28/02/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Ribellioni e disastro economico, il Paese sull’orlo di una nuova guerra
Nell’aprile 2005, le elezioni presidenziali che segnarono la fine della transizione furono salutate come l’inizio di una nuova era. Oggi, a meno di un anno di distanza, la Rep. Centrafricana è sull’orlo di un’altra guerra, dopo quella che ha sconvolto in Paese fino al 2003. Nuovi scontri armati nel nord del Paese, e una situazione economica disperata. Il presidente François Bozizé si appella alla comunità internazionale, che fa orecchie da mercante.
 
Un gruppo di milizianiScontri al nord. Già da mesi si moltiplicavano gli allarmi per la possibile ripresa della guerra civile. Nelle ultime due settimane circa 5 mila persone hanno abbandonato la parte nord-occidentale del Paese per rifugiarsi nel Ciad meridionale, raccontando di scontri tra l’esercito e gruppi armati non identificati. “Al momento non sappiamo chi ci sia dietro questi scontri” dichiara a PeaceReporter Helene Caux dell’Acnur (Alto Commissariato Onu per i Rifugiati) “ma i profughi raccolti alla frontiera parlano di assalti ai villaggi, saccheggi e di numerosi morti e feriti. Ci stiamo organizzando per trasferirli in campi profughi più sicuri, lontano dal confine, e nelle prossime settimane tenteremo di fornire assistenza anche agli sfollati in Rep. Centrafricana. Ma dipenderà dalle condizioni di sicurezza”.
 
Il presidente François BozizéRibelli sconosciuti. Una nuova guerra all’orizzonte? Difficile dirlo finché non verrà appurata l’identità di questi nuovi “ribelli”. Che potrebbero essere i sostenitori dell’ex-presidente Angel-Felix Patassé, oppure gli uomini che aiutarono Bozizé a prendere il potere nel 2003 ma che non hanno mai ricevuto il pagamento delle loro “prestazioni”. Intanto i deputati di opposizione del Mouvement de libération du peuple centrafricain accusano il governo di aver ucciso più di cento persone, in maggioranza civili, nel contrattacco lanciato dall’esercito nei pressi della città di Paoua, a circa 500 km dalla capitale Bangui. Accuse non confermate né dalle Ong operanti nella regione né dai diplomatici, che ritengono gonfiati i numeri forniti dall’opposizione. Non conoscendo né l’identità né il numero di questi uomini armati, è difficile capire se l’esercito sarà in grado di riprendere o meno il controllo della situazione. Anche se le condizioni in cui versa l’esercito, come tutto il resto della nazione, non lasciano prevedere nulla di buono.
 
Un soldato francese per le strade di BanguiPromesse mancate. Quella della Rep. Centrafricana è la storia di una rinascita mai cominciata. Dopo la firma degli accordi di pace, che hanno messo fine al conflitto tra il golpista Bozizé e il deposto Patassé (ora in esilio), la comunità internazionale si è completamente disinteressata del Paese. Risultato, il programma di disarmo è saltato, nessuna missione di peacekeeping è stata organizzata (per mantenere l’ordine è arrivato solo un contingente di soldati francesi) e gli aiuti economici arrivano col contagocce: appena 10 milioni di dollari quest’anno, contro i circa 100 milioni di euro richiesti dal presidente. La ricostruzione non è ancora cominciata, lo stato non riesce neanche a pagare i salari e a fornire i servizi di base. Nessuna sorpresa che le autorità centrafricane si sentano abbandonate a loro stesse, se confrontate con l’attenzione di media e organizzazioni internazionali verso altre zone di guerra come la Liberia o il Congo. E a Bangui si precipita in silenzio verso una nuova crisi. 

Matteo Fagotto

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