"La democrazia non può essere imposta con la forza a un paese che
non la vuole". Parola di Francis Fukuyama, ideologo dei neocons targati
USA.
Questi signori si accorgono, solo ora, del tragico
errore di aver riproposto nel XXI secolo lo spirito delle crociate, di
aver dichiarato guerra all'Iraq di Saddam Hussein.
Una
guerra che gli americani e i loro alleati stanno perdendo coinvolgendo
anche il nostro Paese - complici alcuni autorevoli esponenti del
centrodestra- nella temuta guerra di civiltà.
Veder
bruciare la nostra bandiera da fanatici iraniani, vedere morire in
Turchia Don Santoro, vedere il nostro consolato saccheggiato e
distrutto in quel di Bengasi dopo che la polizia libica, per
difenderlo, aveva ucciso 14 manifestanti, sono il tragico risultato di
una linea politica del governo di Silvio Berlusconi che ha cancellato
in pochi anni quel credito e prestigio decennale che il nostro Paese si
era conquistato in quella parte del mondo.
C'è il rischio
che l'incendio si propaghi. e, statene certi, qualcuno soffia sul
fuoco. Regimi come quello iraniano o paesi come Israele che hanno
interesse a destabilizzare il teatro iracheno e quindi tutta la
regione.
L'obiettivo di un Iraq pacificato
e demoratico si allonta sempre di più, lo stesso disimpegno annunciato
dai vertici di Wasghinton rischia di naufragare sotto i colpi della
guerra civile che è sempre più probabile.
L'attentato alla
moschea di Samarra, santuario per gli sciiti, sta spingendo il Paese
nella guerra tra etnie mentre le elezioni dello scorso dicembre non
hanno ancora prodotto un governo. Anzi, sciiti e sunniti sono ai ferri
corti.
Un accordo politico in Iraq si rifletterebbe su
tutta la regione. Significherebbe la pace tra Israele e Autorità
nazionale palestinese con la creazione di due Stati.
Ma la vittoria di Hamas da un lato e la linea oltranzista e unilaterale di Israele
complicano la possibilità di accordo.
Tutto
sembra andare per il verso sbagliato eppure, mai come in questo
momento, servirebbe in Iraq un governo di coalizione perchè una
soluzione politica e diplomatica del conflitto iracheno è la condizione
sine qua non per riaprire in tutta l'area una prospettiva percorribile
di pace.
Sandro Ruotolo