Il futuro è Internet
e questa volta a riconoscerlo non è Bill Gates o un altro patron della New Economy, ma il primo ministro di uno dei Paesi
asiatici con la crescita economica più veloce. Phan Van Khai, il
premier vietnamita che ha promosso la riapertura delle relazioni commerciali e
militari
con gli Stati Uniti e che nel giugno scorso è stato in visita da Gorge Bush, ha
detto che vuole triplicare gli accessi alla Rete entro il 2010. Un obiettivo
importante per un Paese che oggi ha “solo” 10 milioni di internauti che
corrispondono appena al 12 percento della popolazione. Per realizzarlo,
secondo il piano approvato da Van Khai all’inizio di febbraio, servono 6.3
miliardi di dollari in investimenti locali e stranieri. Il settore delle
telecomunicazioni vietnamita, del resto, è uno dei più in crescita al mondo ed
entro il 2010 produrrà, attraverso i suoi servizi, entrate che ammonteranno ad
almeno 3.5 miliardi di dollari.
Il piano prevede la
promozione della telefonia fissa e mobile, l’aumento dell’uso di Internet e lo
sviluppo delle telecomunicazioni nelle aree rurali. Secondo gli esperti, questo
è solo un primo passo verso la modernizzazione per un Paese che a breve entrerà
anche nell’Organizzazione Mondiale del Commercio.
Non mancano,
tuttavia, forti contraddizioni.
I buoni propositi di Van Khan sono solo
apparentemente in controtendenza con quelli di Pechino, che impone regole molto
rigide ai più importanti motori di
ricerca e oscura temi e siti “pericolosi”. Anche il Vietnam, infatti, ha i suoi
cyberdissidenti che, non potendo esprimersi sugli altri mezzi di comunicazione,
tutti di proprietà del governo, hanno scelto a loro rischio e pericolo il web
per esprimersi.