01/03/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



L'Oms scende in campo contro il mercato dei farmaci contraffatti
Unire le forze per stroncare il commercio dei farmaci contraffatti, un mercato in espansione che interessa tutti i Paesi del mondo, chi più e chi meno: l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) chiama a rapporto tutti gli attori coinvolti nel campo, perché ognuno contribuisca, nel suo settore, a garantire la qualità delle terapie assunte: governi, sistemi giudiziari, dogane, aziende farmacetiche, associazioni di pazienti, medici, infermieri, farmacisti.

Preparazione di pastiglie medicinali. Copyright - Who/P. VirotUna soluzione per tutti. “Non è un problema isolato, da gestire nel singolo Paese” ha affermato Howard Zucker, del Dipartimento tecnologico e farmaceutico dell’Oms, parlando alla conferenza (organizzata insieme con Agenzia italiana del farmaco, Cooperazione italiana, International federation of Pharmaceutical Manufacturers & Associations) tenutasi a Roma a metà febbraio. “Non è un problema di una persona, è di tutti. Non è un problema di un Paese, è di tutti i Paesi. Oggi chiunque, ovunque nel mondo, può trovare farmaci che sembrano autentici come confezione (scatola) e forma (pastiglie o capsule), ma che non contengono le sostanze giuste e che, nello scenario peggiore, possono essere riempiti di sostante tossiche. In molti Paesi questo succede di rado, in altri è una realtà quotidiana”. Le medicine contraffatte occupano il 10 percento del mercato globale dei farmaci e rappresentano un rischio concreto e grave per i malati. “A volte si tratta di prodotti che contengono il principio attivo, ma non in quantità adeguate” racconta a PeaceReporter Daniela Bagozzi, dell’Oms (Dipartimento tecnologico e farmaceutico). Un esempio recente di questa possibilità di manipolazione viene dai farmaci antimalarici a base di artemisinina. “Altre volte sono prodotti che non contengono alcun principio attivo, solo farina o sostanze analoghe (come era successo in passato con il paracetamolo in Africa, ndr). Oppure possono contenere addirittura sostanze tossiche. Una persona che dipende da quella medicina per sopravvivere, se riceve un farmaco contraffatto può morire. Senza voler allarmare nessuno, stiamo dicendo che questi falsi possono causare la morte o comunque problemi di salute molto gravi”.

Etichette per farmaci. Copyright - Who/P. VirotI falsi nel mondo. Un mercato di falsi con implicazioni ben più gravi del solito dunque, come ribadito da Zucker: “Le persone non muoiono perché utilizzano una borsa o una maglietta false”. I farmaci coinvolti variano da Paese a Paese: “Normalmente nei Paesi ricchi si tratta di ‘lifestyle drugs’ (farmaci che agiscono sulla qualità di vita, sulle prestazioni fisiche, ndr)",
racconta ancora Daniela Bagozzi, "anche se ultimamente sono comparsi medicinali usati per patologie gravi, come il cancro, o antivirali, come quelli segnalati per l’influenza aviaria, di cui sono stati recentemente intercettati falsi in due o tre Paesi europei e negli Stati Uniti. Nei Paesi poveri sono contraffatti più spesso gli antimalarici, a volte gli antiretrovirali, gli antibiotici. Dove la domanda è alta o i medicinali sono molto costosi c’è una maggiore possibilità di contraffazione”.

Flaconcini di farmaco. Copyright - Who/P. VirotInterventi ad ampio raggio. La conferenza che si è svolta a metà febbraio a Roma ha proposto un gruppo di lavoro di esperti sul tema (Impact, International Medical Products Anti-Counterfeiting Taskforce), per trovare metodi rapidi ed efficaci nel contrastare questi falsi farmaceutici. “Il gruppo sarà suddiviso in cinque settori” continua la portavoce dell’Oms. “Il primo, legislativo, sarà di supporto e aiuto ai Paesi poveri e in generale a quelli che ne abbiano bisogno per cambiare la legislazione su questo tipo di reato; si cercherà inoltre di armonizzare l’approccio delle diverse Nazioni alla questione farmaci contraffatti, come si dovrebbe punire eccetera. Un altro settore è quello giudiziario, per mettere in atto i cambiamenti a livello legislativo: coinvolgerà la polizia, le dogane. Una terza parte è quella regolatoria, come svolgere controlli più rigorosi e così via. E’ poi previsto il settore tecnologico: si stanno sperimentando nuove tecnologie, come ologrammi o targature, per prevenire la contraffazione o per intercettarla, e si vuole aiutare i Paesi poveri ad accedere ad alcune di queste possibilità. Infine, il settore definito 'risk communication', comunicazione del rischio, che coinvolge le associazioni di pazienti e i professionisti della salute: come si deve agire quando c’è un allarme, quando si viene a sapere che sul mercato c’è un medicinale molto usato che è contraffatto”. Tutti in pista dunque, per fermare un mercato assai fruttuoso che, secondo un rapporto del Centro per i farmaci per l’interesse pubblico (Centre for Medicines in the Public Interest) statunitense, fra il 2005 e il 2010 potrebbe avere un incremento del 92 percento.

 

Valeria Confalonieri

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