20/01/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Brasile, attacco alla missione di Surummu: 'è un covo sovversivo'

Yano“Sono stati rilasciati dopo sessanta ore. Stanno bene, tutto sommato. Se la sono vista davvero brutta”. Fratel Carlo Zacquini, coordinatore della Pastorale Indigenista a Roraima, in Brasile, è sollevato. I tre missionari rapiti il 9 gennaio dal centro cattolico di Surummu, nella riserva indigena di Raposa Serra do Sol, nel nord dello stato amazzonico di Roraima, sono rimasti più di due giorni in balia della furia dei fazenderos e dei loro sostenitori. Entrati nella missione, i coloni hanno saccheggiato l’ospedale, la scuola e la mensa.

“Quanti danni – racconta fratel Carlo –. Ci sarà da lavorare duramente per rimediare”. Adesso la situazione sembra tornata alla normalità. “Sono già arrivati in tanti a dare una mano, con pazienza sistemeremo tutto. Ma la tensione rimane. E si temono nuove violenze”. A provocare la feroce reazione dei coloni è stata la decisione del governo Lula di riconoscere ufficialmente, entro la fine di gennaio, la proprietà di quelle terre agli indios. Questo significa che tutti i coloni dovranno arrendersi e abbandonare Raposa do Sol per lasciarla ai legittimi proprietari.

Yano Perché attaccare proprio la missione Surummu? “Perché è considerata una sorta di covo sovversivo – spiega fratel Carlo -. In particolare è la scuola a essere malvista dai fazenderos . E’ frequentata da una cinquantina di indios. I corsi sono prevalentemente incentrati sull’agronomia e sull’allevamento del bestiame. L’intento è educarli a sfruttare al meglio le risorse naturali. Ma al centro di ogni insegnamento c’è il rispetto della loro cultura millenaria. E’ questo che ai coloni non va giù. Nelle nostre aule si rafforzano coscienza comune, identità e dignità. Molte ore sono dedicate a tramandare oralmente religioni e miti. Ci sono momenti in cui le anziane dei villaggi vengono invitate a parlare, a raccontare. Momenti di memoria collettiva”.

Yano La scuola è coordinata da una coppia di spagnoli, volontari laici della missione. “Col tempo, Surummu è diventato un punto di riferimento culturale e politico per ogni comunità vicina. I capi villaggio vengono qui per discutere, riunirsi, confrontarsi. Parlano di politica, di problemi sociali. E’ una sorta di sala consiliare. Si decide il da farsi per il bene di Raposa do Sol”.

Sono gli stessi capo villaggio a decidere dovrà frequentare le lezioni. “Il prescelto diverrà il custode della cultura, colui che dovrà reinvestire il sapere per aiutare la comunità. Ha un ruolo di grande responsabilità”. E’ una figura voluta fortemente dagli indigeni, che in passato hanno dovuto sopportare la fuga dei cervelli. “Prima di questa, c’era una tipica scuola di secondo grado, organizzata sui programmi ministeriali e, quindi, non adeguata alle esigenze indigene – spiega il frate –. I ragazzi non ricevevano nessun tipo di sensibilizzazione ai problemi della propria gente e, una volta diplomati, abbandonavano i villaggi verso le grandi città, in cerca di soldi e di fortuna. Una situazione deleteria per queste comunità, già decimate dalla violenza dei coloni”.

Bimba Matogrosso Questo ha portato, negli anni, alla chiusura della scuola. Poi è stata inaugurata la nuova, ideata e voluta dagli indios. “Pensata e creata a loro immagine e somiglianza”. Adesso le lezioni sono tenute da professori indigeni e i missionari servono solamente a coordinare. Niente più. “Stiamo raggiungendo lo scopo che ogni missione dovrebbe avere – conclude fratel Carlo Zacquini -, divenire superflui. Se non fosse per i fazenderos che minacciano continuamente la loro incolumità, gli indios vivrebbero bene, molto bene. Hanno tutti gli strumenti per evolversi e coltivare la propria grande civiltà. Il momento della restituzione delle terre si sta avvicinando. E sarà allora che questa gente tornerà a essere libera veramente. Al di là delle violenze e dei soprusi”.

 

 

Stella Spinelli


 

Categoria: Diritti, Popoli
Luogo: Brasile