26/02/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Gli indios sono stati illusi, ancora una volta

“E’ sconcertante. Un’altra data mancata. L’ennesima”. Fratel Carlo Zacquini, coordinatore della Pastorale Indigenista a Roraima, in Brasile, è amareggiato. Questa volta ci credeva davvero. La data stabilita dal governo per il passaggio definitivo del territorio Raposa Serra do Sol agli indigeni, fine gennaio 2004, non è stata rispettata e gli indios sono rimasti a mani vuote. Ancora una volta. Sono trent'anni che le tribù combattono per questa causa, e cinque che aspettano. Un’eternità per chi considera questa terra parte essenziale della propria vita, della propria anima, della propria identità. Raposa Serra do Sol è la terra ancestrale degli indios che, nonostante questo, sono costretti ad attendere un decreto presidenziale che ne ufficializzi la proprietà e garantisca i loro diritti.


“Questa gente è abbattuta e molto arrabbiata – racconta fratel Carlo – Un’altra speranza disattesa. Chissà quanto ancora dovranno attendere. E intanto la situazione è sempre più tesa, incerta”. E alla tristezza dei Macuxi, degli Wapixana, degli Ingarikó, dei Taurepang e dei Patamona fa da contraltare la soddisfazione dei coloni e di tutti i gruppi contrari all’omologazione.

"Fazendeiros e garimpeiros continuano ad occupare l'area e a sperare che questo riconoscimento, che imporrebbe loro di sgomberare i territori occupati abusivamente da anni, non avvenga mai" – spiega il missionario. "Episodi di violenza, come quello del rapimento dei miei tre compagni, non sono più accaduti, ma la tensione è alta. Specialmente nei confronti di quegli indios che hanno tradito la causa”.

Si tratta di un gruppo di indigeni che da tempo immemorabile intrattiene rapporti diretti con i bianchi, fino a divenirne veri e propri tirapiedi.
“Sono completamente manipolati dai coloni e agiscono sempre e solo nel loro interesse – ha spiegato fratel Carlo. Vedono nella presenza dei grandi proprietari terrieri il loro futuro. Per loro lavorano, da sempre, legalmente e illegalmente, e la perdita della terra li troverebbe impreparati. Sono pronti a tutto pur di assecondare i loro voleri, anche ad usare la violenza, come del resto hanno dimostrato rapendo e maltrattando i missionari. Si tratta di una piccola minoranza in totale rivalità con gli altri. Sono uomini di ogni età e provenienti da diverse tribù”.


Gli indigeni dunque aspettano che Lula firmi il decreto, pronto ormai dal 1989. Ma la questione è complessa. Anche molte forze politiche non vedono di buon occhio l’omologazione e tra queste il governatore dello stato di Roraima.

“E’ ormai prassi che i governatori di questo stato vadano contro gli interessi degli indios – spiega il missionario -. Gli indigeni sono considerati esseri inferiori rispetto ai bianchi. Sono visti come un peso per il progresso. Quindi devono rimanere esclusi e senza terra. Non riconosceranno mai i loro diritti di proprietà, nonostante la Costituzione del Paese parli chiaro: gli indios devono tornare in possesso delle proprie terre ancestrali. E questo non si discute. Noi continueremo ad aiutarli, cercando di convincerli ad avere pazienza, ad aspettare ancora. Gli indios hanno bisogno del sostegno di tutti e aderendo alla campagna Noi existimos, chiunque potrà far qualcosa per loro, da ogni parte del mondo”.

 
Stella Spinelli
Categoria: Diritti, Popoli
Luogo: Brasile