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La storia. I protagonisti, nel film interpretati da tre attori, sono stati tra i primi
detenuti a essere rilasciati da Guantanamo. Sono stati ribattezzati i “Tipton
Three” perché tutti provenienti dalla stessa cittadina delle Midlands inglesi.
La loro storia inizia nel settembre 2001, quando partono per il Pakistan: da come
racconta Iqbal, ci vanno quasi controvoglia: “I miei genitori erano tornati dal
Pakistan e insistevano dicendomi di andare lì a sposarmi. Io non volevo, avevo
già un lavoro a casa”, dice. Invece partono, destinazione Karachi. Dopo aver sentito
la predica di un imam, che cercava volontari disposti a partecipare ad attività
umanitarie in Afghanistan, decidono di andare a dare una mano. Quando gli Usa
dichiarano guerra al regime talebano, i tre britannici si trovano intrappolati.
Vengono catturati dalle truppe dell’Alleanza del Nord e consegnati agli americani.
Finiscono a Guantanamo senza un’accusa precisa e, per fortuna loro, sono tra i
primi a essere rilasciati. Ma solo dopo più di due anni, nella primavera 2004.
Tre ragazzi qualunque. “Erano solo tre normali ragazzi britannici che sono finiti vittime degli eventi”,
spiega il regista Michael Winterbottom. “Ciò che affascina è il fatto che, all’epoca,
due di loro erano ancora adolescenti e il terzo aveva 21 anni. Nessuno di loro,
prima di partire, era particolarmente religioso o interessato alla politica. E
quando ci hanno raccontato come sono andate le cose, lo hanno fatto come si parla
di una vacanza. Ma all’inferno”. Il film ricrea gli abusi raccontati dai protagonisti: i
pestaggi, l'obbligo di rimanere nella stessa posizione per giorni, la musica sparata
a tutto volume per costringere a collaborare agli interrogatori. Vengono mostrate
anche le vere dichiarazioni di George W. Bush e Tony Blair, che ricordano come
i rinchiusi a Guantanamo siano tutti terroristi. Una falsa rappresentazione, secondo
il regista. “Volevamo mostrare la differenza che c’è tra la realtà e quello che
la gente veramente pensa dei detenuti di Guantanamo. Questi sono ragazzi normali.
Bush e Blair insistono che invece sono ‘i cattivi’, che è una lotta del bene contro
il male. Questi messaggi così assoluti sono ingannevoli, le cose non vanno così
nel mondo reale”.
Il fermo a Luton. Film e realtà si sono sovrapposti invece la scorsa settimana, quando due dei
tre ex detenuti, insieme ai due attori che li interpretano nel film, sono stati
fermati all’aeroporto londinese di Luton per accertamenti. Erano di ritorno da
Berlino: gli agenti li hanno portati in una stanza per l’identificazione, dove
li hanno bombardati di domande. Una poliziotta ha chiesto ad Ahmed: “Sei diventato
un attore per fare film come questo, che pubblicizzano la causa dei musulmani?”.
Dopo un’ora di fermo, sono stati rilasciati. La notizia è stata confermata dalle
autorità con cinque giorni di ritardo, quasi a rivelare l’imbarazzo per l’equivoco.
Per gli autori del film è stata però una buona pubblicità e The road to Guantanamo sarà trasmesso presto nel Regno Unito, il 9 marzo su Channel 4. Intanto, oltreoceano
quattro società di distribuzione stanno considerando se portarlo o no anche nei
cinema americani.Alessandro Ursic