23/02/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Adesso, solo adesso, i neoconservatori Usa si accorgono di aver sbagliato
"La democrazia non può essere imposta con la forza a un paese che non la vuole". Parola di Francis Fukuyama, ideologo dei neocons targati USA.
Questi signori si accorgono, solo ora, del tragico errore di aver riproposto nel XXI secolo lo spirito delle crociate, di aver dichiarato guerra all'Iraq di Saddam Hussein.
Una guerra che gli americani e i loro alleati stanno perdendo coinvolgendo anche il nostro Paese - complici alcuni autorevoli esponenti del centrodestra- nella temuta guerra di civiltà.
Veder bruciare la nostra bandiera da fanatici iraniani, vedere morire in Turchia Don Santoro, vedere il nostro consolato saccheggiato e distrutto in quel di Bengasi dopo che la polizia libica, per difenderlo, aveva ucciso 14 manifestanti, sono il tragico risultato di una linea politica del governo di Silvio Berlusconi che ha cancellato in pochi anni quel credito e prestigio decennale che il nostro Paese si era conquistato in quella parte del mondo.
C'è il rischio che l'incendio si propaghi. e, statene certi, qualcuno soffia sul fuoco. Regimi come quello iraniano o paesi come Israele che hanno interesse a destabilizzare il teatro iracheno e quindi tutta la regione.
 
L'obiettivo di un Iraq pacificato e demoratico si allonta sempre di più, lo stesso disimpegno annunciato dai vertici di Wasghinton rischia di naufragare sotto i colpi della guerra civile che è sempre più probabile.
L'attentato alla moschea di Samarra, santuario per gli sciiti, sta spingendo il Paese nella guerra tra etnie mentre le elezioni dello scorso dicembre non hanno ancora prodotto un governo. Anzi, sciiti e sunniti sono ai ferri corti.
Un accordo politico in Iraq si rifletterebbe su tutta la regione. Significherebbe la pace tra Israele e Autorità nazionale palestinese con la creazione di due Stati.
Ma la vittoria di Hamas da un lato e la linea oltranzista e unilaterale di Israele complicano la possibilità di accordo.
 
Tutto sembra andare per il verso sbagliato eppure, mai come in questo momento, servirebbe in Iraq un governo di coalizione perchè una soluzione politica e diplomatica del conflitto iracheno è la condizione sine qua non per riaprire in tutta l'area una prospettiva percorribile di pace.
 
Sandro Ruotolo 
Categoria: Guerra, Politica
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