24/02/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



In meno di un mese sono oltre tremila i casi di infezione, 75 i morti
Il colera imperversa nel Sud Sudan. In meno di un mese, dal 28 gennaio al 21 febbraio di quest’anno, l’Organizzazione mondiale della sanità riporta 3.793 casi con diarrea acquosa acuta, riferibile al colera. I morti per ora sono 77. Le persone infettate si trovavano nelle città di Yei e Juba e la presenza del vibrione del colera è stata confermata in campioni raccolti da un numero selezionato di pazienti nelle due località coinvolte dall’epidemia.

Paesaggio in Sudan. Sullo sfondo il Nilo. Copyright Emergency, foto di Raul PantaleoUna grave epidemia. “I primi casi di colera sono stati registrati a Yei durante l'ultima settimana di gennaio, mentre la prima settimana di febbraio altri casi sono stati accertati nei paesi vicini, compreso Juba, dove il 10 di febbraio si sono registrati dieci ricoveri, 18 il giorno successivo”, racconta a PeaceReporter Ivan Biasizzo, a Juba con il Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (Undp, United Nations Development Programme). “In un primo momento non c'era certezza sulla diagnosi di colera: erano state fatte analisi a Nairobi, ma con esito negativo. Solo in seguito, test eseguiti a Khartoum hanno dato risultati positivi; sono stati esaminati anche campioni presi dal fiume di Yei, anch’essi risultati positivi per il colera”. Secondo l’Organizzazione non governativa Medici senza frontiere, “dal momento che la regione non è una zona endemica per il colera (dove si verificano con frequenza casi di malattia, ndr), ci si aspetta che la popolazione abbia una conoscenza limitata circa le modalità di trasmissione e di prevenzione della malattia”. Non solo, l’Ong sottolinea anche come l’epidemia stia colpendo un’area urbana, dove la popolazione fa un uso enorme dell’acqua inquinata del fiume Nilo. “Per tutte queste ragioni ci si può aspettare una grave epidemia”, conclude Msf.
 
Donne raccolgono l'acqua. Foto di Rodolfo Pistoni (logista Coopi)Medicine sì, posti letto no. Accanto a interventi diretti di cura e prevenzione della malattia, con i quail si cerca di bloccare al più presto l’epidemia in atto, vengono portati avanti interventi di educazione sanitaria e di promozione delle misure igieniche necessarie a interrompere la catena di trasmissione dell’infezione. “Giornali e radio sono stati utilizzati per informare la gente su come comportarsi per evitare altri casi” conferma Biasizzo. Nel frattempo, gli ospedali si riempiono ogni giorno di più. “Le scorse settimane la maggioranza delle persone ricoverate all'ospedale di Juba veniva da altri centri del Sud Sudan” continua a raccontare. “Ora moltissimi sono di Juba e nella città ci sono cinque cliniche che stanno trattando i pazienti. Sembra che i medicinali disponibili siano al momento sufficienti per seguire un centinaio di casi al giorno: le Nazioni Unite e le Organizzazioni non governative hanno fornito agli ospedali i medicinali che si stavano esaurendo, ma i posti letto sono finiti e la gente è costretta a stare sul pavimento o sul terreno all'esterno delle strutture”.

Un'immagine del Nilo. Copyright Emergency, foto di Alessandro ConcaManca l'acqua. Al momento l’epidemia di colera appare in espansione: “A Juba il numero dei casi è ancora in aumento e nuove località più ad est, come Bor, cominciano a registrare la presenza di colera. Non sembra invece che siano stati registrati casi a Torit” descrive Biasizzo. “Il problema della diffusione è dovuto alla gente che viaggia fra i vari centri del Sud Sudan, ora che parte dei collegamenti è stata aperta. L'igiene, la mancanza di acqua pulita e di servizi sono le cause principali; i pozzi non sono sufficienti per soddisfare il fabbisogno della popolazione, che è costretta a usare l'acqua dei fiumi per ogni necessità e attività”. Tutto questo in una regione dove le condizioni sanitarie di base sono assai precarie. All’inizio di gennaio, Msf aveva denunciato la difficile condizione di vita della popolazione nel Sud Sudan, con 6 milioni di persone che continuano a dipendere dall’assistenza alimentare e con le malattie in aumento. Malattie causa di morte nonostante siano curabili: malaria, tubercolosi, leishmaniosi viscerale, malattia del sonno. E ora, anche il colera.

 

Valeria Confalonieri

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