stampa
invia
Ancora violenza. Al
momento non ci sono notizie di eventuali vittime, ma nel mausoleo
riposano le spoglie di Alì al-Hadi e di suo figlio Hassan al-Askari,
rispettivamente decimo e undicesimo imam degli sciiti. Al-Askari è
anche il padre dell’imam Mojammed al-Mahdi, il dodicesimo imam che,
nella tradizione sciita, vive nascosto e tornerà a guidare gli sciiti.
La dinamica dell’attacco non è ancora chiara e le testimonianze sono
contrastanti: secondo una prima ricostruzione un gruppo di uomini
armati ha fatto irruzione nella moschea, travolgendo la sicurezza, e ha
piazzato le bombe, ma secondo un’altra versione l’esplosione è stata
causata dal lancio di missili verso la cupola dorata del
mausoleo. La popolazione sciita di Samarra è furiosa e, subito
dopo l’attacco, si sono organizzati dei cortei di protesta per le
strade della città. Lo stesso ayatollah Alì al-Sistani, di solito
moderato, dalla città di Najaf dove risiede, nell’Iraq meridionale, ha
tuonato chiedendo ai fedeli sciiti di far sentire la loro voce e il
loro sdegno. La televisione satellitare in lingua araba al-Jazeera ha
sostenuto la tesi degli ordigni piazzati, sottolineando come questo sia
stato reso possibile dall’assenza delle pattuglie militari Usa o
dell’esercito iracheno attorno a quello che era uno degli obiettivi più
sensibili in città. Samarra infatti, pur ospitando uno dei santuari
sciiti più sacri, è una città a maggioranza sunnita e la guerriglia
irachena ha spesso preso di mira edifici sacri e luoghi di culto
sciiti. I militari statunitensi e iracheni hanno circondato la zona
dell’attentato e hanno cominciato a perquisire le case del quartiere
dove si trova la moschea, ma ormai la cupola dorata è perduta e
con lei sparisce uno dei capolavori dell’Iraq.
La perdita della memoria.L’attentato
di oggi riporta l’attenzione su due dei tanti aspetti
drammatici del conflitto in Iraq: la distruzione del patrimonio
artistico iracheno, con le sue millenarie opere d’arte, e il
deterioramento progressivo dei rapporti interconfessionali tra sunniti
e sciiti. La moschea di Askariya rappresenta solo l’ultima ferita che
il conflitto
iracheno sta infliggendo al patrimonio culturale dell’Iraq e del mondo
intero. Jhon Curtis, responsabile del British Museum per l’Antico
e Vicino Oriente, il 15 gennaio 2005 aveva denunciato la devastazione
del sito archeologico di Babilonia. Secondo Curtis, le truppe
della Coalizione hanno deliberatamente utilizzato uno dei siti
più preziosi al mondo come base militare, devastando il lastricato
vecchio di 2000 anni con il passaggio dei mezzi pesanti. Lo studioso
aveva inoltre denunciato che preziosi frammenti sono stati utilizzati
per riempire i sacchi di sabbia e che le pietre del sito sono servite
come rinforzo alle barriere di sicurezza dell’accampamento militare.
Curtis, oltre a sottolineare i danni causati direttamente dalle truppe
della Coalizione, ha sottolineato come i militari siano colpevoli anche
della mancata tutela dei siti archeologici. Secondo lo studioso
infatti, il passaggio quotidiano di persone legate alle attività dei
soldati ha agevolato l’opera di ladri e ricettatori di opere
d’arte. In particolare, la riproduzione della porta di Ishtar risulta
danneggiata a causa della sottrazione dei mattoni finemente decorati
dai quali era incorniciata. Poco prima di quella dello studioso
inglese,
una denuncia analoga era venuta dal mondo accademico italiano.
Frederick Mario Fales, ordinario di Storia del Vicino Oriente antico
all’università di Udine, ha pubblicato un libro dal titolo
inequivocabile: Saccheggio in Mesopotamia - Il Museo di Baghdad
dalla nascità dell'Iraq a oggi, che documenta come una delle
istituzioni culturali più importanti del mondo, il museo di Baghdad, sia stato
abbandonato al suo destino.
Prove di guerra civile.All’incapacità
di regalare un presente pacifico alla popolazione
irachena si affianca dunque la mancata tutela delle meraviglie del
passato. In
questo modo si sta privando il popolo iracheno e la cultura mondiale di
un patrimonio inestimabile. L’attacco di oggi, oltre all’incuria della
Coalizione, sottolinea come la stessa guerriglia non si ponga nessun
problema nel devastare l’Iraq. Sempre più sembra che questa guerriglia,
dominata da elementi sunniti, stia cercando di provocare la reazione
della comunità sciita irachena che, oltre a rappresentare il 60
percento della popolazione irachena, ha vinto le elezioni irachene e ,
dopo anni di persecuzione durante il regime di Saddam, si prepara a
governare l’Iraq. Il processo politico per coinvolgere i sunniti
cominciava a dare i suoi frutti, tanto che i due principali partiti
sunniti avevano accettato di prendere parte alle elezioni politiche del
dicembre 2005. Ma lo stillicidio di attacchi ai loro obiettivi
religiosi, rende sempre più forte la rabbia degli sciiti. “Non
riusciranno
a scatenare una guerra civile, come non ci sono riusciti in passato”,
ha detto oggi il capo della sicurezza nazionale Mowaffaq al-Rubaie,
sciita, che ha dato la colpa dell'attentato alla moschea di Samarra a
militanti ispirati da al-Qaida. Ma mentre rilasciava l’intervista, dai
minareti delle moschee sciite si chiedeva ai fedeli di rialzare la
testa e difendersi. Poco dopo, a Baghdad, uomini armati hanno attaccato
le moschee sunnite nei quartieri di Ghazaliyah e al-Elam.Christian Elia