Povertà e strumentalizzazioni dietro le violenze di protesta per le vignette su Mohammad
di Husain Haqqani,
pubblicato da Gulf News, il 22/2/2006
Le sommosse
scatenate dal giornale danese Jyllands-Posten con le sue immagini
sacrileghe del Profeta Mohammad, sono sfociate in violente proteste, che non
sono più dirette all’offensivo giornale e nemmeno contro il suo paese, la
Danimarca.

I dimostranti in alcuni paesi
musulmani, compresi il Pakistan e l’Indonesia, hanno preso di mira gli
interessi americani e dell’occidente, oltre a diverse chiese cristiane. Sembra
che la politica abbia avuto la meglio
sul sentimento religioso e che, ancora una volta, leader musulmani e partiti
politici islamici stiano tentando di trarre dei vantaggi dalla contrapposizione
dei popoli musulmani al mondo occidentale. Gli editori di
Jyllands-Posten hanno giustificato le loro
vignette col principio della libertà d’espressione, una posizione sostenuta da
molti europei e da alcuni americani. Ma altri, come Edward Miller che scrive in
Jewish Week da New
York, hanno sostenuto che la controversia fosse una "questione di
rispetto, non di libertà." Secondo
Miller, "La libertà d'espressione protegge teoricamente i diritti di un
non-ebreo di dissacrare un rotolo della Torah. Però, tutti noi consideriamo
quella della libertà d’espressione come una vuota difesa di fronte a un tale
atto così vile."

Il dolore dei musulmani per un
sacrilegio, in ogni caso, non giustifica la violenza diffusa, scatenata come
risposta alla pubblicazione delle vignette. La minoranza musulmana locale coinvolta
nella violenza ha sollevato
diverse discussioni sulle ragioni per cui i musulmani del mondo siano più
propensi alla violenza. Ancora una volta le cause della rabbia musulmana
vengono messe a giudizio. Chiaramente,
il rispondere violentemente a un offesa percepita non è una caratteristica di
tutto l’Islam. Ogni capitolo del Corano comincia con le parole, "Nel nome
di Dio, il più compassionevole, il più misericordioso”. Il Profeta Mohammad è
chiamato Rehmatul-lil-Alamin, “quello che porta la compassione a ogni
mondo."Dopo aver annunciato di essere
Profeta, Mohammad ha pregato per coloro che lo hanno insultato o si
sono opposti a lui. In un episodio famoso, andò alla Mecca per informarsi sulla
salute di una vecchia che ogni giorno era solita gettare su di lui
dell'immondizia, dopo che lei aveva mancato il suo insulto giornaliero. É stata
proprio questa sua indulgenza che ha spinto molte persone a convertirsi
all’Islam ed ha contribuito all’espansione della fede.Durante la maggiore parte
del periodo
di espansione dell’islam, i musulmani non hanno fatto alcuna sommossa per
protestare contro le offese all’Islam o al suo Profeta. L’attuale ondata di violenza
fa parte di una
tendenza che è emersa da quando i musulmani sono diventati più poveri e meno
influenti a livello mondiale. Gli
islamisti e i leader musulmani autoritari hanno entrambi interesse a soffiare
sul fuoco del vittimismo musulmano, che sia basato su lamentele reali o
percepite. Per gli islamisti, rabbia e furore contro l’occidente sono la base
per il loro richiamo a sostegno delle masse musulmane. Per i leader autoritari,
la protesta
religiosa è un mezzo per spingere l’attenzione lontano dai fallimenti economici
e politici. L’immagine di un occidente in crescita che schiaccia l’Islam nella
prospettiva di eliminarlo, serve come una divagazione dalle debolezze dell’Umma
stessa.

Il Segretario di
Stato Usa Condoleezza Rice ha accusato il ruolo della Siria e dell'Iran
nell’esacerbare le violenze seguite a un’offesa ai musulmani, proveniente da un
oscuro giornale danese. Alcuni
regimi musulmani autoritari alleati con gli Stati Uniti hanno anche
approfittato dell’opportunità, per creare l’impressione che le loro masse siano
realmente dei fanatici scatenati che non possono essere controllati se non con
il pugno di ferro. Questa è
l'unica spiegazione per la facilità con cui le violente proteste abbiano potuto
tenere in scacco per un giorno intero la città pakistana di Lahore. Anche
l’Egitto ha permesso manifestazioni rabbiose, quando normalmente non permette
ai suoi cittadini di esprimere pubblicamente i loro sentimenti. Dopo aver riportato
sotto controllo quelle
violenze orchestrate, probabilmente i regimi di Mubarak e Musharraf chiederanno
agli Stati Uniti di evitare la retorica sulla democratizzazione del mondo
musulmano.
La democrazia, potranno dire,
porterebbe al potere gli islamisti scelti dalle folle rabbiose e
anti-occidentali. E invece, l'onda di rabbia nel mondo musulmano negli ultimi
giorni dovrebbe giustificare una
maggiore democrazia, non minore. Solo quando il mondo musulmano
accetterà la libertà d'espressione sarà capace di riconoscere il valore di
quella libertà anche per coloro che offendono le sensibilità altrui.
Un sacrilegio dovrebbe
essere affrontato con delle petizioni e una discussione pacata, non con
manifestazioni violente e distruttive. Inoltre,
solo in un ambiente libero
e democratico i musulmani del mondo potrebbero avere la possibilità e la
capacità di discutere le cause della loro mancanza di potere, cosa che provoca
in loro una rabbia molto maggiore di quella per qualsiasi offesa da parte dei
detrattori occidentali dell’Islam.