29/01/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Una campagna internazionale sostiene gli indios e invita Lula a riconoscerne le terre

bambino indio“Ci sono gravi segnali che fanno temere un ulteriore inasprimento della situazione nel territorio Raposa/Serra do Sol, nello stato brasiliano di Roraima. E’ con forza dunque che rilanciamo il nostro appello”.

I padri Francesco Bernardi e Silvano Sabatini, responsabili in Italia della campagna internazionale Nos existimos , (promossa da diocesi di Roraima, missionari della Consolata, Consiglio indigeno di Roraima-CIR, Centrale unica dei lavoratori-CUT, Centro dei diritti umani-CDDH), insistono sulla necessità di sostenere i 15mila indios (Macuxi, Wapixana, Ingarikó, Patamona e Taurepang) che da sempre aspettano il riconoscimento del diritto di proprietà su un milione e 700mila ettari circa dello stato di Roraima. Per questi popoli la terra è parte del corpo, è una madre e non potrebbero vivere altrove.

La loro precaria situazione è aggravata da un conflitto trentennale che vede i fazendeiros (latifondisti), i garimpeiros (coltivatori di riso) e gli imprenditori, colonizzatori di ampie aree, compiere violenze e soprusi. Questi pretenderebbero che l’omologazione escludesse le città e le fazendas abusive. Un conflitto sociale che ha già portato dolore e sangue.

indio “Già un paio d'anni fa avevamo lanciato la campagna Nos existimos (Noi esistiamo) a favore delle popolazioni indigene di questa zona – raccontano -. La richiesta fatta all'allora presidente Cardoso era di sottoscrivere il decreto che sanciva la demarcazione del territorio. Cosa non avvenuta. Adesso è il momento di riprovarci”. Lula , già in campagna elettorale, aveva cavalcato la questione, impegnandosi, se eletto, a risolverla quanto prima con la definitiva assegnazione della terra agli indios. Dopo un anno il 'quanto prima' non è arrivato, anche se nel periodo natalizio il presidente ha dichiarato che entro la fine di gennaio l’omologazione arriverà. Non solo.

Anche il ministro della Giustizia del governo federale, Márcio Thomaz Bastos, ha confermato questa decisione al governatore dello Stato, Flamarion Portela, giunto a Brasilia la seconda settimana di gennaio, per incontrarsi con il ministro e con Lula.

Da questo vertice infatti è nato un comitato di transizione che dovrà varare una soluzione per tutti i problemi della zona: sia quelli degli indigeni sia dei piantatori di riso. Nel comitato saranno rappresentate tutte le parti in causa. Il ministero, il governo dello Stato di Roraima, Casa Civil, la Fondazione nazionale dell’indio (Funai) e l’Istituto nazionale di colonizzazione e riforma agraria (Incra).

Ma la situazione è complessa. Bastos ha categoricamente escluso passi indietro e ha assicurato che il processo di pacificazione sarà garantito da un contingente militare, che verrà inviato sul posto per tutelare la sicurezza della popolazione locale.

Da parte loro, i fazendeiros  hanno deciso di rimuovere una parte dei blocchi stradali che interessavano soprattutto le autostrade 174 e 401 e precludevano l’accesso alla capitale Boa Vista e a tutta la riserva Raposa/Serra do Sol. Ma hanno precisato: "Il nostro non è un gesto di debolezza - ha detto Agenor Fátio, uno dei leader dei settori contrari all’assegnazione definitiva della terra agli indigeni - al contrario, siamo più forti che mai". Poi ha concluso ricordando ai suoi: "Siamo in guerra".

E infatti, nelle ultime settimane, il braccio di ferro tra le due parti è degenerato in numerosi atti di violenza dei coloni contro gli indios.

indio Lo scorso 6 gennaio un gruppo di indigeni  al soldo dei coloni ha rapito tre missionari della Consolata a Surumù, a 220 chilometri dalla capitale Boa Vista, e li ha detenuti in ostaggio fino all’8 gennaio. La missione è stata depredata e devastata . Il 10 gennaio, un indio è stato ucciso a coltellate.

“La democrazia non è una delega che si dà al Presidente di turno – precisano i padri - La democrazia richiede controllo continuo e partecipazione. Lula non ha ancora firmato, probabilmente perché ci sono diverse pressioni, dei fazendeiros , dei garimpeiros , di settori delle Forze Armate, di alcune multinazionali a cui il territorio fa gola. Questi popoli ci chiedono di condividere la loro lotta, una lotta di dignità. Da trent'anni la stanno conducendo in modo pacifico. Non vorremmo vedere l’ulteriore precipitare delle cose. E i sequestri e l'omicidio sono brutti segnali. Dobbiamo fare sentire la nostra voce”.

 

 

 Stella Spinelli

 

Categoria: Diritti, Popoli
Luogo: Brasile