Un missionario italiano lancia un appello: nell'Amazzonia brasiliana 5000 case sotto l'acqua
scritto da
padre Massimo

Avevamo appena smesso di
piangere per i raccolti rovinati dalla storica siccitá abbattutasi in tutta
l'Amazzonia, quando il pianto é tornato, amaro, questa settimana per una sorprendente
alluvione che ha coperto migliaia di case nei quartieri piú poveri delle nostre
periferie.
Più di 5000 case sono state evacuate o
ricoperte dalle acque. Più di 20.000 persone solo a Rio Branco stanno
soffrendo. Il Rio Acre, fiume che bagna Rio Branco, è ormai al limite,
prossimo a straripare del tutto. Ma grazie a Dio
oggi non ha piovuto.
Era già tutto previsto. Le scuole, intanto, si sono trasformate in
rifugi per gli alluvionati: uomini, donne, bambini, cani,
gatti e galline, materassi, bombole di gas, tavolini, elettrodomestici e tutto
quello che puó essere salvato dalla piena o dalle grinfie degli sciacalli.
Ma tutta questa tragedia
era, come dire, prevista. I fumi dell´Acre sono sempre stati calmi e buoni
come la gente. Storicamente mandano avvisaglie che i vecchi esperti sanno
interpretare, sfoggiando la propria sapienza: “Se piove a Inapari nel Perú,
tra cinque giorni la piena passerá il Ponte di ferro, ma se piove a Brasilea
piangeremo ancora di piú tra settantadue ore”. E così è stato.
In mezzo all'acqua. La nostra parrocchia Cristo Libertador vede
quasi tutti i suoi tredici quartieri giá allagati o sotto minaccia. Da
ogni
parte si respira un odore di acqua mescolata a urina umana, di topi e
di altri animali. Ovunque galleggiano bottiglie, sacchetti di plastica
e
ogni tipo di rifiuto. Animali morti riaffiorano intorno alle case ormai
abbandonate.
I bambini piccoli approfittano di questa oceanica piscina che si ritrovano gratis
sotto casa per giocare e ridere a
crepa pelle. I più grandi si tuffano dalle finestre rimproverati dai genitori
intenti a convincerli a trasportare in salvo gli ultimi oggetti di casa.
Gli sfollati arrivati nei locali di accoglienza si grattano in
continuazione, lamentano diarrea e altre infezioni. Spesso la
leptospirosi.
Emergenza solidarietà. La pastorale parrocchiale é cambiata in questa
settimana: l´urgenza è portare solidarietà e amicizia ai flagellati dalla
piena. Molti
sono preoccupati e angustiati per la loro casa lasciata sola in mezzo alle
acque: troppi ladri rubano la copertura del tetto o i fili della luce o le
finestre, unici beni rimasti.
L´alluvione sta aumentando cinquanta
centimetri al giorno, ce ne sará ancora per un mese, con la paura di
smottamenti, infezioni
e malattie.
Carovana di allegria. Oggi ci hanno chiamato per pregare nella
ventina di locali di accoglienza: abbiamo cominciato questo pellegrinaggio col
gruppo di giovani cantori, suonatori e predicatori, per rallegrare i tristi,
raddrizzare gli
storti, calmare i nervi, piantare la speranza, annunciare Gesú. Abbiamo avuto
la grazia di poter portare loro qualche vestito e un po’ di alimenti per iniziare
il fiume del volontariato e della condivisione.
Insomma, tutti dobbiamo imparare dai fiumi
dell´Amazzonia: calmi calmi straripano e calmi calmi si svuotano, senza
chiasso.
Ma per favore, cari fiumi... non esageriamo
perché tra la siccitá e l´alluvione non ne possiamo proprio piú.