28/02/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Il regime iraniano reprime anche i dervisci sufi. Mille arresti nella città santa di Qom
Islam e sufismo sono ai ferri corti in Iran? Stando agli ultimi avvenimenti si direbbe di si. Il 13 febbraio nella città sacra dello sciismo persiano, Qom, venivano arrestati milleduecento dervisci, i fedeli della tradizione mistica dell’islam sufi.
 
La repressione. Attivisti per i diritti umani iraniani e Amnesty International hanno espresso grande preoccupazione per gli eventi di Qom, si tratta a loro dire di un episodio di repressione senza precedenti nei confronti dei dervisci. Gli scontri tra polizia e dervisci sono scoppiati per la scelta delle autorità di chiudere il luogo di culto che i fedeli sufi avevano allestito occupando un edificio residenziale senza autorizzazione. Tra i fedeli che protestavano pacificamente contro lo sgombero dell’edificio c’erano molte donne e bambini, che distribuivano fiori bianchi e dolci tradizionali. Mentre assieme alla polizia schierata attorno al santuario occupato c’erano attivisti di gruppi radicali islamici che distribuivano volantini con scritto “Morte ai sufi” e ”Il sufismo è un complotto britannico”. L’intervento della polizia in assetto antisommossa, con proiettili di gomma e lancio di fumogeni, ha provocato oltre cento feriti e oltre mille arresti (duemila arresti e trecentocinquanta feriti, stando alle dichiarazioni dei leader sufi). Dopo gli arresti le autorità hanno demolito il luogo di culto, e anche le abitazioni di due dei capi della comunità. Secondo le autorità di Teheran, le operazioni di sgombero della struttura sono degenerate perché i sufi si aspettavano da giorni la retata della polizia e l’ottanta percento di loro erano persone armate venute da fuori. Gli interessati smentiscono questa accusa, e accusano: “il regime ci prende di mira perché teme l’aumento di popolarità del sufismo.” Gli arrestati sufi sono stati interrogati per giorni dalle forze di sicurezza, le autorità hanno dichiarato che i fedeli che risulteranno innocenti verranno rilasciati, gradualmente. Anche i fedeli venuti da altre città verranno rilasciati, ma solo dopo che si saranno impegnati a non fare ritorno a Qom.
 
Una dottrina minacciosa. Il sufismo è noto come la via mistica dell’Islam, si basa sugli stessi precetti della fede musulmana, ma dà maggiore risalto al culto per la verità dell’insegnamento religioso e alle pratiche rituali che possono condurre alla percezione diretta di dio: musiche, danze e recitazioni reiterate fino alla trance. Oggi molti religiosi musulmani li considerano una minaccia e una deviazione rispetto all’ortodossia della tradizione islamica. Particolarmente in Iran, dall’istituzione 27 anni fa della Repubblica Islamica, la tolleranza verso di loro è andata calando. “Fino ad ora sotto il regime islamico abbiamo visto imporre limitazioni ai non musulmani – ha commentato Abdokarim Lahidji, della Federazione Internazionale per i Diritti Umani con sede a Parigi – ma un trattamento come quello subito dai sufi a Qom non ha precedenti nella storia moderna”. I sufi di Qom, che appartengono a un ordine che si chiama Nematollahi Gonabadi, sostengono di aver conosciuto un sensibile aumento del numero di fedeli soprattutto a partire dal giugno scorso, quando la presidenza del Paese è finita nelle mani del pasdaran (guardiano della rivoluzione) Ahmadinejad. “Purtroppo oggi – ha dichiarato uno studente di sufismo - quando le lobby religiose e i fanatici decidono di reprimere i sufi, coloro che dovrebbero applicare le leggi non fanno nulla per fermarli”. Nel 2005 in Iran sono stati pubblicati diversi libri contro il sufismo, e molti predicatori si sono apertamente schierati su quelle posizioni intransigenti. Gli scontri di Qom sono stati in parte incitati dagli imam locali: a settembre l’Ayatollah Nouri Hamedan auspicava la cacciata dei sufi dalla città, e in seguto, il 14 febbraio, il quotidiano radicale Kayhan scriveva che secondo i religiosi locali il sufismo dovrebbe essere sradicato da Qom. Il governatore della città infine, li ha accusati di avere contatti con paesi stranieri. “Sempre di più la gente cerca di sfuggire alle interpretazioni totalitarie della religione – spiega ancora lo studente sufi – le persone hanno dubbi e hanno perso la fede in coloro che si autodefiniscono i custodi della religione. Così per contrasto, molti si avvicinano agli insegnamenti e ai rituali sufi, che sono basati sull’amore”.
 

Naoki Tomasini

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