01/03/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Scontri in Birmania vicino alla nuova capitale Pyinmana. Parla un prigioniero dell’esercito
Ogni tanto, dopo aver trovato rifugio nelle fila della guerriglia o oltre confine, raccontano la loro drammatica esperienza alle organizzazioni umanitarie o ai giornali del dissenso. Solo così veniamo a conoscenza dell’esistenza in Myanmar (Birmania fino al 1989) dei cosiddetti “portatori”, ovvero i prigionieri dell’esercito costretti a trasportare carichi di munizioni e anche a fare strada sui terreni minati. Aung Min è uno di questi, la prova vivente che in questi giorni le truppe governative birmane stanno usando i portatori nell’ultima offensiva contro il gruppo guerrigliero Unione nazionale karen.
  Esercito birmano
Da carcerato a portatore. La sua storia, raccolta dal quotidiano di esuli birmani in Thailandia “Irrawaddy”, è purtroppo simile a quella di molti altri. Nell’aprile 2004 è stato arrestato per aver importato riso illegalmente nell’Arakan, Stato birmano del sud spesso colpito da carestie, e condannato a sette anni di prigione. Lo scorso gennaio, tuttavia, i soldati hanno deciso di trasferirlo con altri duecento detenuti nel carcere di Thaton, nello Stato Mon, più vicino al fronte del conflitto. Da qui i duecento sono stati divisi in due gruppi per seguire i militari nelle foreste, dove di solito avvengono i combattimenti. Min si è ritrovato con altri 43 uomini a trasportare i rifornimenti del battaglione di fanteria leggera 151, fino a quando non ha trovato una via di fuga verso i campi dei guerriglieri karen, una delle etnie più popolose del Paese asiatico.
 
Fiume al confine tra Thailandia e BirmaniaDieci giorni di paura. Min ha camminato per dieci giorni nel terrore. “Ogni giorno ero sempre più spaventato”, ha detto all’Irrawaddy. “Ho saputo che sarei stato torturato , come i miei amici, se non fossi riuscito a proseguire e che non mi avrebbero curato se mi fossi ammalato”. L’uomo ricorda la tragica fine di un compagno, Than Tun, ucciso a colpi d’arma da fuco perché malato e troppo debole per continuare a trasportare il pesante carico. Dalla mente non riesce a cancellare le voci dei soldati: “Non state andando in pellegrinaggio. Se non riuscite a proseguire, non sarete lasciati indietro vivi”.
 
Gli ultimi scontri. Altre fonti dal confine fra Birmania e Thailandia, dove si trovano i campi di profughi e diverse organizzazioni che contestano la giunta militare birmana, denunciano che alcuni monaci sono stati prelevati dalla prigione di Insein, non lontana dalla capitale Yangon (ex Rangoon),  per essere usati come portatori nello Stato Karenni, un’altra delle black area dove si consumano gli scontri con i separatisti, inaccessibili a visitatori esterni. Anche il generale Mahn Sha, dell’ Unione nazionale karen, ha confermato che ci sono state recenti schermaglie tra il suo esercito e quello governativo. A febbraio la giunta ha compiuto tre operazioni militari vicino alla città di Taunggu, solo 56 chilometri dalla nuova capitale amministrativa Pyinmana, e un’altra offensiva è in preparazione. Centinaia di persone hanno già lasciato le loro case. Quest’area è al momento controllata dai ribelli, ma il governo è più che mai determinato a disperdere tutti i militanti attorno alla nuova misteriosa cittadella.

Francesca Lancini

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