27/02/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



La testimonianza da Juba su come la popolazione convive con il colera
Scritto per noi da
Vincenzo Grauso*


L'epidemia di colera ha avuto inizio a Yei, città di Bahar Al Jebel state (di cui fa parte anche Juba), a circa un centinaio di chilometri da Juba e quasi al confine con la Repubblica Democratica del Congo. Da qualche mese era stata aperta la strada di collegamento tra le due città, un grosso stimolo per la ripresa degli scambi commerciali, con la possibilità di avere più cibo e di maggiore varietà e di consentire anche un collegamento con l'Uganda, senza necessariamente doversi approvigionare da Khartoum (con un conseguente abbassamento dei prezzi). Yei è stata quindi la prima città a riportare casi gravi di diarrea e di sospetto colera e ci sono stati diversi morti proprio per gli effetti debilitanti causati dalla diarrea. Ora la situazione a Yei sembra essere sotto controllo e nel frattempo l'epidemia si è spostata a Juba. La causa potrebbe  essere legata al flusso di mercanti che da Yei si spostano a Juba per i loro traffici.

Copyright - Who/P. VirotPozzi contaminati. Molti casi di diarrea acuta e di colera sono causati dalle condizioni igieniche precarie. Sono state fatte in alcuni casi analisi che hanno dimostrato la contaminazione fecale di pozzi e di alcuni corsi d'acqua. In aggiunta, l’alimentazione senza osservare le norme igieniche di base (per esempio lavarsi le mani prima di consumare il pasto) ha peggiorato la situazione. I pazienti vengono sottoposti soprattutto a idratazione con acqua, sali e zuccheri e si cerca di allestire reparti di isolamento dei malati, per evitare contagi. L’Unicef e l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) raccomandano poi di lavarsi le mani prima di mangiare, di cuocere il cibo, di tenere al riparo da insetti gli alimenti, di defecare a distanza di sicurezza da sorgenti d'acqua, di buttare i rifiuti lontano dai pozzi.

Il Nilo. Copyright Emergency. Foto di Alessandro ConcaPreferiscono l'acqua del Nilo. Il problema dell'approvigionamento idrico e della mancanza di impianti fognari adeguati è molto grave a Juba. Le soluzioni alle necessità idriche della popolazione sono limitate, per il momento, alla costruzione di pozzi. Molte Organizzazioni non governative si sono attivate con diversi programmi almeno fin dallo scorso anno, con un tentativo di coordinamento da parte delle autorità locali. Ma questi interventi hanno solo avuto un effetto palliativo rispetto alla questione. Nello stesso tempo, non esistono impianti fognari all'altezza, se non latrine che scaricano direttamente nel terreno, senza la possibilità di trattamento delle acque di scarico: è normale che ci sia poi una contaminazione di falde acquifere, sorgenti e corsi d'acqua. In diversi casi la popolazione preferisce bere direttamente l'acqua del Nilo invece dell’acqua dei pozzi. Noi al centro bolliamo l'acqua prima di berla, per evitare ogni rischio.

Donne a raccogliere l'acqua in un Paese africano. Copyright - Who/P. VirotL'anno di svolta? Tra gli interventi prioritari successivi alla firma del Comprehensive Peace Agreement vi è sicuramente anche quello delle infrastrutture sopra ricordate. I progetti fanno fatica a partire, ci sono pochi segnali concreti. Di sicuro c'è una grossa aspettativa da parte della popolazione. Il 2006 si spera veramente possa essere l'anno della svolta per il Sud. Secondo alcuni potrebbe non essere così. Nell'ambiente delle Organizzazioni non governative internazionali si accusano difficoltà anche solo nel potersi spostare a Juba da Nairobi (sede di quasi tutte le organizzazioni che hanno lavorato in Sud Sudan durante la guerra civile). Allestire un ufficio è una cosa molto complicata logisticamente e costosa. Trovare staff locale minimamente preparato da impiegare è una grande impresa. A dispetto di tutto, la popolazione mostra dignità straordinaria nell'affrontare questa normalità così difficile e precaria.

 
Categoria: Salute
Luogo: Sudan
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