28/02/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



L'opposizione tailandese prevede una rivolta popolare se il primo ministro non se ne andrà
Scritto per noi da
Adriano Seu 

O il premier Thaksin Shinawatra se ne andrà entro domenica, o sarà costretto a lasciare l'incarico dalle proteste popolari. Questo l'ultimatum lanciato oggi dall'opposizione al premier tailandese. Dopo le sempre più crescenti e ravvicinate manifestazioni di dissenso popolare, Shinawatra ha proclamato lo scioglimento del Parlamento e indetto nuove elezioni per il prossimo 2 aprile, che l'opposizione promette però di boicottare. La situazione è incandescente. Giorno dopo giorno, la popolarità del premier tocca record negativi e la tensione minaccia di esplodere in una rivolta vera e propria.
  Manifestanti anti-premier
Tensione alle stelle. Negli ultimi mesi, "l’istrionico" Shinawatra – appellativo meritatosi grazie a trovate propagandistiche ed eccentriche quali la messa in onda di un reality show su se stesso – ha ripetutamente tentato di ovviare al vertiginoso calo di consensi dovuto ai suoi molteplici, e spesso conflittuali, interessi politici ed economici. Tuttavia, ogni tentativo del buon Thaksin non solo non è andato a buon fine, ma ha addirittura prodotto l’effetto contrario. Nel mese di febbraio la tensione e le manifestazioni popolari hanno visto la partecipazione di un numero sempre più elevato di persone. Tantissimi sono stati i manifestanti il 4 febbraio, e ancor di più il sabato successivo, quando in 50mila si sono radunati per le strade di Bangkok. Si è trattato della più imponente manifestazione da quando, nel 2001, Shinawatra ha assunto le redini del governo. A nulla è valsa la sua promessa di indire un referendum costituzionale. I tre partiti che guidano il fronte dell’opposizione (Alleanza Democratica, Tabella Tailandese e Mahachon) hanno intensificato le loro proteste e indetto una nuova manifestazione, ulteriormente indispettiti dalla decisione del Tribunale Nazionale di non aprire alcuna inchiesta sull’accordo concluso tra la Shin Corp., impresa di proprietà del premier, e un gruppo industriale di Singapore.
 
Il primo ministro tailandeseMossa a sorpresa. La massiccia manifestazione di dissenso dell'11 febbraio ha inizialmente spinto Shinawatra ad esortare la gente affinché non presenziasse a pubblici cortei, salvo poi decidere per un vero e proprio colpo a sorpresa. Il 24 febbraio, dopo un lungo colloquio col re Bhumipol Adulyadej,  il premier ha annunciato lo scioglimento del Parlamento e la indizione di nuove elezioni per il 2 aprile. Anche questa decisione è servita solo ad alimentare il malcontento dei contestatori, il cui bersaglio è Shinawatra in prima persona, intervenuto immediatamente alla radio per annunciare una serie di misure volte a rafforzargli i consensi delle classi povere e meno abbienti. Sono stati promessi aiuti economici ai funzionari statali e ai contadini, compresa la cancellazione di parte dei loro debiti con lo Stato, agevolazioni agli studenti, nuove forme di lavoro part time per aumentare il flusso occupazionale e perfino l’aumento dello stipendio minimo a Bangkok, dove l’opposizione è più forte. Gli analisti sostengono che la mossa di Thaksin sia stata molto furba e, probabilmente, gli garantirà la vittoria in aprile, considerando il breve lasso di tempo previsto per la campagna elettorale – solo 37 giorni a fronte dei 60 previsti dalla Costituzione – e le risorse economiche di cui dispone per la competizione elettorale. Anche secondo Ammar Siamwalla, membro onorario dell’Istituto di Sviluppo Tailandese, “si tratta di un calcolo astuto. Il Primo ministro ha scelto di sciogliere il Parlamento unicamente perché è sicuro che verrà ricostituito in modo da garantirgli una nuova maggioranza”.
  Manifesto elettorale
Scontro frontale e scenari preoccupanti. La manifestazione popolare del 25 febbraio scorso, seguita all’annuncio dello scioglimento del Parlamento, ha fatto registrare il nuovo record di partecipazione nella storia del governo Shinawatra, abbattendo quello fatto registrare solo due settimane prima. Secondo le indicazioni diffuse dai partiti che guidano l’opposizione, almeno 200mila persone sarebbero accorse alla protesta, anche se secondo la polizia non erano più di 50mila. In 10mila hanno pernottato all’aperto, nella piazza antistante il Palazzo Reale. Suriyai Katasila, uno dei leader dell’opposizione, ha annunciato che “le proteste proseguiranno irrevocabilmente sino alla destituzione del Primo ministro”, mentre gli altri partiti che guidano la contestazione hanno annunciato il boicottaggio delle elezioni e hanno intimato il premier ad abbandonare il proprio incarico entro domenica prossima. Dall’attuale scenario politico non sembra emergere una soluzione a breve termine. Shinawatra ha semplicemente promesso delle riforme costituzionali, ma il fronte unito dei contestatori chiede un impegno scritto e la nomina di un premier ad interim da parte del Re come condizioni imprescindibili per partecipare regolarmente alla consultazione elettorale. Numerosi studiosi e accademici si sono schierati con i partiti dell’opposizione, dichiarando, come ha fatto Somchai Preechasilpakul - conferenziere dell’Università di Chiang Mai - che il boicottaggio non andrebbe contro la legge o contro i principi democratici, trattandosi di una resistenza legittima, perfettamente dentro la legalità e perfino nobile. Nel frattempo, c’è anche chi - come il Generale Panlop Pinmanee, a capo del servizio di controllo degli organi di sicurezza interni - ha paventato il rischio di una rivolta militare nel caso l’instabilità politica si aggravi ulteriormente.
 
 
Categoria: Diritti, Elezioni, Politica
Luogo: Thailandia
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