24/02/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



A Bologna la mostra "Immagini dalla Birmania. Bellezza e dolore di un popolo violato"
Scritto per noi da
Dolores Carnemolla 
  Bambino lavoratore
I paesaggi sullo sfondo sono quelli di una terra dalla bellezza nuda e folgorante, ma afflitta. Tracce di una natura rigogliosa si colgono in mezzo alla devastazione. I colori sono come quelli delle immagini che ritraggono paradisi turistici offerti in pacchetti avventurosi  e rassicuranti insieme, per invogliare alla scoperta di luoghi lontani dal nostro monotono occidente. Stessa magia di tinte e gradazioni: colori caldi d’oriente. A fare la differenza è semplicemente uno sguardo che ha nome Verità.
 
Lambito dall’oceano indiano, in Asia orientale si estende un paradiso di bugie che oggi ha il nome di Myanmar. E’ l’ex Birmania: a questa terra e alla gente che la abita, Amnesty International ed Euro-Burma Office hanno dedicato la mostra fotografica dal titolo “Immagini dalla Birmania- bellezza e dolore di un popolo violato”, a Bologna nella Sala D’Ercole di Palazzo D’Accursio dal 18 al 26 febbraio.
Bellezza e dolore di un Lavori forzatipopolo che dal 1962 è tormentato dalla guerra civile e da una dittatura militare che esercita una costante violazione dei diritti umani in tutto il Paese.
Gli scatti fotografici in mostra segnano un percorso di sofferenza ed orrore e tracciano la storia di un popolo insanguinato e spesso trascurato dall’opinione pubblica internazionale.
 
Dentro l’obiettivo sguardi dispersi, come di chi chiede perché senza illudersi di ricevere una risposta. Eppure al dolore non ci si abitua e al peso dell’ingiustizia, per quanto schiacciante, l’uomo violato non si piega senza opporre resistenza. E il dissenso del popolo birmano ha gli occhi limpidi di una donna, Aung Sang Suu Kyi: è la leader  del principale partito di opposizione, il Movimento Democratico Birmano, e ha passato gli ultimi sedici anni della sua vita agli arresti Bambini soldato domiciliari. Nel 1991 le è stato assegnato il Premio Nobel per la Pace: per il coraggio con il quale si impegna in modo non violento per la conquista della democrazia e dei diritti umani.
 
Ma a questo sguardo che abbraccia con ostinata convinzione la causa di un popolo intero, si sovrappongono altri corpi e altri occhi: di donne, uomini e bambini martoriati dalle malattie, dagli abusi, dal lavoro forzato. I bambini birmani non conoscono l’infanzia: vengono reclutati per l’esercito militare e costretti al combattimento. Altri cuciono i vestiti per le multinazionali dell’opulento occidente che indossa, noncurante, lacrime e sangue occultati da firme di abominevole prestigio.
La proiezione del documentario “In fuga” di Silvestro Montanaro e Federico Mortara, durante la mostra, acuisce lo sconcerto provocato dagli scatti di questa umanità calpestata, dissimulata negli opuscoli per turisti distratti di un lontano occidente.
Categoria: Diritti
Luogo: Myanmar
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