25/02/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



La cattura del boia di Sebrenica sembra più vicina
Martedì 21 febbraio scorso le agenzie stampa annunciano una notizia che molti attendevano con ansia: “E’ in corso la cattura di Ratko Mladic, il boia di Sebrenica”. Dopo anni di latitanza, garantiti da coperture politiche e militari in Serbia, sembrava che alla fine l’uomo che comandava le forze armate serbe in Bosnia fosse caduto nella trappola degli inquirenti del Tribunale speciale per l’ex – Jugoslavia dell’Aja. Poco dopo però arrivavano le smentite.
 
ratko mladicSmentite sospette. Tante, troppe. Il governo serbo si affrettava a bollare come ‘manipolazioni mediatiche’ questa notizia. Perché tanta solerzia nella smentita? Perché parlare di manipolazione mediatica?
Due giorni dopo, il ministro degli Esteri olandese Ben Bot , di fronte al Parlamento, annuncia che nel suo ultimo viaggio diplomatico a Belgrado ha ricevuto conferme dal governo serbo: Belgrado sta negoziando con Ratko Mladic la resa del criminale di guerra e la sua consegna ai giudici dell’Aja. Poco dopo l’esternazione in Parlamento, il ministro olandese ha smentito se stesso, chiarendo di essere stato frainteso. Continua un balletto surreale di notizie che, alla fine, sembra avvalorare la tesi che la consegna di Ratko Mladic alle autorità dell’Aja è più di una possibilità. La risposta è probabilmente in quello che potremmo chiamare schema – Gotovina, dal nome del criminale di guerra croato consegnato dalle autorità di Zagabria alla corte dell’Aja: la Serbia è in dirittura d’arrivo per ottenere l’inizio dei negoziati per l’adesione della Croazia all’Unione Europea. Questo spiegherebbe la rabbia e la fretta del governo di Belgrado verso quella che,visti gli sviluppi di oggi, è stata una fuga di notizie. La Serbia – Montenegro è sull’uscio dell’Unione Europea e il procuratore capo della corte dell’Aja, il magistrato svizzero Carla del Ponte, come aveva fatto per la Croazia, ha chiesto alle istituzioni comunitarie di mettere come condizione preliminare dei negoziati la consegna dei criminali di guerra. La fuga di notizie avrebbe rischiato di compromettere tutto.
 
il brindisi di mladic con i caschi blu, convinti che non avrebbe fatto del male a nessunoUn passato che non passa. Sono passati molti anni dai fatti, ma nessuno ha dimenticato quello che è accaduto nel cuore della ‘civilissima’ Europa nel 1995. Sebrenica era un’enclave musulmana nel cuore della Repubblica Srpska, autoproclamata dal leader serbo – bosniaco Radovan Karadzic per staccarsi dal governo di Sarajevo o per legarsi alla Serbia. La zona dell’enclave era sotto il controllo delle milizie serbo – bosniache, comandate dal generale Ratko Mladic. Le Nazioni Unite, nel tentativo di proteggere il popolo di Sebrenica, dichiarano la dichiarano ‘zona protetta’. Ma le truppe di Mladic cingono d’assedio la città, dove migliaia di civili si erano rifugiati per scampare alle persecuzioni in corso in altre zone della repubblica. Dopo cinque giorni di bombardamenti, Mladic fece il suo ingresso nella città, ripreso dalle telecamere di tutto il mondo, mentre brindava con i militari dell’Onu, che cedettero alle sue parole. Poi arrivarono gli autobus che prelevarono donne e bambini per trasferirli in altre zone musulmane, mentre tutti i ragazzi a partire da 12 anni di età e tutti gli uomini fino ai 77 vennero trattenuti per essere ''interrogati per sospetti crimini di guerra''. Nei cinque giorni successivi ottomila civili furono trucidati. Mentre i caschi blu presenti in città e la comunità internazionale non mossero un dito. Per questo la Corte dell’Aja lo ha accusato di genocidio, crimini contro l'umanità e violazioni delle leggi e delle consuetudini di guerra, oltre a gravi violazioni delle convenzioni di Ginevra. Da allora Mladic, come lo stesso Karadzic, vive da latitante, ricercato e braccato ma protetto. Protetto dai politici, dai militari e da parte del clero religioso ortodosso. La Del Ponte, chiedendo che l’ingresso nell’Unione Europea di Croazia e Serbia – Montenegro sia correlato alla consegna dei criminali di guerra, ha forse trovato la via giusta per vincere la rete di omertà attorno a Mladic. 

Christian Elia

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