23/02/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Nuove rivelazioni sulle squadre della morte del ministero dell'Interno in Iraq
  Ufficiale Usa guida l'addestramento della polizia irachena
Le squadre della morte esistono, sono infiltrate nella polizia, armate dall’Iran e compromesse con il ministero dell’Interno. Lo ha ammesso il governo iracheno al termine di un’inchiesta sulle violenze settarie contro i sunniti. Da due anni in qua, gli episodi che vedono gruppi di sunniti rapiti da uomini armati, con le uniformi della polizia irachena, e poi ritrovati abbandonati in fosse comuni con le mani legate e un proiettile in testa, si sono ripetute con macabra frequenza.
  Manifesto in sostegno delle milizie del Mahdi
Squadroni della morte. A gennaio un gruppo di poliziotti iracheni fermò una squadra di ventidue ufficiali sciiti in divisa che trattenevano un sunnita presso un check point fuori Baghdad. Il prigioniero dichiarò ai suoi salvatori che la polizia aveva intenzione di ucciderlo e gli uomini in divisa, interrogati, confessarono l’accusa. Dopo questo episodio il ministero dell’Interno è stato costretto ad aprire un’inchiesta che chiarisse il mistero delle squadre della morte, che danno la caccia ai sunniti con la copertura delle forze di sicurezza. L’inchiesta è partita dopo il 5 febbraio scorso, quando il maggiore Joseph Peterson, responsabile Usa per la formazione delle forze armate irachene, annunciò la scoperta di una squadra della morte che operava con divise e distintivi del ministero dell’Interno. Le indagini hanno portato alla scoperta di almeno millecinquecento poliziotti compromessi con le milizie sciite. I “cattivi poliziotti“ farebbero parte della polizia stradale, un corpo istituito per contrastare gli attacchi con ordigni posti a lato delle strade. Consulenti Usa per la polizia sostengono che il corpo della stradale, riconoscibile per le divise nere, comprendeva fino a ottocento elementi della milizia Badr (un corpo armato legato al predicatore sciita al Sadr e all’Iran). Quattro componenti della squadra della morte scoperta a gennaio hanno confessato numerosi omicidi di sunniti, e alla domanda “per chi lo state facendo?” hanno risposto “Jabr”. Riferendosi a Bayan Jabr, il ministro dell’Interno con un passato nelle milizie Badr. Jabr a novembre era finito al centro dei sospetti di violenze settarie, quando 169 sunniti, torturati e denutriti, erano stati scoperti in una prigione-bunker del ministero dell’Interno. Il comportamento imparziale della polizia irachena è un elemento cruciale alla soluzione del conflitto: solo quando i corpi armati iracheni saranno autonomi le forze della Coalizione potranno davvero iniziare a lasciare il Paese, ma se la polizia diventasse invece parte in causa nelle violenze tra sunniti e sciiti, allora la guerra civile sarebbe inevitabile. Attualmente in Iraq è attiva una babele di corpi di polizia che operano sotto giurisdizioni che si sovrappongono e hanno funzioni definite in modo vago. Secondo i formatori statunitensi delle truppe irachene, i corsi facoltativi da loro organizzati e finanziati, per aumentare il tasso di professionalità e sensibilità verso i diritti umani della nuova polizia irachena, non hanno avuto grande successo. “Gli ufficiali della stradale raramente si sono visti – ha dichiarato uno di loro – e ogni volta si sono rifiutati di condividere informazioni sulle loro attività.
  Miliziani iracheni
Il bazaar delle armi. A poca distanza da Bassora, dove si incrociano il Tigri e l’Eufrate, c’è la città sciita di Qurna. Questo piccolo centro è molto conosciuto tra gli abitanti dell’Iraq meridionale per il suo bazaar delle armi. I mercanti di armi in questa zona svolgono i loro traffici totalmente indisturbati: i residenti hanno informato a più riprese le autorità, ma la polizia non ha fatto nulla per fermarli. I trafficanti usano i due celebri corsi d’acqua per trasportare indisturbati su barche e gommoni la loro merce scottante. Al bazaar delle armi, fino a qualche mese fa, si potevano trovare residuati della guerra tra Iraq e Iran (1980 – 1988 ), come pistole, kalashnikov e granate, che in Iraq vengono usate anche per pescare. Ultimamente però il mercato di Qurna è andato crescendo e si è arricchito di nuovi prodotti, la cui origine è incerta. Alcuni residenti hanno dichiarato di aver trovato mercanti che vendevano apertamente armi come mortai, lanciarazzi, missili e mine terrestri: “Questi non sono residuati bellici - dichiarava uno di loro, un ex soldato di Saddam - il vecchio esercito non li usava. Non le avevo mai viste, sembrano moderne, alcune credo rientrino nella categoria degli armamenti pesanti”. Da mesi le truppe britanniche di stanza a Bassora denunciano la crescita degli armamenti nelle mani delle milizie sciite della zona. Secondo numerose dichiarazioni, le milizie del Mahdi e le Brigate Badr sarebbero rifornite di armi dall’Iran, armi che sono state usate sia contro i soldati inglesi che contro i civili sunniti. L’iracheno autore del blog Iraqthemodel si chiedeva: ”Se queste armi sono state mandate dall’Iran alle milizie sciite, perché i miliziani dovrebbero venderle? La sola risposta che mi viene in mente - continua il blogger – è che le munizioni donate siano state così numerose che le milizie, ormai sufficientemente armate, abbiano deciso di usarle anche per fare dei buoni affari”. 

Naoki Tomasini

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