02/03/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Povertà e strumentalizzazioni dietro le violenze di protesta per le vignette su Mohammad
di Husain Haqqani,
pubblicato da Gulf News, il 22/2/2006
 
Le sommosse scatenate dal giornale danese Jyllands-Posten con le sue immagini sacrileghe del Profeta Mohammad, sono sfociate in violente proteste, che non sono più dirette all’offensivo giornale e nemmeno contro il suo paese, la Danimarca.
 
I dimostranti in alcuni paesi musulmani, compresi il Pakistan e l’Indonesia, hanno preso di mira gli interessi americani e dell’occidente, oltre a diverse chiese cristiane. Sembra che la politica abbia avuto la meglio sul sentimento religioso e che, ancora una volta, leader musulmani e partiti politici islamici stiano tentando di trarre dei vantaggi dalla contrapposizione dei popoli musulmani al mondo occidentale. Gli editori di Jyllands-Posten hanno giustificato le loro vignette col principio della libertà d’espressione, una posizione sostenuta da molti europei e da alcuni americani. Ma altri, come Edward Miller che scrive in Jewish Week da New York, hanno sostenuto che la controversia fosse una "questione di rispetto, non di libertà." Secondo Miller, "La libertà d'espressione protegge teoricamente i diritti di un non-ebreo di dissacrare un rotolo della Torah. Però, tutti noi consideriamo quella della libertà d’espressione come una vuota difesa di fronte a un tale atto così vile."

Il dolore dei musulmani per un sacrilegio, in ogni caso, non giustifica la violenza diffusa, scatenata come risposta alla pubblicazione delle vignette. La minoranza musulmana locale coinvolta nella violenza ha sollevato diverse discussioni sulle ragioni per cui i musulmani del mondo siano più propensi alla violenza. Ancora una volta le cause della rabbia musulmana vengono messe a giudizio. Chiaramente, il rispondere violentemente a un offesa percepita non è una caratteristica di tutto l’Islam. Ogni capitolo del Corano comincia con le parole, "Nel nome di Dio, il più compassionevole, il più misericordioso”. Il Profeta Mohammad è chiamato Rehmatul-lil-Alamin, “quello che porta la compassione a ogni mondo."Dopo aver annunciato di essere Profeta, Mohammad ha pregato per coloro che lo hanno insultato o si sono opposti a lui. In un episodio famoso, andò alla Mecca per informarsi sulla salute di una vecchia che ogni giorno era solita gettare su di lui dell'immondizia, dopo che lei aveva mancato il suo insulto giornaliero. É stata proprio questa sua indulgenza che ha spinto molte persone a convertirsi all’Islam ed ha contribuito all’espansione della fede.Durante la maggiore parte del periodo di espansione dell’islam, i musulmani non hanno fatto alcuna sommossa per protestare contro le offese all’Islam o al suo Profeta. L’attuale ondata di violenza fa parte di una tendenza che è emersa da quando i musulmani sono diventati più poveri e meno influenti a livello mondiale. Gli islamisti e i leader musulmani autoritari hanno entrambi interesse a soffiare sul fuoco del vittimismo musulmano, che sia basato su lamentele reali o percepite. Per gli islamisti, rabbia e furore contro l’occidente sono la base per il loro richiamo a sostegno delle masse musulmane. Per i leader autoritari, la protesta religiosa è un mezzo per spingere l’attenzione lontano dai fallimenti economici e politici. L’immagine di un occidente in crescita che schiaccia l’Islam nella prospettiva di eliminarlo, serve come una divagazione dalle debolezze dell’Umma stessa.
 
Il Segretario di Stato Usa Condoleezza Rice ha accusato il ruolo della Siria e dell'Iran nell’esacerbare le violenze seguite a un’offesa ai musulmani, proveniente da un oscuro giornale danese. Alcuni regimi musulmani autoritari alleati con gli Stati Uniti hanno anche approfittato dell’opportunità, per creare l’impressione che le loro masse siano realmente dei fanatici scatenati che non possono essere controllati se non con il pugno di ferro. Questa è l'unica spiegazione per la facilità con cui le violente proteste abbiano potuto tenere in scacco per un giorno intero la città pakistana di Lahore. Anche l’Egitto ha permesso manifestazioni rabbiose, quando normalmente non permette ai suoi cittadini di esprimere pubblicamente i loro sentimenti. Dopo aver riportato sotto controllo quelle violenze orchestrate, probabilmente i regimi di Mubarak e Musharraf chiederanno agli Stati Uniti di evitare la retorica sulla democratizzazione del mondo musulmano.
La democrazia, potranno dire, porterebbe al potere gli islamisti scelti dalle folle rabbiose e anti-occidentali. E invece, l'onda di rabbia nel mondo musulmano negli ultimi giorni dovrebbe giustificare una  maggiore democrazia, non minore. Solo quando il mondo musulmano accetterà la libertà d'espressione sarà capace di riconoscere il valore di quella libertà anche per coloro che offendono le sensibilità altrui.
Un sacrilegio dovrebbe essere affrontato con delle petizioni e una discussione pacata, non con manifestazioni violente e distruttive. Inoltre, solo in un ambiente libero e democratico i musulmani del mondo potrebbero avere la possibilità e la capacità di discutere le cause della loro mancanza di potere, cosa che provoca in loro una rabbia molto maggiore di quella per qualsiasi offesa da parte dei detrattori occidentali dell’Islam.  
Categoria: Politica, Religione
Luogo: medio oriente