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Una dottrina minacciosa. Il sufismo è noto come la
via mistica dell’Islam, si basa sugli stessi precetti della fede musulmana, ma
dà maggiore risalto al culto per la verità dell’insegnamento religioso e alle
pratiche rituali che possono condurre alla percezione diretta di dio: musiche,
danze e recitazioni reiterate fino alla trance. Oggi molti religiosi musulmani
li considerano una minaccia e una deviazione rispetto all’ortodossia della
tradizione islamica. Particolarmente in Iran, dall’istituzione 27 anni fa della
Repubblica Islamica, la tolleranza verso di loro è andata calando. “Fino ad ora
sotto il regime islamico abbiamo visto imporre limitazioni ai non musulmani –
ha commentato Abdokarim Lahidji, della Federazione Internazionale per i Diritti
Umani con sede a Parigi – ma un trattamento come quello subito dai sufi a Qom
non ha precedenti nella storia moderna”. I sufi di Qom, che appartengono a un
ordine che si chiama Nematollahi Gonabadi, sostengono di aver conosciuto un
sensibile aumento del numero di fedeli soprattutto a partire dal giugno scorso,
quando la presidenza del Paese è finita nelle mani del pasdaran (guardiano
della rivoluzione) Ahmadinejad. “Purtroppo oggi – ha dichiarato uno studente di
sufismo - quando le lobby religiose e i fanatici decidono di reprimere i sufi,
coloro che dovrebbero applicare le leggi non fanno nulla per fermarli”. Nel
2005 in Iran sono stati pubblicati diversi libri contro il sufismo, e molti
predicatori si sono apertamente schierati su quelle posizioni intransigenti.
Gli scontri di Qom sono stati in parte incitati dagli imam locali: a settembre
l’Ayatollah Nouri Hamedan auspicava la cacciata dei sufi dalla città, e in
seguto, il 14 febbraio, il quotidiano radicale Kayhan scriveva che secondo i
religiosi locali il sufismo dovrebbe essere sradicato da Qom. Il governatore
della città infine, li ha accusati di avere contatti con paesi stranieri.
“Sempre di più la gente cerca di sfuggire alle interpretazioni totalitarie
della religione – spiega ancora lo studente sufi – le persone hanno dubbi e
hanno perso la fede in coloro che si autodefiniscono i custodi della religione.
Così per contrasto, molti si avvicinano agli insegnamenti e ai rituali sufi,
che sono basati sull’amore”. Naoki Tomasini