Allarme carestia per il 2005. Il rapporto di due agenzie Onu
I raccolti del settembre scorso in Corea del Nord sono stati i migliori degli
ultimi dieci anni, ma il Paese resta in una gravissima situazione di carestia:
per il 2005 mancano 500mila tonnellate di cibo, ovvero oltre sei milioni di persone
(un quarto della popolazione) potranno essere ridotte alla fame se tale deficit
non verrà

colmato grazie agli aiuti stranieri. A lanciare l’allarme è il rapporto compilato
a due mani dal’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura
(Fao) e dal Programma alimentare mondiale dell’Onu (Wfp).
Le stime della Fao. Mario Zappacosta, economista della Fao spiega: “In Corea del Nord abbiamo valutato
la produzione di cereali e di altri componenti
importanti per la dieta e l'abbiamo confrontata con l’utilizzo da parte della
popolazione. Da qui siamo risaliti al deficit, cioè alle necessità di importazione
per il 2005. Quest’anno il raccolto ‘principale’ di mais e riso, che costituisce
il 90 per cento della produzione alimentare di un anno, è stato favorevole. In
base ai nostri calcoli l'ultima produzione di cereali e patate aumenterà del
3 per cento circa, ma anche ciò non basterà a colmare il deficit. Nel 2005 mancheranno
900mila tonnellate di alimenti: il Paese sarà in grado di comprarne solo 400mila
sul mercato internazionale, le restanti 500mila dipendono dagli aiuti internazionali”.
Povertà e malnutrizione. In Corea del Nord la situazione è drammatica soprattutto per bambini, donne incinte
ed anziani che non hanno la possibilità di lavorare. Nel 2002, il 40 per cento
dei piccoli soffriva di malnutrizione cronica, il 20 per cento era sottopeso e
l’8 per cento denutrito. Sempre secondo queste ultime stime disponibili, un terzo
delle future mamme risultava anemico e rischiava di partorire neonati con problemi
di salute. Oggi, d’altra parte, le razioni previste dal Sistema di distribuzione
pubblica (Pds) e destinate a 16 milioni di persone sono insufficienti. Ogni giorno
i più disagiati ricevono trecento grammi di cereali che rappresentano solo la
metà del fabbisogno calorico di un adulto.
Le riforme del 2002. Le riforme economiche promosse nel 2002 hanno messo in moto una spirale di inflazione
e accresciuto la povertà. I prezzi dei beni di prima necessità sono saliti alle
stelle: oggi a un nord coreano un chilo di riso costa il 30 per cento del salario
mensile. Nel rapporto delle due agenzie Onu si legge: “Le famiglie possono comprare
l’olio nei negozi di proprietà dello Stato, ma qui le quantità sono limitate.
Non resta loro che rivolgersi ai supermercati privati, dove però per avere un
litro di questo prodotto devono spendere tutta la paga di un mese”. A completare
un quadro già tragico, si aggiunge la crisi delle industrie locali e la forte
riduzione dei salari.
L'intervista al Wfp. Gerard Bourke del Wfp dichiara: “Nell’ultimo anno sono stato decine di volte
in Corea del Nord e ho visto che lì per molte persone la vita è davvero dura.
Non c’è cibo e le riforme del luglio 2002 hanno avuto conseguenze dannose per
la popolazione. Molte industrie sono state privatizzate e - non godendo più del
sostegno statale - hanno dovuto ridurre i costi. Così molti operai sono stati
costretti a lavorare part time e si sono trovati con i salari dimezzati. Altri,
invece, sono stati impiegati in settori diversi. In questi ultimi due anni, inoltre,
gli aiuti stranieri sono diminuiti. Gli Stati Uniti, per esempio, si sono lamentati
perché nel Paese asiatico non è possibile monitorarne la distribuzione e raggiungere
tutta la popolazione. Poi sono convinti che oggi il bisogno della Corea del Nord
non sia più grande come un tempo, visto che la produzione alimentare sta aumentando”.
Un Paese isolato. La dittatura nord coreana è una delle più chiuse al mondo. Le autorità continuano
a

negare l’accesso delle organizzazioni umanitarie a circa il 15 per cento del
territorio. E anche nelle altre zone i movimenti sono fortemente controllati.
Ogni anno tantissimi profughi scappano dalla fame e dalla repressione del governo
verso la Corea del Sud. Ci sono state diverse segnalazioni di dirottamento degli
aiuti al mercato nero e ai militari ed è sempre stato impedito agli osservatori
indipendenti di monitorare l’effettiva distribuzione degli alimenti.
L'appello alla comunità internazionale. Il destino di questo Paese resta nelle mani della comunità internazionale. L’appello
lanciato dalla Fao e dal Wfp lo ribadisce: “La Corea del Nord - aggiunge Gerard
Bourke - presenta una caratteristica importante: solo il 20 per cento del suo
territorio è coltivabile. Le possibilità di aumento della produzione alimentare
sono limitate. Il Paese ha un estremo bisogno di progetti di meccanizzazione e
contro l’acidità del terreno. In questo senso, è fondamentale l’intervento della
comunità internazionale a cui chiediamo di iniziare un dialogo con il governo
nord coreano per migliorare gli investimenti”. Al momento i Paesi donatori sono
Corea del Sud, Cina, Unione Europea, Russia e in misura inferiore Giappone e appunto
Stati Uniti.