24/02/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Filippine, dichiarato lo stato d'emergenza nel ventesimo anniversario della cacciata di Marcos
Pugno di ferro della presidente delle Filippine, Gloria Arroyo, contro qualsiasi cosa assomigli al “People Power” (l’opposizione popolare) che l’ha portata al potere. I tempi sono cambiati da quando nel 2001, dopo la cacciata del corrotto Joseph Estrada su pressione delle manifestazioni civili, l’economista che aveva studiato con Bill Clinton negli Usa si è presentata per risollevare le sorti morali ed economiche del Paese asiatico. Da diverso tempo, ormai, accuse gravissime piovono proprio su di lei, da parte dell’opposizione, ma anche di frange “ribelli” dell’Esercito che hanno organizzato diversi tentativi di colpo di Stato.
  Soldati a Quezon city
Rafforzamento delle misure di sicurezza. L’ultimo, secondo la stessa Arroyo, è avvenuto proprio in questi giorni da parte del comandante degli Scout Rangers, Brig Gen Danilo Lim, ora agli arresti, mentre una decina di altre persone è sotto interrogatorio.  La reazione della presidentessa, insomma, non si è fatta attendere e oggi, in tutto l’arcipelago, è stato persino dichiarato lo stato d’emergenza, che consente di arrestare senza mandato e di prolungare la detenzione anche in assenza di accuse. Nella capitale Manila diversi membri delle forze dell’ordine presidiano il palazzo presidenziale, mentre sono state chiuse le scuole e vietate le manifestazioni.  In queste ore, infatti, era prevista una marcia anti-Arroyo per ricordare il ventesimo anniversario del primo incredibile risultato del “People Power”: l’allontanamento del dittatore Marcos, rimasto al potere dal 1965 al 25 febbraio 1986.  Secondo la presidente, Brig Gen Danilo Lim aveva intenzione di portare le sue truppe alla dimostrazione di oggi per scatenare una sollevazione popolare simile a quelle di un tempo. Ciò non è avvenuto, ma centinaia di persone hanno sfidato il rischio di essere arrestate per essersi riunite intorno al monumento simbolo delle rivolte per la democrazia.
 
L'Arroyo dichiara lo stato d'emergenza alla tvUn futuro incerto. Non è chiaro, tuttavia, se il People Power possa agire nuovamente cambiando le sorti di questo Paese instabile e con una delle classi politiche più corrotte al mondo. Un medico dell’isola di Quezon, ma che per molto tempo ha lavorato a Manila, ci dice: “Al momento l’Arroyo sembra avere il controllo della situazione, anche se l’opposizione sta pianificando di rovesciare il governo. Le misure di sicurezza sono state rafforzate e il People Power forse non ha lo stesso supporto del passato”.
 
Segni di instabilità. In cinque anni di presidenza l’incarico dell’Arroyo è vacillato più volte. A partire soprattutto dal 2003 è aumentato il malcontento verso u Manifestante sfida il divieto di dimostraren governo incapace di gestire i principali problemi del Paese: povertà, corruzione e terrorismo. Il 27 luglio 2003 quasi 300 militari hanno occupato il quartiere diplomatico di Manila, lamentandosi per i bassi salari e per la corruzione degli alti ufficiali. Dopo 24 ore gli ammutinati sono tornati in caserma, ma le tensioni non si sono esaurite. Nella notte del 7 settembre 2003 un pugno di militari ha occupato la torre di controllo dell'aeroporto. L'assedio è durato un'ora e si è concluso nel sangue: tutti gli uomini del commando sono stati uccisi dalle forze dell'ordine.
I militari ribelli hanno accusato l’Arroyo di finanziare i guerriglieri secessionisti del sud per assicurarsi il supporto degli Stati Uniti, suo grande alleato. E anche Estrada avrebbe ideato un golpe per riprendere il potere. Infine gli ultimi due anni sono stati piuttosto turbolenti: la presidente è sopravvissuta all’accusa di aver influenzato un commissario elettorale nel 2004 e a un impeachment chiesto dall’opposizione contro di lei e altri membri della sua famiglia per corruzione.

Francesca Lancini

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