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Smentite sospette. Tante, troppe. Il governo serbo si
affrettava a bollare come ‘manipolazioni mediatiche’ questa notizia. Perché
tanta solerzia nella smentita? Perché parlare di manipolazione mediatica?
Un passato che non passa. Sono passati molti anni dai fatti, ma nessuno ha
dimenticato quello che è accaduto nel cuore della ‘civilissima’ Europa nel
1995. Sebrenica era un’enclave musulmana nel cuore della Repubblica Srpska, autoproclamata
dal leader serbo – bosniaco
Radovan Karadzic per staccarsi dal governo di Sarajevo o per legarsi alla
Serbia. La zona dell’enclave era sotto il controllo delle milizie serbo –
bosniache, comandate dal generale Ratko Mladic. Le Nazioni Unite, nel tentativo
di proteggere il popolo di Sebrenica, dichiarano la dichiarano ‘zona protetta’.
Ma le truppe di Mladic cingono d’assedio la città, dove migliaia di
civili si erano rifugiati per scampare alle persecuzioni in corso in altre zone
della repubblica. Dopo cinque giorni di bombardamenti, Mladic fece il suo
ingresso nella città, ripreso dalle telecamere di tutto il mondo, mentre
brindava con i militari dell’Onu, che cedettero alle sue parole. Poi arrivarono
gli autobus che prelevarono donne e bambini per trasferirli in altre zone
musulmane, mentre tutti i ragazzi a partire da 12 anni di età e tutti gli
uomini fino ai 77 vennero trattenuti per essere ''interrogati per sospetti
crimini di guerra''. Nei cinque giorni successivi ottomila
civili furono trucidati.
Mentre i caschi blu presenti in città e la comunità internazionale non mossero
un dito. Per questo la Corte dell’Aja lo ha accusato di genocidio,
crimini contro l'umanità e violazioni delle leggi e delle consuetudini di
guerra, oltre a gravi violazioni delle convenzioni di Ginevra. Da allora Mladic,
come lo stesso Karadzic, vive da latitante, ricercato e braccato ma protetto.
Protetto dai politici, dai militari e da parte del clero religioso ortodosso.
La Del Ponte, chiedendo che l’ingresso nell’Unione Europea di Croazia e Serbia
– Montenegro sia correlato alla consegna dei criminali di guerra, ha forse
trovato la via giusta per vincere la rete di omertà attorno a Mladic. Christian Elia