01/03/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



La birra Taybeh, orgoglio palestinese, lancia sul mercato una versione analcolica
Nadim Khoury è un imprenditore e quindi, per avere successo, deve essere in grado di cogliere i cambiamenti del mercato e della società. Questo diventa ancora più importante se si produce birra in Palestina che, dopo le elezioni del gennaio scorso, è governata da Hamas. Un movimento politico che non ama particolarmente gli alcolici.
 
i fusti della birra taybeh Spirito imprenditoriale. Khoury è il rampollo di una delle più ricche famiglie palestinesi di Taybeh, un piccolo villaggio a maggioranza cristiana alle porte di Ramallah, in Cisgiordania. Lui e la sua famiglia, per 20 anni, hanno vissuto e prosperato economicamente negli Stati Uniti, ma Nadim non ha mai smesso di coltivare un’idea. Quella di aprire un’azienda in Palestina, a casa sua, e più precisamente una fabbrica di birra. Il clima degli Accordi di Oslo nel 1993 gli è parso il momento ideale per tornare a casa e, investendo 1 milione di dollari Usa, ha aperto nel suo villaggio una fabbrica che produce la birra Taybeh, appunto. “Nonostante la distruzione della Seconda Intifada”, racconta Nadim, “produciamo 1 milione e 200mila bottiglie di birra all’anno”. La Palestina era il luogo ideale per un’iniziativa del genere, trattandosi del paese più laico del mondo islamico, in particolare nella zona di Ramallah. Per tutti questi anni la sua birra ha circolato in Cisgiordania, ma si è tenuta alla larga dalla Striscia di Gaza, dove la sensibilità religiosa è più solida. Ma la vittoria di Hamas alle elezioni presentava un problema per Khoury. Notoriamente gli islamisti convinti non vedono di buon occhio la consumazione e la produzione di alcolici e il primo segnale di un certo cambiamento è stato la chiusura dell’unico, piccolo bar a Gaza dove era possibile trovare una birra: quello gestito dalle Nazioni Unite, ritrovo di cooperanti internazionali e non solo. Ma Khoury non si è perso d’animo.
 
una bottiglia di birra taybehPresenza di spirito. Pochi giorni dopo che i risultati elettorali sono stati resi pubblici, sancendo la vittoria di Hamas, Khoury ha annunciato il lancio del nuovo prodotto Taybeh: una birra analcolica. E per sottolineare meglio la capacità della sua azienda di adattarsi ai tempi, Nadim ha annunciato che nello stemma tradizionale della birra verrà aggiunta una bella spruzzatina di verde, colore dell’Islam e soprattutto colore di Hamas.  “Non ho alcuna intenzione di dover contrabbandare la mia birra nel mio Paese”, ha dichiarato Khoury, “anche perché conosco i leader di Hamas e sono tutte persone intelligenti ed educate. Troveremo un accordo, anche per tutelare una delle poche attività produttive palestinesi che hanno resistito alla violenza della Seconda Intifada”. Al momento la leadership di Hamas è presa da problemi più urgenti, come il taglio dei fondi che spettano ai palestinesi secondo gli Accordi di Oslo, e le pressioni internazionali per il riconoscimento d’Israele. Nessuno dello schieramento vincitore delle elezioni palestinesi si è pronunciato in materia di consumo degli alcolici, ma il talento di Khoury per gli affari potrebbe convincere anche i dirigenti tutti d’un pezzo di Hamas a trovare un accordo. Anche se non accadrà di sicuro davanti a una buona birra. 

Christian Elia

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