22/02/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Distrutta la cupola d’oro del mausoleo di Samarra in Iraq
Un boato tremendo, un polverone scuro e soffocante che si alza in città, sconvolgendo il risveglio dei cittadini di Samarra, città irachena nel famigerato ‘triangolo sunnita’, 90 chilometri a nord di Baghdad. Vivere a Samarra dopo l’invasione delle truppe della Coalizione significa convivere ogni giorno con morte e violenza, ma questa volta è in fiamme la cupola d’oro del mausoleo di Askariya, uno dei luoghi di culto sciita più venerati al mondo.
 
la moschea dopo l'attentatoAncora violenza. Al momento non ci sono notizie di eventuali vittime, ma nel mausoleo riposano le spoglie di Alì al-Hadi e di suo figlio Hassan al-Askari, rispettivamente decimo e undicesimo imam degli sciiti. Al-Askari è anche il padre dell’imam Mojammed al-Mahdi, il dodicesimo imam che, nella tradizione sciita, vive nascosto e tornerà a guidare gli sciiti. La dinamica dell’attacco non è ancora chiara e le testimonianze sono contrastanti: secondo una prima ricostruzione un gruppo di uomini armati ha fatto irruzione nella moschea, travolgendo la sicurezza, e ha piazzato le bombe, ma secondo un’altra versione l’esplosione è stata causata dal lancio di missili verso la cupola dorata del mausoleo.  La popolazione sciita di Samarra è furiosa e, subito dopo l’attacco, si sono organizzati dei cortei di protesta per le strade della città. Lo stesso ayatollah Alì al-Sistani, di solito moderato, dalla città di Najaf dove risiede, nell’Iraq meridionale, ha tuonato chiedendo ai fedeli sciiti di far sentire la loro voce e il loro sdegno. La televisione satellitare in lingua araba al-Jazeera ha sostenuto la tesi degli ordigni piazzati, sottolineando come questo sia stato reso possibile dall’assenza delle pattuglie militari Usa o dell’esercito iracheno attorno a quello che era uno degli obiettivi più sensibili in città. Samarra infatti, pur ospitando uno dei santuari sciiti più sacri, è una città a maggioranza sunnita e la guerriglia irachena ha spesso preso di mira edifici sacri e luoghi di culto sciiti. I militari statunitensi e iracheni hanno circondato la zona dell’attentato e hanno cominciato a perquisire le case del quartiere dove si trova la moschea, ma ormai la cupola dorata è perduta e con lei sparisce uno dei capolavori dell’Iraq.

la moschea dopo l'attentatoLa perdita della memoria.L’attentato di oggi riporta l’attenzione su due dei tanti aspetti drammatici del conflitto in Iraq: la distruzione del patrimonio artistico iracheno, con le sue millenarie opere d’arte, e il deterioramento progressivo dei rapporti interconfessionali tra sunniti e sciiti. La moschea di Askariya rappresenta solo l’ultima ferita che il conflitto iracheno sta infliggendo al patrimonio culturale dell’Iraq e del mondo intero.  Jhon Curtis, responsabile del British Museum per l’Antico e Vicino Oriente, il 15 gennaio 2005 aveva denunciato la devastazione del sito archeologico di Babilonia. Secondo Curtis, le truppe della  Coalizione hanno deliberatamente utilizzato uno dei siti più preziosi al mondo come base militare, devastando il lastricato vecchio di 2000 anni con il passaggio dei mezzi pesanti. Lo studioso aveva inoltre denunciato che preziosi frammenti sono stati utilizzati per riempire i sacchi di sabbia e che le pietre del sito sono servite come rinforzo alle barriere di sicurezza dell’accampamento militare. Curtis, oltre a sottolineare i danni causati direttamente dalle truppe della Coalizione, ha sottolineato come i militari siano colpevoli anche della mancata tutela dei siti archeologici. Secondo lo studioso infatti, il passaggio quotidiano di persone legate alle attività dei soldati ha agevolato l’opera di ladri e ricettatori di opere d’arte. In particolare, la riproduzione della porta di Ishtar risulta danneggiata a causa della sottrazione dei mattoni finemente decorati dai quali era incorniciata.  Poco prima di quella dello studioso inglese, una denuncia analoga era venuta dal mondo accademico italiano. Frederick Mario Fales, ordinario di Storia del Vicino Oriente antico all’università di Udine, ha pubblicato un libro dal titolo inequivocabile: Saccheggio in Mesopotamia -  Il Museo di Baghdad dalla nascità dell'Iraq a oggi, che documenta come una delle istituzioni culturali più importanti del mondo, il museo di Baghdad, sia stato abbandonato al suo destino.
 
fedeli sciiti infuriati dopo l'attentatoProve di guerra civile.All’incapacità di regalare un presente pacifico alla popolazione irachena si affianca dunque la mancata tutela delle meraviglie del passato. In questo modo si sta privando il popolo iracheno e la cultura mondiale di un patrimonio inestimabile. L’attacco di oggi, oltre all’incuria della Coalizione, sottolinea come la stessa guerriglia non si ponga nessun problema nel devastare l’Iraq. Sempre più sembra che questa guerriglia, dominata da elementi sunniti, stia cercando di provocare la reazione della comunità sciita irachena che, oltre a rappresentare il 60 percento della popolazione irachena, ha vinto le elezioni irachene e , dopo anni di persecuzione durante il regime di Saddam, si prepara a governare l’Iraq. Il processo politico per coinvolgere i sunniti cominciava a dare i suoi frutti, tanto che i due principali partiti sunniti avevano accettato di prendere parte alle elezioni politiche del dicembre 2005. Ma lo stillicidio di attacchi ai loro obiettivi religiosi, rende sempre più forte la rabbia degli sciiti. “Non riusciranno a scatenare una guerra civile, come non ci sono riusciti in passato”, ha detto oggi il capo della sicurezza nazionale Mowaffaq al-Rubaie, sciita, che ha dato la colpa dell'attentato alla moschea di Samarra a militanti ispirati da al-Qaida. Ma mentre rilasciava l’intervista, dai minareti delle moschee sciite si chiedeva ai fedeli di rialzare la testa e difendersi. Poco dopo, a Baghdad, uomini armati hanno attaccato le moschee sunnite nei quartieri di Ghazaliyah e al-Elam.

Christian Elia

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