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Una soluzione per tutti. “Non è un problema isolato, da gestire nel singolo Paese” ha affermato
Howard Zucker, del Dipartimento tecnologico e farmaceutico dell’Oms,
parlando alla conferenza (organizzata insieme con Agenzia
italiana del farmaco, Cooperazione italiana, International federation
of Pharmaceutical Manufacturers & Associations) tenutasi a Roma a
metà febbraio. “Non è un
problema di una persona, è di tutti. Non è un problema di un Paese, è
di tutti i Paesi. Oggi chiunque, ovunque nel mondo, può trovare farmaci
che sembrano autentici come confezione (scatola) e forma
(pastiglie o capsule), ma che non contengono le sostanze giuste e che,
nello scenario peggiore, possono essere riempiti di sostante tossiche.
In molti Paesi questo succede di rado, in altri è una realtà
quotidiana”. Le medicine contraffatte occupano il 10 percento del
mercato globale dei farmaci e rappresentano un rischio concreto e grave
per i malati. “A volte si tratta di prodotti che contengono il
principio attivo, ma non in quantità adeguate” racconta a PeaceReporter
Daniela Bagozzi, dell’Oms (Dipartimento tecnologico e farmaceutico). Un
esempio recente di questa possibilità di manipolazione viene dai
farmaci antimalarici a base di artemisinina. “Altre volte sono prodotti
che non contengono alcun principio attivo, solo farina o sostanze
analoghe (come era successo in passato con il paracetamolo in Africa,
ndr). Oppure possono contenere addirittura sostanze tossiche. Una
persona che dipende da quella medicina per sopravvivere, se riceve un
farmaco contraffatto può morire. Senza voler allarmare nessuno, stiamo
dicendo che questi falsi possono causare la morte o comunque problemi
di salute molto gravi”.
I falsi nel mondo. Un mercato di falsi con implicazioni ben più gravi del solito dunque,
come ribadito da Zucker: “Le persone non muoiono perché utilizzano una
borsa o una maglietta false”. I farmaci coinvolti variano da Paese a
Paese: “Normalmente nei Paesi ricchi si tratta di ‘lifestyle drugs’
(farmaci che agiscono sulla qualità di vita, sulle prestazioni fisiche,
ndr)", racconta ancora Daniela Bagozzi, "anche se ultimamente sono comparsi medicinali usati per patologie
gravi, come il cancro, o antivirali, come quelli segnalati
per l’influenza aviaria, di cui sono stati recentemente intercettati
falsi in due o tre Paesi europei e negli Stati Uniti. Nei Paesi poveri
sono contraffatti più spesso gli antimalarici, a volte gli
antiretrovirali, gli antibiotici. Dove la domanda è alta o i medicinali
sono molto costosi c’è una maggiore possibilità di contraffazione”.
Interventi ad ampio raggio. La conferenza che si è svolta a metà febbraio a Roma ha proposto un
gruppo di lavoro di esperti sul tema (Impact, International Medical
Products Anti-Counterfeiting Taskforce), per trovare metodi rapidi ed
efficaci nel contrastare questi falsi farmaceutici. “Il gruppo sarà
suddiviso in cinque settori” continua la portavoce dell’Oms. “Il primo,
legislativo, sarà di supporto e aiuto ai Paesi poveri e in
generale a quelli che ne abbiano bisogno per cambiare la legislazione
su questo tipo di reato; si cercherà inoltre di armonizzare l’approccio
delle diverse Nazioni alla questione farmaci contraffatti, come si
dovrebbe punire eccetera. Un altro settore è quello giudiziario, per
mettere in atto i cambiamenti a livello legislativo: coinvolgerà la
polizia, le dogane. Una terza parte è quella regolatoria, come svolgere
controlli più rigorosi e così via. E’ poi previsto il settore
tecnologico: si stanno sperimentando nuove tecnologie, come ologrammi o
targature, per prevenire la contraffazione o per intercettarla, e si
vuole aiutare i Paesi poveri ad accedere ad alcune di queste
possibilità. Infine, il settore definito 'risk communication',
comunicazione del rischio, che coinvolge le associazioni di pazienti e
i professionisti della salute: come si deve agire quando c’è un
allarme, quando si viene a sapere che sul mercato c’è un medicinale
molto usato che è contraffatto”. Tutti in pista dunque, per fermare un
mercato assai fruttuoso che, secondo un rapporto del Centro per i
farmaci per l’interesse pubblico (Centre for Medicines in the Public
Interest) statunitense, fra il 2005 e il 2010 potrebbe avere un
incremento del 92 percento.
Valeria Confalonieri