Le squadre della morte esistono, sono infiltrate nella
polizia, armate dall’Iran e compromesse con il ministero dell’Interno. Lo ha
ammesso il governo iracheno al termine di un’inchiesta sulle violenze settarie
contro i sunniti. Da due anni in qua, gli episodi che vedono gruppi di sunniti
rapiti da uomini armati, con le uniformi della polizia irachena, e poi
ritrovati abbandonati in fosse comuni con le mani legate e un proiettile in
testa, si sono ripetute con macabra frequenza.

Squadroni della morte. A gennaio un gruppo di
poliziotti iracheni fermò una squadra di ventidue ufficiali sciiti in divisa
che trattenevano un sunnita presso un check point fuori Baghdad. Il prigioniero
dichiarò ai suoi salvatori che la polizia aveva intenzione di ucciderlo e gli
uomini in divisa, interrogati, confessarono l’accusa. Dopo questo episodio il
ministero dell’Interno è stato costretto ad aprire un’inchiesta che chiarisse
il mistero delle squadre della morte, che danno la caccia ai sunniti con la
copertura delle forze di sicurezza. L’inchiesta è partita dopo il 5 febbraio
scorso, quando il maggiore Joseph Peterson, responsabile Usa per la formazione
delle forze armate irachene, annunciò la scoperta di una squadra della morte
che operava con divise e distintivi del ministero dell’Interno. Le indagini
hanno portato alla scoperta di almeno millecinquecento poliziotti compromessi
con le milizie sciite. I “cattivi poliziotti“ farebbero parte della polizia
stradale, un corpo istituito per contrastare gli attacchi con ordigni posti a
lato delle strade. Consulenti Usa per la polizia sostengono che il corpo della
stradale, riconoscibile per le divise nere, comprendeva fino a ottocento
elementi della milizia Badr (un corpo armato legato al predicatore sciita al
Sadr e all’Iran). Quattro componenti della squadra della morte scoperta a
gennaio hanno confessato numerosi omicidi di sunniti, e alla domanda “per chi
lo state facendo?” hanno risposto “Jabr”. Riferendosi a Bayan Jabr, il ministro
dell’Interno con un passato nelle milizie Badr. Jabr a novembre era finito al
centro dei sospetti di violenze settarie, quando 169 sunniti, torturati e
denutriti, erano stati scoperti in una prigione-bunker del ministero
dell’Interno. Il comportamento imparziale della polizia irachena è un elemento
cruciale alla soluzione del conflitto: solo quando i corpi armati iracheni
saranno autonomi le forze della Coalizione potranno davvero iniziare a lasciare
il Paese, ma se la polizia diventasse invece parte in causa nelle violenze tra
sunniti e sciiti, allora la guerra civile sarebbe inevitabile. Attualmente in
Iraq è attiva una babele di corpi di polizia che operano sotto giurisdizioni
che si sovrappongono e hanno funzioni definite in modo vago. Secondo i
formatori statunitensi delle truppe irachene, i corsi facoltativi da loro
organizzati e finanziati, per aumentare il tasso di professionalità e
sensibilità verso i diritti umani della nuova polizia irachena, non hanno avuto
grande successo. “Gli ufficiali della stradale raramente si sono visti – ha
dichiarato uno di loro – e ogni volta si sono rifiutati di condividere
informazioni sulle loro attività.

Il bazaar delle armi. A poca distanza
da Bassora, dove si incrociano il Tigri e l’Eufrate, c’è la città sciita di
Qurna. Questo piccolo centro è molto conosciuto tra gli abitanti dell’Iraq
meridionale per il suo bazaar delle armi. I mercanti di armi in questa zona
svolgono i loro traffici totalmente indisturbati: i residenti hanno informato
a
più riprese le autorità, ma la polizia non ha fatto nulla per fermarli. I
trafficanti usano i due celebri corsi d’acqua per trasportare indisturbati su
barche e gommoni la loro merce scottante. Al bazaar delle armi, fino a qualche
mese fa, si potevano trovare residuati della guerra tra Iraq e Iran (1980 –
1988 ), come pistole, kalashnikov e granate, che in Iraq vengono usate anche
per pescare. Ultimamente però il mercato di Qurna è andato crescendo e si è
arricchito di nuovi prodotti, la cui origine è incerta. Alcuni residenti hanno
dichiarato di aver trovato mercanti che vendevano apertamente armi come mortai,
lanciarazzi, missili e mine terrestri: “Questi non sono residuati bellici -
dichiarava uno di loro, un ex soldato di Saddam - il vecchio esercito non li
usava. Non le avevo mai viste, sembrano moderne, alcune credo rientrino nella
categoria degli armamenti pesanti”. Da mesi le truppe britanniche di stanza a
Bassora denunciano la crescita degli armamenti nelle mani delle milizie sciite
della zona. Secondo numerose dichiarazioni, le milizie del Mahdi e le Brigate
Badr sarebbero rifornite di armi dall’Iran, armi che sono state usate sia
contro i soldati inglesi che contro i civili sunniti. L’iracheno autore del
blog Iraqthemodel si chiedeva: ”Se queste armi sono state mandate dall’Iran
alle milizie sciite, perché i miliziani dovrebbero venderle? La sola risposta
che mi viene in mente - continua il blogger – è che le munizioni donate siano
state così numerose che le milizie, ormai sufficientemente armate, abbiano
deciso di usarle anche per fare dei buoni affari”.