un gruppo di persone che, anche in queste situazioni estreme, riesce ugualmente a sopravvivere, e a  resistere alle ingiustizie.
 
Contro gli abusi dei paramilitari di Paz y JusticiaChi sono. Sono le ‘Abejas’, letteralmente tradotto le Api, uomini e donne di fede cristiana, tristi protagonisti del massacro di Acteal, avvenuto per mano dei paramilitari il 22 dicembre del 1997, e nel quale morirono 49 civili innocenti, non zapatisti, riuniti in preghiera all’interno di una piccola chiesa. Le Api sono un movimento di resistenza pacifica. Sono indigeni appartenenti alla popolazione di origine Maya Tzotzil, con antichissime tradizioni. Volevano, e vogliono tutt’oggi, continuare a vivere in pace nelle loro terre, avendo la possibilità di coltivarle senza l’ansia quotidiana delle intimidazioni dei paramilitari. E senza la paura di nuovi attacchi, che animano sempre più frequentemente la guerra a bassa intensità che in Chiapas è protagonista da molti anni.
Le Api hanno scelto una forma di lotta differente da quella degli uomini del Sub Comandante Marcos. Non hanno armi, ma una forza interiore enorme, supportata da una grande fede in Dio e dalla forza del gruppo.
Era il 1992 quando decisero di riunirsi in un’associazione. Era un momento particolare della vita delle popolazione degli Altos: stavano prendendo coscienza del fatto che le autorità municipali non risolvevano i problemi che si incontravano nelle comunità. Decisero, anche perché le autorità chiedevano loro chi fossero, di dare un nome ufficiale all’organizzazione. Il nome venne spontaneo: Società Civile le Api. Come questi insetti, infatti, essi ritengono di essere ben organizzati, laboriosi, rispettosi delle regole di convivenza in un gruppo. Ma loro hanno anche un altro scopo: sono uniti per la giustizia sociale. Senza differenze.
Prima di questo nome ufficiale (Api), invece, amavano definirsi semplicemente ‘popolo credente. “Dopo i fatti di Acteal e dopo la situazione che si era venuta a creare nelle nostre comunità, ci eravamo stancati di sentire certi discorsi dai politici –racconta uno dei loro rappresentanti – e abbiamo capito di non essere d’accordo con quello che dicevano i partiti politici. Noi vogliamo arrivare a una soluzione giusta. Non vogliamo che i politici
ci coinvolgano nei loro discorsi perché loro accettano che si compiano i massacri. E’ per questo che siamo rimasti ai margini come popolazione neutrale”.
 
Le ApiArrivi in comunità. Dai primissimi giorni del 1998, la comunità di X’oyep, che fino ad allora contava poco meno di 200 abitanti, ha visto l’arrivo di oltre 2000 persone, scappate dagli orrori perpetrati dai paramilitari a Acteal. Inevitabilmente, hanno contribuito a complicare la vita degli abitanti della comunità. A X’oyep non esisteva la fogna (non esiste tutt’ora), non c’era acqua potabile, non c’erano bagni e mancava qualsiasi tipo di controllo sanitario. Con l’arrivo degli sfollati la situazione è soltanto peggiorata. Ma la forza del gruppo, e secondo quanto raccontano anche una buona dose di preghiere, ha di fatto abbassato la pressione dei paramilitari.
 
Manifestazione anti paramilitariI fatti. Nel 1994, quando l’esercito zapatista di liberazione nazionale insorse in armi e occupò molte città del Chiapas, loro c’erano. Anche se non erano armati. Facevano parte già allora della società civile appoggiata da molte associazioni internazionali. Da subito, infatti, condannarono la scelta zapatista di armarsi, ma la appoggiarono in tutto e per tutto. La loro è sempre stata una forma di resistenza pacifica. Nel 2005 hanno partecipato alle riunioni tenute dal movimento zapatista per la creazione della Otra Campaña.
Sono cambiate molte cose dal quel lontano, ma mai dimenticato, dicembre del ’98. I paramilitari esistono ancora, ma fanno un po’ meno paura di prima e, se prima del massacro di Acteal esisteva una forte minaccia di morte per questi indigeni Tzotziles, adesso che sono molto uniti la minaccia è diventata più flebile. E, anche se non hanno a disposizione un mago della comunicazione come il Sub Comandante Marcos, hanno alzato la voce e fatto sentire al Messico, ma anche al mondo intero, che esistono anche loro e sono pronti a resistere pacificamente e, soprattutto, uniti.
 
 
 

Alessandro Grandi

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