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Cinque anni di lotte. Con questa sentenza gli Ijaw ottengono la
seconda vittoria sul piano giudiziario contro la Shell, da quando i leader della comunità hanno deciso di dare il
via alla battaglia legale nel 2000. Condannata una prima volta da una
commissione parlamentare, la Shell si
era rifiutata di pagare il risarcimento non riconoscendo valore legale alla sentenza.
Stavolta però a dare torto alla multinazionale è stata una vera corte
nigeriana, ma da Londra la Shell fa
sapere di non volerne sapere di cedere. Almeno fino all’appello. “Abbiamo
ricevuto la copia della sentenza, ma non avendola ancora letta a fondo non
possiamo rilasciare alcun commento” ha dichiarato a PeaceReporter Lisa Givert, responsabile per le comunicazioni
esterne. “ Siamo comunque convinti che la ragione è dalla nostra parte perché
le accuse sono prive di fondamento. Siamo sicuri che in appello ci sarà data
ragione”.
Sentenza storica. Quale che sia l’esito finale della vicenda, la
sentenza di oggi stabilisce un precedente fondamentale. Da anni infatti le
varie comunità che abitano il delta del Niger protestano contro le devastazioni
ambientali che lo sfruttamento petrolifero avrebbe portato nella regione, senza
peraltro che i locali abbiano potuto usufruire dei vantaggi ricavati dai
diritti sull’oro nero. I proventi petroliferi finiscono infatti molto spesso
nelle tasche dei membri dell’establishment politico-militare nigeriano,
classificato da Transparency
International come uno dei più corrotti al mondo, nonostante alcuni
importanti risultati raggiunti dalla campagna per la trasparenza lanciata due
anni fa dal presidente Olusegun Obasanjo. Proprio per questo sarà necessario
uno stretto controllo per garantire che almeno i soldi del risarcimento non
finiscano nelle tasche sbagliate.
Attacchi
armati. La situazione nel delta del Niger è complicata
anche dalla presenza di numerose milizie, che lanciano attacchi contro le
installazioni petrolifere e i dipendenti delle compagnie. Il Movement for the
Emancipation of the Niger Delta è il
gruppo armato più attivo negli ultimi mesi: la scorsa settimana i suoi
miliziani hanno rapito nove dipendenti della Shell, al momento ancora nelle mani dei sequestratori, che chiedono
maggior potere delle comunità locali nella gestione delle risorse petrolifere.
Gli attacchi a oleodotti e piattaforme si sono intensificati negli ultimi mesi,
costringendo la Nigeria a tagliare le esportazioni del 20 percento e
contribuendo al brusco rialzo del prezzo del greggio.
Matteo Fagotto